Rigopiano, oggi la sentenza di appello bis: “La memoria e la verità non possono andare in prescrizione”

Sono trascorsi ben 9 anni da quando una valanga travolse l'hotel Rigopiano provocando un disastro che costò la vita a ben 29 persone tra ospiti e dipendenti della struttura. Un iter giudiziario lunghissimo con la conferma di alcune condanne da parte della Cassazione e l'appello bis per altre sei (tra cui l'ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta).
Il processo bis a Perugia
Gli ermellini hanno chiesto un nuovo processo di appello per dieci imputati, che si è svolto in questi mesi a Perugia. Al centro si questo processo le eventuali responsabilità della Regione Abruzzo e dei suoi dirigenti e la mancata realizzazione della Carta di Localizzazione del Pericolo Valanghe, prevista sin dai primi anni ’90 ma mai attuata. "Da questo procedimento non è emerso nulla di nuovo rispetto a quanto già ascoltato nel Tribunale di Pescara. Tuttavia, la Procura ha saputo descrivere con parole dure e inequivocabili l’atteggiamento di un’intera epoca: inerzia, mancanza di pianificazione, scaricabarile, ammoina, arrivando persino a citare la celebre canzone “Alla fiera dell’Est”. Termini che raccontano meglio di qualsiasi perizia il clima che ha accompagnato decisioni mancate, rinvii e silenzi fino alla tragedia" si legge in un comunicato diffuso dal comitato delle vittime dei familiari di Rigopiano.
A poche ora dal verdetto non nascondono un senso di amarezza. In questo processo infatti non hanno mai fatto il loro ingresso delle vere responsabilità politiche. "Figure influenti e di spicco che avrebbero potuto fare molto e non hanno fatto nulla. Loro nelle aule di giustizia non sono mai entrati, questi procedimenti non li hanno neanche sfiorati e il tempo a disposizione sta per esaurirsi ormai".
Quello di oggi non sarà sicuramente l'epilogo di un iter giudiziario già lunghissimo. Comunque andrà infatti, ci sarà sicuramente una seconda Cassazione a decretare o meno la parola fine.
"Siamo in attesa, speriamo in una sentenza equa rispettosa della verità processuale e che tenga conto delle indicazioni della Cassazione soprattuto dei funzionari regionali. La Cassazione chiede di tenere conto delle omissioni e delle inerzie importanti alla fine dell'omicidio colposo, lesioni anche se questi reati al momento sono prescritti" ha dichiarato l'avvocata di parte civile Wania Della Vigna.
L'ombra della prescrizione
Un nodo cruciale è quello della prescrizione. In questo procedimento infatti, resta in piedi solo il reato di disastro colposo. I quattro imputati (tra cui l'ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta) accusati invece di omicidio colposo o lesioni vanno incontro alla prescrizione. C'è ancora una piccola speranza di evitare la prescrizione.
Per il procuratore Paolo Barlucchi i termini di prescrizione potrebbero essere rideterminati in aumento, facendo riferimento a quelli previsti per i reati dolosi. La corte d'appello di Perugia, per accogliere le istanze della pg, dovrebbe proporre un'istanza alla Corte costituzionale per un problema di legittimità legato ai termini della prescrizione. E proprio della prescrizione si parla nelle ultime righe del comunicato diffuso dai parenti delle vittime di Rigopiano: "Questo riepilogo è necessario per ricordare quali siano le vere responsabilità. Perché la memoria, e la verità, non possono andare in prescrizione".