"Occorre mantenere l'Rt sotto 1, avvicinarsi alla soglia dei 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti, ridurre ancora la pressione sui servizi sanitari e vaccinare almeno la metà della popolazione". Sono questi secondo Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di Sanità e membro del Cts, gli ingredienti necessari per poter affrontare con più tranquillità l'emergenza Coronavirus e ad avere maggiori libertà personali. Lo ha spiegato in una lunga intervista al quotidiano La Stampa, ribadendo come al momento l'Italia si trovi "in una fase di transizione delicata, di decrescita lenta ma costante della diffusione del virus. Per evitare che la curva torni a crescere serve intervenire a tre livelli: primo, continuare a vaccinare al ritmo sostenuto di questi ultimi giorni; secondo, monitorare bene la situazione e intervenire localmente dove necessario; terzo, ma non certamente ultimo, fino a che non avremo un maggior numero di immunizzati continuare ad adottare comportamenti di prudenza per non essere poi costretti ad adottare nuove misure restrittive".

Anche per coloro che hanno già ricevuto il vaccino, pari a oltre 20 milioni di italiani tra prima e seconda dose, Brusaferro ha ricordato che non è ancora arrivato il momento di abbassare la guardia. "Prima di tutto perché occorrono non meno di due-tre settimane prima che si formi una prima risposta immunitaria che si completa dopo la seconda dose – ha specificato -. Mascherine e distanziamento serviranno ancora fino a che larga parte della popolazione non sarà vaccinata, perché anche chi è immunizzato non può escludere il rischio di contagio per chi non lo è. Fino a che non avremo gran parte della popolazione vaccinata servono prudenza e progressività". Per chi ha completato il ciclo a febbraio, come il personale sanitario, prima di rivaccinarsi, "serve ancora tempo per valutare la durata della risposta immunitaria generata dai vaccini. Man mano che si va avanti i tempi si allungano. Prima l'Ecdc ha indicato in 6 mesi la durata minima dell'immunizzazione, ma nuovi studi già portano l'asticella a 8 mesi ed è probabile che alla fine venga posta ancora più in alto. Appena avremo acquisito dati più stabili sapremo quando fare i richiami".

Infine, Brusaferro ha fatto il punto sulle varianti virali che circolano nel nostro Paese. Stando all'ultima survey effettuata, circa il 90% dei casi in Italia è collegata alla mutazione inglese, poco più del 4% a quella brasiliana, ma sono presenti, seppur in minima percentuale, anche quella nigeriana e indiana. "Non tutte devono destare preoccupazione. Bisogna prestare attenzione a quelle che possono aumentare la trasmissione del virus, provocare più casi gravi di malattia oppure ridurre la risposta immunitaria di chi è guarito dal Covid o è stato vaccinato. Sappiamo che quella inglese, che oramai è il 90% del virus circolante in Italia, è più trasmissibile e verosimilmente porta ad aumentare l'ospedalizzazione". Ma i vaccini avrebbero efficacia su queste mutazioni: "Rispetto a quella inglese funzionano molto bene, mentre alcuni un po' meno con quella sudafricana, che fortunatamente circola pochissimo nel nostro Paese. Per la brasiliana gli studi sono in corso e per l'indiana è troppo presto per dirlo".