“Rifiutata ai colloqui di lavoro perché sono mamma, mi hanno detto: ‘Hai figli? dobbiamo venirci incontro'”

Silvia Munarin, manager nel settore informatico e dei software da 15 anni, ha raccontato a Fanpage.it i colloqui di lavoro sostenuti da settembre 2025 dopo aver dovuto lasciare l’azienda con la quale lavorava. “Sono diventata mamma e ora ai colloqui mi sento fare solo domande sui miei figli, a un uomo non accade”. Su Tiktok, Silvia ha fatto ascoltare alcuni dei colloqui sostenuti in questi mesi.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Silvia Munarin
Silvia Munarin

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"Sto facendo colloqui da settembre 2025, dopo aver concluso un rapporto di lavoro durato 15 anni con l'azienda con la quale sono stata fino a quando sono diventata mamma. Ho parlato con tantissime persone in questi mesi, avuto contatti con molte grandi aziende e in tutte queste occasioni ho sempre dovuto rispondere a domande sulla mia vita privata e sul mio ruolo di madre". A raccontare la sua esperienza a Fanpage.it è Silvia Munarin, nell'ambito informatico e dei software da 15 anni. Munarin, oltre a essere una professionista nel settore manageriale, è mamma di due figli di sei e due anni.

"Sono fortunata perché alle mie spalle ho una famiglia che è di gran supporto, mio marito ha un lavoro flessibile e i miei figli hanno una rete di nonni e bisnonni che possono occuparsi di loro. Penso però a tutte quelle donne che crescono i figli da sole e hanno bisogno di lavorare: la loro vita viene distrutta in un attimo".

Silvia ha spiegato a Fanpage.it di aver dovuto lasciare il suo lavoro da manager nel luglio del 2025 dopo 15 anni. "Non mi sono comunque arresa perché io voglio lavorare. Ho studiato per tanti anni, ho una famiglia che è di grande supporto e ho le competenze adatte per essere assunta nel settore informatico, purtroppo però attorno a me non ho trovato la stessa professionalità e la stessa apertura – ha sospirato -. Lavoro da sempre, anche durante gli anni dell'Università ho guadagnato da sola i miei soldi, eppure sembra non valere niente".

"In generale i datori di lavoro non possono fare domande sulla vita privata del candidato che hanno davanti, eppure a me è successo in ogni singola intervista sostenuta da settembre. Questo genere di disagi, purtroppo, riguarda solo le donne. Nessun manager di sesso maschile mio ‘collega' si sentirebbe mai fare domande sui figli o più in generale su necessità di orario relative alla vita privata, perché oltre ai figli esistono situazioni legate ad esempio alla disabilità di un genitore, parente o di un partner" ha ricordato Munarin, che ha scelto pochi giorni fa di raccontare la sua storia tramite un video postato su TikTok.

"L'ho fatto sull'onda dell'esasperazione. Con una grande azienda ho svolto ben sei colloqui ed ero arrivata alle fasi finali durante le quali sono stata scartata perché madre, mentre con altre sette aziende ho fatto solo un colloquio. Ne avevo registrati alcuni perché volevo farli ascoltare a mio marito, poi però ho provato tanta rabbia e ho deciso di modificare l'audio e caricarlo online".

Gli intervistatori, secondo quanto racconta Silvia ai nostri microfoni, erano tutti di sesso maschile. "Mi sono sentita dire: ‘Sei una mamma? allora dobbiamo venirci incontro' ".

Il video postato online è esploso subito, rendendo virale il profilo social che Munarin usa solitamente per pubblicare ricordi delle vacanze in famiglia. "Si è aperto un vaso di Pandora incredibile per me. Ho letto le storie di tante persone che vivono condizioni terribili e anche tante critiche. Purtroppo mi sono sentita dire, tra le altre cose, che dovrei arrendermi e restare a casa e che pretendo troppo. Alcuni mi hanno anche scritto che a 38 anni sono vecchia per tornare a lavorare. A un uomo direbbero lo stesso? Un 38enne che cerca un nuovo ruolo manageriale viene riempito di complimenti perché è arrivato presto a un livello molto alto, perché una donna deve sentirsi dire che non ha più l'età per ambire a certe cose?".

"Mi sembra che il mondo sia sottosopra, che si viva ormai per lavorare e che il contrario non sia più contemplato. Non salviamo la vita delle persone, i nostri stipendi servirebbero a far crescere una famiglia, a coltivare i nostri interessi, invece ci si comporta come se la vita privata non fosse compatibile con il lavoro. Volevo riflettere su questo aspetto e TikTok è stata la piattaforma adatta, se non altro, ad aprire un dibattito che mi ha insegnato anche quanta ingiustizia c'è al mondo".

"Ho deciso di metterci la faccia perché sono arrivata a una conclusione importante: se un'azienda non mi vuole per i miei pensieri, per la mia vita privata o per la mia presa di posizione, allora non è quella adatta a me".

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