Che Andrea Crisanti non fosse favorevole alle riaperture a partire da lunedì 26 aprile decise dal governo guidato da Mario Draghi è fatto noto. Ma oggi il professore di microbiologia dell'Università di Padova ha dato anche dei numeri per far capire quanto potrà essere pericoloso allentare le misure restrittive mentre ci sono almeno 300 morti e più di 10mila nuovi casi Covid al giorno in Italia. "Se noi continuassimo a stare nella situazione attuale in un mese il numero dei casi diminuirebbe a poche migliaia e avremo una drastica riduzione dei morti, poche decine. Con le riaperture c'è la possibilità che il numero dei morti aumenti, arrivando anche a 5/600″, ha detto intervenendo alla trasmissione di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora aggiungendo che "il rischio sono le persone che muoiono. E la maggior parte delle persone non muore in terapia intensiva ma vigile ed in condizioni di asfissia, una morte orribile, cominciamo a dire anche queste cose".

L'esperto ha continuato affermando che "da lunedì non andrò al ristorante, perché sono convinto che è sbagliato, voglio dare il buon esempio. Come aiutare queste attività? Penso che ai ristoratori bisognerebbe dare esattamente quello che hanno dalle tasse, lira per lira". Rispetto alla questione coprifuoco, ha affermato che lo "spostamento coprifuoco dalle 22 alle 23 è ininfluente, diciamo che l'unica differenze è che alle 23 i ristoranti possono fare due turni". Da sola, per Crisanti, la zona gialla non funziona, e porta a sostegno della sua tesi il caso del Veneto, che nei mesi scorsi ha vissuto un riemergere dei casi Covid: "È rimasta zona gialla per tutto il tempo ed è stata la regione che, in proporzione rispetto al numero di abitanti, ha avuto il maggior numero di casi e decessi". Ed anche il fatto che ci avviciniamo alla stagione estiva, e quindi più calda, non deve far abbassare la guardia. "Non facciamoci illusioni sul clima: in Brasile la temperatura è costantemente mite", ha spiegato riferendosi all'emergenza che il paese sudamericano sta affrontando in questi giorni, con nuovi record di infezioni e vittime, "e l'anno scorso Israele è andato in lockdown a metà agosto, quindi…". Tutto ciò per dire che, come ha dimostrato anche il caso della Sardegna, passata dalla zona bianca a quella rossa, "quando si tolgono le restrizioni le misure di controllo non sono più sufficienti, quindi è chiaro che si sbilancia tutta la dinamica dell'epidemia a favore del virus".