Covid 19
22 Marzo 2022
09:02

Ricoveri e terapie intensive, dove crescono di più Regione per Regione

In quasi tutte le Regioni i tassi di occupazione dei posti letto in ospedale – che siano di area medica o terapia intensiva – tornano a crescere. Da settimane l’incidenza di casi Covid è in risalita, ora si cominciano a vedere gli effetti sulle strutture sanitarie.
A cura di Tommaso Coluzzi
Terapia intensiva, Covid
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La pandemia di Covid non è finita. O almeno questo è ciò che sembrano dire i dati epidemiologici e che sottolineano diversi esperti. Quasi nessuno – va detto, al momento – parla di fermare il calendario della fine delle restrizioni varato dal governo Draghi, ma l'incidenza è tornata a salire rapidamente nelle ultime due settimane e gli effetti si cominciano a vedere in base alla pressione negli ospedali. Il monitoraggio dell'Istituto superiore di sanità, pubblicato venerdì scorso come ogni settimana, riportava un balzo in avanti per quanto riguarda l'incidenza. E oggi, guardando i dati degli ospedali, si può già vedere come la situazione stia nuovamente peggiorando.

I dati su terapia intensiva e area medica delle Regioni

Per cominciare guardiamo i dati aggiornati a oggi – o meglio, a ieri sera – grazie al portale Agenas che si occupa di monitorare il tasso di occupazione di terapie intensive e posti letto in area medica:

  • Abruzzo: 7% terapia intensiva, 20% area medica
  • Basilicata: 4% terapia intensiva, 28% area medica
  • Calabria: 6% terapia intensiva, 34% area medica
  • Campania: 6% terapia intensiva, 14% area medica
  • Emilia Romagna: 6% terapia intensiva, 10% area medica
  • Friuli Venezia Giulia: 2% terapia intensiva, 11% area medica
  • Lazio: 8% terapia intensiva, 17% area medica
  • Liguria: 4% terapia intensiva, 14% area medica
  • Lombardia: 3% terapia intensiva, 9% area medica
  • Marche: 2% terapia intensiva, 21% area medica
  • Molise: 0% terapia intensiva, 15% area medica
  • Provincia autonoma di Bolzano: 6% terapia intensiva, 12% area medica
  • Provincia autonoma di Trento: 1% terapia intensiva, 8% area medica
  • Piemonte: 4% terapia intensiva, 8% area medica
  • Puglia: 5% terapia intensiva, 20% area medica
  • Sardegna: 11% terapia intensiva, 21% area medica
  • Sicilia: 7% terapia intensiva, 24% area medica
  • Toscana: 6% terapia intensiva, 15% area medica
  • Umbria: 7% terapia intensiva, 30% area medica
  • Valle d'Aosta: 0% terapia intensiva, 12% area medica
  • Veneto: 3% terapia intensiva, 7% area medica

La situazione attuale può essere confrontata, ad esempio, con la tabella pubblicata venerdì scorso dopo la cabina di regia, che riporta il dato aggiornato al giorno precedente. Eccola:

Indicatori decisionali del monitoraggio Iss del 18 marzo
Indicatori decisionali del monitoraggio Iss del 18 marzo

Come possiamo vedere osservando le ultime due colonne, che riguardano appunto l'occupazione in area medica e in terapia intensiva, in quasi tutte le Regioni entrambi i dati sono il leggera risalita. Certo, parliamo di pochi punti percentuali, ma si comincia a vedere l'effetto della possibile nuova ondata. L'incidenza, infatti, continua a crescere rapidamente – come è possibile vedere sempre dalla stessa tabella – passando da 433 casi ogni 100mila abitanti a livello nazionale due settimane fa a 510 la scorsa settimana a 725 venerdì. Ormai sappiamo che, con qualche settimana di ritardo rispetto ai contagi da Covid, crescono anche i malati che hanno bisogno di un ricovero ospedaliero.

I colori delle Regioni, cosa cambia con l'addio

Nonostante in molte Regioni i dati sull'occupazione di terapie intensive e aree mediche siano in risalita, in nessun caso ci saranno nuovi cambi di colore. Per un semplice motivo: dal 31 marzo le Regioni non avranno più una zona colorata. Con la fine dello stato di emergenza decadrà l'impianto creato dal governo Conte due e rimasto in piedi per un anno e mezzo. I dati sugli ospedali, però, rimarranno determinanti per avere un'idea dell'andamento della pandemia di Covid che – come dicevamo all'inizio – non termina con la fine dello stato di emergenza. A prescindere dalle restrizioni, insomma, per cominciare la famosa fase di "convivenza con il virus" è fondamentale che gli ospedali non siano saturi di malati Covid.

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