Perché un uomo è stato scarcerato 48 ore dopo aver molestato una 13enne, de Gioia: “Non c’entra il pentimento”

Intervista a Valerio de Gioia
magistrato, consigliere della Corte di Appello di Roma e consulente della Commissione di inchiesta sul femminicidio.
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Sulla scarcerazione del 42enne accusato di aver abusato di una 13enne a Torino Fanpage.it ha intervistato il magistrato Valerio de Gioia: “La resipiscenza non esclude la pericolosità sociale. Obbligo di firma? Misura eccessivamente blanda”.

Sta facendo molto discutere la decisione del giudice che a Torino ha disposto la scarcerazione e l'obbligo di firma per un uomo di 42 anni accusato di aver abusato di una 13enne in un minimarket. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato l'invio degli ispettori, mentre, stando a quanto appreso nelle scorse ore in ambienti giudiziari, la Procura ha intenzione di impugnare il provvedimento al tribunale del Riesame

Il giudice per le indagini preliminari ha riconosciuto l'esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ma non aveva convalidato il fermo per la mancanza del pericolo di fuga, sottoponendo il 42enne al solo obbligo di firma in virtù dell‘incensuratezza, dell'"atteggiamento collaborativo" e dalla "resipiscenza".

Ma è bastato davvero solo il pentimento spontaneo dell’uomo che ha detto di aver riconosciuto il proprio errore durante l'interrogatorio? Fanpage.it lo ha chiesto al magistrato Valerio de Gioia, consigliere della Corte di Appello di Roma e consulente della Commissione di inchiesta sul femminicidio.

“No, la cosiddetta ‘resipiscenza’, ossia il pentimento, non è da solo un elemento che esclude la pericolosità sociale di un soggetto. E nemmeno la rilevanza penale della condotta. In questo caso il giudice ha valorizzato anche lo stato di incensuratezza e la collaborazione prestata dall’uomo una volta ammesso l’addebito”, spiega.

“Il giudice non ha convalidato il fermo per mancanza del pericolo di fuga. Tuttavia, ha ravvisato i gravi indizi di colpevolezza, anche alla luce delle dichiarazioni, precise e riscontrate, della giovanissima vittima”, prosegue ancora il magistrato.

Inoltre, osserva de Gioia, “la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, derivante dall’aver posto in essere una condotta similare, poco prima, ai danni di una altra cliente, spiega l’adozione della misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiano alla polizia giudiziaria”.

Una misura che il magistrato, per sua esperienza, ritiene “eccessivamente blanda” poiché “rimessa alla spontanea osservanza da parte dell’indagato”.

Secondo de Gioia, “in questi casi, solo le misure custodiali (arresti domiciliari e carcere) consentono di contenere gli ‘impulsi’ dell’autore dei reati sessuali”.

“Anche se – precisa ancora – Non tocca a me giudicare l’operato del collega. Gli ispettori mandati dal Ministro della Giustizia Nordio faranno chiarezza su eventuali errori procedurali”.

A de Gioia chiediamo anche se questo tipo di condotte da parte della magistratura possono scoraggiare le vittime di abusi dal presentare denuncia contro l’autore del reato.

“È un rischio che dobbiamo assolutamente evitare. – spiega – La denuncia è fondamentale e lo Stato deve mettere immediatamente in protezione la vittima. Per questo diventa fondamentale la formazione, la preparazione di forze dell’ordine e magistrati che devo avere la sensibilità giuridica nel cogliere gli elementi di allarme rifuggendo da pericolosissime sottovalutazioni”.

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