Covid 19
23 Novembre 2021
12:54

Per gli italiani la prossima variante Covid arriverà dall’Africa: “Dobbiamo aiutarli a vaccinarsi”

A una settimana dalla riunione del WTO che discuterà la proposta di sospensione dei brevetti sui vaccini Ipsos ha realizzato per conto di Amref uno studio per conoscere cosa pensano gli italiani della pandemia nei paesi più poveri del mondo.
A cura di Davide Falcioni
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Solo il 5%  delle persone residenti nei paesi a basso reddito ha ricevuto almeno una dose; questa percentuale raggiunge livelli imbarazzanti in alcuni paese africani, come Nigeria ed Etiopia, dove appena 3 persone su 100 sono state immunizzate. Se all'inizio della pandemia si diceva ripetutamente che ne usciremo solo tutti insieme, a più di un anno e mezzo dai primi contagi quello che sta avvenendo è ben diverso: le nazioni più ricche del pianeta sono già alla terza dose di vaccino, mente in quelli poveri non hanno ricevuto neppure la prima e il virus è libero di circolare, con il rischio che si sviluppino nuove e più pericolose varianti. Ma che cosa pensa l'opinione pubblica italiana sull'aiuto verso i Paesi a medio e basso reddito, su temi come la vaccinazione Covid19, sulla sospensione dei brevetti in vista dell'incontro presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio, che avrà avvio il 30 novembre?

Cosa pensano gli italiani dei brevetti sui vaccini

Una risposta a queste domande è contenuta nell'indagine "La narrazione sull'Africa" di Ipsos per conto di Amref Italia, parte della più grande Ong sanitaria, che si occupa di salute in Africa. Il dossier è stato condotto tra ottobre e novembre di quest'anno proprio in vista della dodicesima conferenza ministeriale del Wto in cui si discuterà anche della sospensione temporanea dei brevetti, richiesta  circa un anno fa da India e Sud Africa, e sottoscritta da oltre 100 Paesi. Secondo il sondaggio 1 italiano su 4 ritiene l’Africa il Continente in cui è più probabile che si sviluppi una variante del virus, al primo posto tra le Regioni del mondo. Quattro su 10 ritengono, tuttavia, che tali varianti possano svilupparsi ovunque con la stessa probabilità. Il 70% degli italiani pensa che i Paesi ricchi dovrebbero contribuire di più alla soluzione dei problemi sanitari e alla tutela della salute dei Paesi più poveri. E nello specifico per 8 italiani su 10, i Paesi ricchi dovrebbero farsi carico dell’immunizzazione dei Paesi africani. "Rispetto all’impegno dell’Italia – spiega ancora Amref – la quota di coloro che ritengono necessario un maggiore contributo scende al 36%; il 37% ritiene che si stia facendo abbastanza e il 27% che si stia facendo troppo sottraendo risorse ai cittadini. Le responsabilità vengono spostate sull’Europa che potrebbe fare di più per il 67% degli italiani". Per quanto concerne i brevetti, per il 70% degli italiani essi limitano la produzione dei vaccini e quindi la possibilità anche per le persone dei Paesi più poveri di ricevere la vaccinazione contro il Coronavirus. Tuttavia, 6 su 10 sostengono che i brevetti siano necessari per evitare la produzione incontrollata di vaccini e quindi i potenziali rischi per la salute pubblica.

Amref: "Il concetto che la pandemia riguarda tutti è entrato nelle case degli italiani"

"Ci solleva – ha affermato Guglielmo Micucci, direttore di Amref in Italia – la risposta degli italiani sull'impegno che dovrebbero mettere Italia ed Europa nel processo di vaccinazione globale. Il concetto che la pandemia riguarda tutti è entrato nelle case, ci ha idealmente unito. Ora però bisogna passare dall'idea all'azione, perché ci sono parti del mondo dove operatori sanitari, anziani e gruppi di soggetti ad alto rischio stanno ancora aspettando la prima dose di vaccino anti-Covid. I vaccini promessi ai Paesi a basso e medio reddito sono arrivati solo in piccola parte, bisogna trasferire conoscenze, tecnologia e trovare una soluzione per la sospensione dei diritti di proprietà intellettuale relativi ai vaccini. L'Africa deve fare la sua parte, lo farà, ma il mondo intero è chiamato ad una risposta di equità che non ha pari nella storia. Una equità, che va di pari passo con una concreta sicurezza sanitaria globale. È fondamentale mettere in sicurezza le nostre società, ma è altrettanto urgente guardare anche a chi non ha iniziato la corsa verso la vaccinazione".

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