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Piersanti Mattarella ucciso dalla mafia 46 anni fa: perché il 2026 sarà l’anno della svolta nelle indagini

Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana, è stato assassinato il 6 gennaio del 1980 da Cosa Nostra. Negli anni vennero condannati i mandanti ma non gli esecutori materiali. Da alcuni mesi ci sono tre nuovi indagati. Ecco perché il 2026 sarà l’anno della svolta nelle indagini.
A cura di Giorgia Venturini
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A sinistra un’immagine dell’omicidio Mattarella del 6 gennaio 1980, a destra la vittima Piersanti Mattarella
A sinistra un’immagine dell’omicidio Mattarella del 6 gennaio 1980, a destra la vittima Piersanti Mattarella

Era la mattina dell'Epifania, il 6 gennaio del 1980. Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana, stava andando a messa con la sua famiglia. Era già in auto fuori da casa sua in via Libertà, nella centralissima Palermo. A bordo della macchina c'erano sua moglie e sua figlia. Il figlio non era ancora salito in auto quando un killer si avvicinò alla portiera di Piersanti Mattarella e gli sparò contro: dalla pistola partirono cinque colpi, poi l'assassino si diresse verso una Fiat 127 bianca e dal complice prese una seconda pistola calibro 38. Ritornò dal presidente e fece esplodere altri colpi. Il killer e il complice poi scapparono via sulla Fiat 127 che abbandonarono poco dopo. Si scoprì che l'auto era stata rubata pochi giorni prima.

Fu uno degli omicidi politici di Cosa Nostra. Il 30 aprile 1982 venne ucciso anche il Segretario generale del Partito Comunista Italiano e componente della Camera dei Deputati l'Onorevole Pio La Torre e il 9 marzo 1979 il Segretario provinciale della Democrazia Cristiana Michele Reina. Tutti e tre avevano dato un nuovo corso alla politica siciliana imponendo l'allontanamento da qualsiasi patto con Cosa Nostra. Ma perché il 2026 potrebbe essere l'anno della svolta nelle indagini dell'omicidio di Piersanti Mattarella?

La condanna dei mandanti ma non dei killer

Negli anni la Corte d'Assise di Palermo condannò i mandanti dell'omicidio, ovvero i componenti della Commissione provinciale di Cosa nostra dell'epoca del delitto: Salvatore Riina, Michele Greco e Francesco Madonia. Nella sentenza di condanna i giudici scrissero che l'Onorevole Piersanti Mattarella era una personalità politica di spicco a livello nazionale "appartenente proprio alla Democrazia Cristiana, partito che avendo detenuto il potere in forma indiscussa, sia in sede comunale che regionale, era stato quello che maggiormente si era prestato a tale gioco di interessi, garantendo di fatto alla mafia la possibilità di gestire, sostanzialmente in regime di monopolio, tutti i più importanti affari della vita economica siciliana, ivi compresi quelli relativi agli appalti delle opere pubbliche".

Fino all'arrivo del presidente Mattarella in Regione, lui "aveva però deciso di spezzare tali legami e di intraprendere una politica di rinnovamento, resa ancor più incisiva per i poteri di controllo che lo stesso aveva come Presidente e che, per primo nella storia della Regione, aveva esercitato anche nei confronti del Comune". Piersanti Matterella si era opposto anche a un appalto dei lavori del 1979, per circa sei miliardi di lire, per la realizzazione di sei edifici scolastici in diversi territori della città, che si "era concluso con l'aggiudicazione a un gruppo di imprese collegate ai vertici di Cosa nostra".

La Corte d'Assise evidenziò che "appare evidente come la presa di posizione del Presidente Mattarella per impedire l'aggiudicazione di appalti per sei miliardi di lire a un diretta gruppo di imprese variamente collegate al vertice di Cosa Nostra, o addirittura di esso, doveva apparire intollerabile per tutta l'organizzazione". Questo venne scritto nella sentenza di condanna dei mandanti. Per queste ragioni Cosa Nostra decise di ucciderlo. Ma non ci fu mai una sentenza di condanna per gli esecutori materiale, perché il nome del killer e il suo complice non è ancora certo. Eppure qualcosa negli ultimi anni è cambiato.

I nuovi indagati dell'omicidio Matterella

Stando a quanto si legge nelle carte della Procura di Palermo, si sta procedendo con nuovi accertamenti del caso. Lo scorso 13 maggio il Gabinetto regionale di Polizia scientifica per la Sicilia occidentale di Palermo ha chiesto di procedere con esami tecnici sul "supporto adesivo con il quale, il 6 gennaio 1980, la Polizia scientifica asportò un frammento dattiloscopico dalla Fiat 127 utilizzata dagli autori dell'omicidio". Che oggi a distanza di 46 anni finalmente quel frammento trovato sull'auto possa essere comparabile? Resta il fatto che i mesi scorsi la Procura di Palermo, diretta di Maurizio De Lucia, ha iscritto nel registro degli indagati i boss mafiosi Antonino Madonia e Giuseppe Lucchese. Ovvero due boss di Cosa Nostra che nel 1980 avevano 28 e 22 anni: secondo gli inquirenti uno avrebbe sparato mentre l'altro era alla guida dell'auto.

Ma nel nuovo fascicolo della Procura di Palermo non ci sarebbero solo gli esecutori materiali dell'omicidio. Dal 24 ottobre è indagato anche l’ex funzionario della Squadra Mobile di Palermo Filippo Piritore: in questo caso l'accusa è di depistaggio. Il sospetto – secondo quanto si legge dalle carte della Procura – è che l'unico oggetto riconducibile all'assassino, ovvero un guanto dimenticato sulla Fiat 127 bianca, sia misteriosamente scomparso.

I sospetti su Filippo Piritore sono sorti sulla base di alcune sue dichiarazioni: l'ex poliziotto avrebbe detto – e come riporterebbe una documentazione a firma sua – che il guanto dopo essere stato preso dall'auto per gli accertamenti era stato poi consegnato all'allora sostituto procuratore Pietro Grasso, ovvero il magistrato incaricato per l'omicidio di Piersanti Mattarella. Pietro Grasso ha però affermato di non aver mai ricevuto quel guanto.

Non solo, il guanto non risulta né repertato né sequestrato e quindi consegnarlo al magistrato sembrava irrituale. Ci dovrebbero essere documenti che dimostrerebbero questi passaggi. Infatti secondo la Procura di Palermo: "L'anomalia diventa ancora più sospetta se si considera che, tra gli atti dell'originario procedimento e tra quelli della Squadra Mobile, non solo non è stato rinvenuto il guanto, ma non risulta nemmeno alcun verbale di consegna".

Piritore, difeso dai legali Gabriele Vancheri e Dino Milazzo, davanti al gip ha dichiarato: "Io entro in uno stato di confusione e ansia. Avrò detto una cosa interpretata male. Mi protesto innocente. Probabilmente ero agitato quando ho detto quelle cose. Non so come è venuto fuori il nome di Lauricella (membro della scientifica a cui sarebbe stato consegnato il guanto), non so dirlo". E ancora: "Io non ho occultato nulla qualcuno mi avrà detto di procedere in quel modo, forse i miei dirigenti dell'epoca. Io ho fatto solo il mio dovere".

I nuovi indagati al momento sono tre. Che il 2026 sia veramente l'anno della svolta sull'omicidio di Piersanti Mattarella? Con ogni probabilità arriveranno i primi risultati degli accertamenti.

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