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16 Marzo 2018
15:37

Rapposelli, Renata disse: “Mio marito? Una croce che mi porterà dritta al cimitero”

Prima di partire per Giulianova, da dove non è mai più tornata, Renata Rapposelli ha scritto a un amico esprimendo dubbi sul marito, Pino Santoleri: “Usa sistemi strani per tornare con me, mi porterà dritta al cimitero”. Pino Santoleri e suo figlio Simone sono in carcere con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere.
A cura di Angela Marino
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"È una croce che mi porterà dritta al cimitero".  Suona macabro il messaggio che Renata Rapposelli, trovata morta lo scorso novembre a Tolentino, nelle Marche, scrive a un amico prima di partire per Giulianova, dove suo marito l'ha invitata ad raggiungerlo. "Caro Tony – si legge nel massaggio scritto dalla 64enne a un amico e riportato dal settimanale ‘Giallo' – ho saputo stamattina da mio marito che mio figlio Simone ha un tumore. Com mio marito non si sa mai dove sta la verità, a volte usa dei sistemi strani per indurmi a ritornare con lui, ma quella è una croce che mi porta dritta al cimitero".

Cosa sappiamo delle ultime ore di Renata

Sembra quasi conoscere il proprio destino la povera Renata, da anni in conflitto con il marito Giuseppe Santoleri e con il figlio Simone, oggi in carcere con l'accusa di averla uccisa e di aver scaricato il suo corpo sul greto del fiume Chienti. Renata, come ricostruito dagli inquirenti, è arrivata a Giulianova la mattina del 9 ottobre ed è rimasta in vita almeno fino alle 16 e 30, quando un farmacista dichiara di averle venduto un calmante. Nello stesso pomeriggio un vicino afferma di aver sentito Simone imprecare contro una donna. Non ci sono prove in tarda serata dell'esistenza in vita di Renata, il suo cellulare risulta staccato.

Il corpo è rimasto tre giorni in casa Santoleri

Il corpo di Renata – secondo la ricostruzione dell'accusa – sarebbe rimasto in casa Santoleri per tre giorni, fino a quando, cioè, la Fiat Uno di Pino Santoleri viene inquadrata dalle telecamere mentre percorre la strada in direzione Tolentino, con il bagagliaio stracarico. Dentro, come si vede dall'equilibrio sbilanciato all'indietro della vettura, si trova qualcosa di molto pesante, verosimilmente il corpo di Renata. Per occultarlo Simone avrebbe usato delle buste di plastica e del nastro adesivo acquistati in quei giorni. Il corpo di Renata verrà trovato solo diverse settimane dopo, ormai scarnificato. L'autopsia non è riuscita a stabilire la causa della morte ma non si esclude che la pittrice anconetana possa essere stata avvelenata.

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