Riscaldamenti, quando si accendono da ottobre 2026: date e orari nelle zone climatiche d’Italia

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Dal 15 ottobre 2026 via libera all’accensione dei riscaldamenti nelle aree più fredde del nostro Paese, quelle che ricadono nella zona climatica E come Milano, Torino e Bologna. A seguire poi le altre zone climatiche in cui è divisa l’Italia. Attenzione però alle ordinanze dei Comuni che possono modificare date e orari.

L'autunno ormai è arrivato e con l'approssimarsi di metà ottobre scatta anche la possibilità di accendere i riscaldamenti per alcune zone dell'Italia. Dal 15 ottobre 2026 infatti nelle aree più fredde del nostro Paese c'è il via libera per accendere i termosifoni: Si tratta di una zona che comprende gran parte delle città del nord come Milano, Torino e Bologna ma anche alcune città interne del centrosud come Perugia, Frosinone, L’Aquila e Campobasso.

L'Italia infatti è divisa in zone climatiche, ciascuna delle quali con date differenti di accensione e spegnimento dei riscaldamenti. C'è sempre però da fare attenzione ai comuni che possono modificare date e orari dell'accensione se il clima è ancora caldo. In linea generale per le altre zone le date previste per accendere i termosifoni sono il primo novembre, il 15 novembre e il primo dicembre.

Quando si accendono i termosifoni nel 2026: le zone climatiche in Italia

Come prevede la legge, anche nel 2026 i riscaldamenti si accenderanno a partire dal 15 ottobre quando scatterà il via libera per la zona climatica E che comprende i comuni di Alessandria, Asti, Aosta, Biella, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Novara, Padova, Pavia, Sondrio, Torino, Varese, Verbania, Vercelli, Bolzano, Gorizia, Pordenone, Bologna, Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Torino Treviso, Trieste, Udine, Verona, Vicenza, Venezia, Arezzo, Perugia, Rieti, Frosinone, L’Aquila, Campobasso, Potenza ed Enna.

Dal 1 novembre tocca alla zona climatica D di cui fanno parte Genova, La Spezia, Savona, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Massa Carrara, Siena, Forlì, Ancona, Ascoli Piceno, Macerata, Pesaro, Roma, Viterbo, Terni, Avellino, Chieti, Pescara, Foggia, Isernia, Matera, Caltanissetta, Nuoro, Teramo e Vibo Valentia.

Dal 15 novembre scatta l'ok per la zona climatica C che riguarda città come Imperia, Latina, Benevento, Caserta, Napoli, Salerno, Bari, Lecce, Taranto, Brindisi, Catanzaro, Cosenza, Cagliari, Oristano, Sassari e Ragusa.

Infine il 1 dicembre possono accendere i riscaldamenti anche le zone climatiche più calde vale a dire B e A di cui fanno parte Reggio Calabria, Crotone, Trapani, Siracusa, Palermo, Messina, Catania e Agrigento e Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle.

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I comuni possono modificare date e orari dell'accensione

Prima di accendere i termosifoni, però, bisogna sempre fare attenzione alle disposizioni dei singoli comuni che prima della data limite possono emanare ordinanze sindacali locali per modificare le date e gli orari di accensione dei riscaldamenti per motivi validi come un clima ancora mite o per questioni energetiche. Ad ogni modo il periodo e le temperature imposte non si applicano ad alcuni edifici come gli ospedali, le cliniche, le case di riposo, le scuole dell’infanzia e gli asili nido.

Per quanto tempo possono essere accesi i termosifoni: limiti e orari

Le stesse zone climatiche in cui è divisa l'Italia, oltre alla data di accensione dei riscaldamenti, impongono anche limiti su orari e durata. Per la zona climatica E è possibile accendere ai termosifoni per un massimo di 14 ore giornaliere che diminuiscono a 12 ore per la zona D, a 10 ore per la zona C, a 8 ore per la zona B e a 6 ore per la zona climatica A. Nessuna limitazione invece negli orari né di date per le aree più fredde dell'Italia che sono in Zona climatica F come Cuneo, Belluno e Trento.

Qual è la temperatura massima da tenere in casa

Secondo la stessa normativa, bisogna avere accortezza anche sulla temperatura del riscaldamento da tenere in casa che è fissata come valore massimo a 20°c (+ 2°C di tolleranza). Anche in questo caso, però, in presenza di situazioni climatiche particolarmente rigide, le autorità comunali possono autorizzare temperature più elevate con una provvedimento apposito.

Multe e sanzioni per chi non rispetta le regole sui riscaldamenti

Per chi non rispetta le regole sull'accensione dei riscaldamenti, sia per quanto riguarda le date sia per quanto riguarda le temperature massime da tenere in casa, il rischio sono pesanti sanzioni che vanno da un minimo di 500 euro a un massimo di circa 2500 euro in caso di irregolarità riscontrate durante i controlli a campione.

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