Rapì Tommy Onofri, oggi Salvatore Raimondi è libero. La madre del piccolo: “Noi condannati per sempre”

Salvatore Raimondi, l'uomo che il 2 marzo 2006 rapì a Parma il piccolo Tommaso Onofri, conosciuto come Tommy, è uscito dal carcere di Forlì ed è libero. Raimondi, che oggi ha 46 anni, era stato condannato a 20 anni di detenzione, con rito abbreviato e sconto di un terzo della pena; poi si erano aggiunti altri tre anni di pena per estorsione nei confronti di un altro detenuto. Già dallo scorso anno era in semilibertà e lavorava come magazziniere in una ditta forlivese. Nel 2016 si è sposato con una detenuta che si trova ancora in carcere.
Raimondi era stato condannato per sequestro con morte non voluta dell'ostaggio. Un mese dopo il rapimento, il 1° aprile del 2006, il corpo di Tommy fu ritrovato con tracce di strangolamento e colpi alla testa. Il piccolo all'epoca non aveva ancora un anno e mezzo. Tra una settimana, il 6 settembre, ne avrebbe compiuti ventuno.
Fu proprio Raimondi a confessare di aver rapito il bambino insieme a Mario Alessi, e con la complicità di Antonella Conserva (compagna di Alessi). La sera, mentre la famiglia era a cena, Alessi avrebbe fatto saltare la luce e Raimondi, entrato in casa, avrebbe tolto il bambino dal seggiolone. Sempre Raimondi raccontò che era stato l'altro uomo, a sua insaputa, a uccidere Onofri subito dopo il sequestro con dei colpi in testa e poi soffocandolo. Oggi Conserva, 51 anni, sta finendo di scontare la pena a Mantova, mentre Alessi, 65 anni, potrebbe ottenere la semilibertà tra alcuni anni; è condannato all'ergastolo ostativo.
Come detto, la pena di Raimondi era stata ridotta per il rito abbreviato, e si sarebbe conclusa nel 2022 se non fosse stata per l'ulteriore condanna per estorsione: avrebbe gestito un giro di gioco d'azzardo nel carcere di Ferrara. Un'accusa che Raimondi ha sempre respinto, nonostante la sentenza definitiva.
"Prima o poi me l'aspettavo, visto che era già in semilibertà. Che si goda la sua vita, noi invece siamo condannati per sempre". Così ha commentato Paola Pellinghelli, madre di Tommaso Onofri e del fratello Sebastiano, che all'epoca del rapimento aveva otto anni. Il marito è morto nel 2014.
Pellinghelli, parlando alla Gazzetta di Parma, ha affermato: "Vado avanti giorno dopo giorno, come posso, e ogni tanto mi chiedo come ho fatto. A nessuno dei tre auguro del male: se sono credenti, faranno i conti con Dio. Ma non voglio sentire parlare di perdono". E anzi: "Non si permettano di venirmi a cercare. Se fossi in loro, non riuscirei a vivere con il peso di ciò che hanno fatto". Incluso Raimondi, che dopo collaborò con la giustizia: "Non per questo è diverso dagli altri, meno responsabile". Poi la donna ha aggiunto: "A mio figlio penso tutti i giorni. E sono convinta, anche se qualcuno può pensare che io sia un po' folle, che mi mandi dei segnali, come quando la sua spada giocattolo si mette a suonare senza che nessuno l'abbia toccata. Mi piace anche pensare che mio figlio possa aiutare chi ha bisogno: recentemente mi ha chiamato un signore di Varese e mi ha raccontato che aveva visto Tommy poco prima di uscire dal coma".