Sandro rischia di perdere la vista: “Un anno per un intervento alla cataratta o subito con 2mila euro nel privato”
Hai bisogno di una visita medica o di un esame importante, ma il sistema sanitario ti dà appuntamento a distanza di mesi o addirittura anni? Sei stato costretto a pagare strutture private per non aspettare o hai dovuto rinunciare a curarti? Raccontaci la tua storia, scrivi a segnalazioni@fanpage.it per inviare la tua testimonianza o compila questo form.
Attendere un anno per un intervento alla cataratta su un uomo con già seri problemi di vista all'altro occhio, oppure pagare più di duemila euro e risolvere la questione in tempi rapidissimi. È la storia di Sandro, un sessantenne pistoiese affetto da ambliopia in un occhio e da cataratta nell'altro, ma intanto costretto a lavorare e a guidare tutti i giorni, la cui vicenda mostra le fragilità del Servizio Sanitario Nazionale anche lì dove, storicamente, viene considerato un'eccellenza: in Toscana. A raccontare a Fanpage.it l'odissea di Sandro è la compagna Paola, che si è scontrata negli ultimi tempi con liste d'attesa interminabili, proposte geograficamente assurde e il silenzio di fronte ai formali reclami presentati.
Per comprendere l'urgenza e la gravità della situazione di Sandro, è necessario fare chiarezza sul suo quadro clinico. L'uomo convive fin dalla nascita con l'ambliopia, una condizione comunemente nota come "occhio pigro", un disturbo visivo per cui il cervello, durante lo sviluppo, ha privilegiato un occhio a discapito dell'altro, portando quest'ultimo a una drastica e irreversibile riduzione della capacità visiva. In termini pratici, Sandro ha sempre fatto affidamento su un solo occhio per vivere, lavorare e orientarsi nel mondo.
Oggi, proprio quell'unico occhio sano è stato colpito dalla cataratta, una patologia che consiste nella progressiva opacizzazione del cristallino. Se per una persona con una vista normale la cataratta rappresenta un disagio significativo ma gestibile e compensabile (almeno temporaneamente) con l'altro occhio, per un paziente ambliopico come Sandro si traduce in un disagio grave, consistente in una forte limitazione della vista: i contorni si sfocano, la luce abbaglia e la percezione della profondità scompare. Eppure, per il sistema sanitario, il suo non sembra essere un caso da trattare con l'emergenza che meriterebbe.
Paola: "Sandro costretto a guidare e lavorare in un disagio estremo"
"Sandro ha sessant'anni e da tutta la vita ha questo problema di ambliopia, in pratica non vede da un occhio. Ora, purtroppo, è subentrata la cataratta all'altro", racconta Paola a Fanpage.it. "Lui non è in pensione, sta lavorando e sta guidando ogni singolo giorno in una situazione di disagio estremo". Le mansioni lavorative di Sandro non sono affatto compatibili con una vista gravemente compromessa. "Si occupa di impianti, prevalentemente elettrici, fa il responsabile. Il suo lavoro riguarda direttamente il mettere in sicurezza condomini e aziende. È evidente che la vista per lui è uno strumento fondamentale, senza contare che deve muoversi continuamente con l'auto per raggiungere i vari cantieri e i clienti. È un problema doppio, gravissimo".
Di fronte a questa situazione, Paola ha cercato la via principale: quella della sanità pubblica. Ha contattato il Centro Unico di Prenotazione (CUP) della Regione Toscana, sperando in una presa in carico rapida date le condizioni del compagno. "Ho chiamato il numero unico per sapere quando avrebbe potuto sottoporsi all'operazione. Mi hanno risposto che la prima disponibilità utile, con la sanità pubblica, è a settembre 2027", spiega la donna. Un'attesa di quasi un anno. "Ma c'è di più: questo posto non è a Pistoia o nei dintorni, ma a Grosseto". Grosseto dista quasi 200 chilometri da Pistoia. Un viaggio di oltre due ore che una persona con gravi deficit visivi non può facilmente affrontare. "Non è pensabile che un uomo in queste condizioni debba aspettare un anno", sottolinea la compagna. "L'alternativa per curarsi in tempi consoni alla gravità del problema è rivolgersi al privato. In quel caso i tempi sono brevissimi, ma ci hanno prospettato un costo che si aggira intorno ai duemila euro".
Una cifra che, semplicemente, non è sostenibile per tutte le famiglie. Di fronte a questo disservizio, Paola ha anche provato a far valere i diritti di Sandro scrivendo un reclamo ufficiale alla struttura sanitaria di competenza. L'esito? "Nessuno mi ha degnata di una risposta".
"Se la Toscana è un'isola felice, non oso immaginare come sia nel resto d'Italia"
La vicenda di Sandro non è un caso isolato nella vita di Paola. Lei stessa, invalida e senza patente, ha vissuto un'esperienza simile. "Per una semplice visita dermatologica, il primo posto disponibile propostomi dall'Asl era a Bibbiena, in provincia di Arezzo, nel 2027. Ci vogliono quattro ore di treni da Pistoia, con cambi infiniti", racconta la donna. "Alla fine ho rinunciato al pubblico. Ho trovato la soluzione solo grazie a un gruppo di medici volontari in pensione che operano gratuitamente. Ma mi chiedo: è normale questo? Ormai il diritto alla salute e le cure non sono più garantiti dallo Stato, ma sono rimessi alla buona volontà e al volontariato delle persone. Si parla tanto di malasanità al Sud, la Toscana è considerata una delle regioni migliori per la sanità pubblica, ma se questa è un'isola felice, io non oso immaginare come sia la situazione nel resto d'Italia".
L'allarme Gimbe: spesa al minimo e 5,8 milioni di italiani senza cure
L'allarme di Paola trova una sponda scientifica e statistica nel recente report pubblicato circa un mese fa dalla Fondazione Gimbe, che traccia un quadro a tinte foschissime per il futuro del Servizio Sanitario Nazionale: in base alle proiezioni per il 2025, la spesa sanitaria pubblica scenderà al 6,2% in rapporto al Prodotto Interno Lordo (Pil).
Si tratta di una soglia critica che certifica un triste primato per il nostro Paese: l'Italia si colloca di nuovo all'ultimo posto tra i Paesi del G7 per investimenti nella sanità e scivola addirittura al quindicesimo posto tra i Paesi dell'Unione Europea. Questo definanziamento cronico non è un semplice indicatore economico, ma si traduce in vite umane, in diagnosi ritardate e in liste d'attesa che spingono i cittadini verso il privato.
Il dato più allarmante riportato da Gimbe è la conseguenza diretta di queste politiche: quasi 6 milioni di italiani (5,8 milioni per l'esattezza) dichiarano di non riuscire più a curarsi. Rinunciano alle prestazioni sanitarie perché i tempi del pubblico sono biblici e i costi del privato sono inaccessibili, esattamente il bivio di fronte al quale si trovano oggi Sandro, Paola e milioni di persone come loro, anche residenti in regioni considerate virtuose.