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Pestato da una baby gang per un accendino, dimesso con tre mesi di prognosi: “Ho rischiato la vita”

Un operaio 49enne è stato pestato da alcuni adolescenti nei pressi di un distributore di sigarette a Settimo Torinese. Dopo un lungo ricovero, il 49enne è stato dimesso con una prognosi di 3 mesi. “Ho rischiato la vita”
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A cura di Gabriella Mazzeo
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immagine di repertorio
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Lo scorso 30 maggio, Alessandro Gennuso, 49 anni, è stato picchiato alla periferia di Settimo Torinese da un gruppo di ragazzini per un accendino. Al quotidiano La Repubblica, ha raccontato di aver perfino temuto per la sua vita. "Quei ragazzi si sono avventati come diavoli mitragliandomi di calci e pugni, anche quando ero a terra. solo molti giorni dopo ho saputo che si erano sbagliati, credevano che fossi un altra persona che aveva avuto una discussione con il padre di uno di loro. Nel frattempo, io ho rischiato la vita".

L'uomo è stato dimesso con tre mesi di prognosi e una vertebra fratturata dall'ospedale di Chivasso. Un pestaggio finito sotto la lente di idei carabinieri di Settimo Torinese. I militari erano riusciti infatti a risalire a un sedicenne della zona, denunciato per lesioni personali. L'inchiesta prosegue per risalire agli altri ragazzini che erano con lui la sera dell'aggressione.

"Ero uscito di casa per fare due passi – ha raccontato il 49enne aggredito – visto che da giorni stavo accudendo mia madre malata. Sono andato al bar in via Leinì, ho scambiato due chiacchiere con dei conoscenti, stavo per tornarmene a casa quando sono stato avvicinato da quattro ragazzi che erano davanti al distributore automatico di sigarette. Mi hanno chiesto da accendere e uno di loro mi ha risposto: ‘Io ottengo sempre quello che voglio' ".

Il 49enne aveva quindi deciso di lasciare l'accendino al gruppo, ma quelli avevano iniziato a bersagliarlo con insulti e spintoni. "Io ho provato a fare finta di niente e andarmene, ma gli insulti continuavano. Al quarto “figlio di…”, mi sono girato e ho chiesto cosa volessero. Uno di loro mi ha risposto: “Vieni qui che te lo spiego”. Appena mi sono avvicinato mi ha colpito con un pugno e sono caduto a terra. Subito dopo si sono avventati su di me in gruppo".

"Loro erano in 4 – ha ricordato – e io ero solo. Erano come diavoli, mi hanno mitragliato di calci, ero quasi svenuto. Ricordo solo che mi era caduto il cellulare a terra e ho visto che qualcuno lo prendeva a calci. Lo hanno rotto e non ho potuto chiamare neppure i soccorsi". Soltanto dopo si sono avvicinate alcune persone che sono riuscite a mettere in fuga la baby gang. In seguito, sono arrivati carabinieri e personale dell'ambulanza che lo hanno trasportato all'ospedale di Chivasso. Il 49enne ha riportato la frattura di una costola e un taglio alla testa.

"Il motivo dell'aggressione? Non saprei. Il padre di uno dei ragazzi alcuni giorni dopo è venuto a chiedermi scusa insieme al figlio che però è rimasto in silenzio. Quel ragazzo lo conoscevo di vista e sembra che mi abbia scambiato per un altro signore con il quale avevano avuto problemi per qualche lavoro in casa fatto male".

Sull'ipotesi di un perdono per gli adolescenti, l'uomo si mantiene cauto. "Non me la sento. Sono stato male per mesi e non ho potuto lavorare. Mi hanno massacrato senza motivo e nessuno di loro ha provato a chiedermi scusa".

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