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Covid 19
3 Marzo 2021
10:31

Patria es humanidad: così Cuba combatte il Covid, inviando vaccini e medici ai Paesi poveri

Josè Carlos Rodriguez Ruiz, ambasciatore di Cuba in Italia, a Fanpage.it: “In arrivo quattro vaccini cubani, ne produrremo 100 milioni di dosi entro il 2021. Li condivideremo anche con le nazioni sviluppate, ma non gratuitamente”. Epidemia: “I nostri medici si formano in tutto il mondo, per questo a Cuba abbiamo pochi morti”. Ricerca: “Investiamo gran parte del bilancio statale in istruzione e sanità”.
A cura di Davide Falcioni
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Patria es humanidad. Josè Carlos Rodriguez Ruiz, ambasciatore di Cuba in Italia, scandisce queste tre parole quando gli chiediamo quale sia il senso del contributo che l'isola caraibica sta offrendo nella lotta al covid: un contributo che si sostanzia in decine di migliaia di medici inviati in tutto il mondo e in un'incessante attività di ricerca scientifica che ha portato a sviluppare quattro candidati vaccini a tempo di record, tutti finanziati esclusivamente dallo Stato e tutti entrati nella fase III di sperimentazione, quella che dovrebbe portare – nel giro di qualche settimana – all'approvazione definitiva e alla somministrazione alla popolazione.

L’ambasciatore cubano Josè Carlos Rodriguez Ruiz e il Capo dello Stato Sergio Mattarella
L’ambasciatore cubano Josè Carlos Rodriguez Ruiz e il Capo dello Stato Sergio Mattarella

Che un paese povero, da 61 anni sotto embargo economico e commerciale da parte degli Stati Uniti, sia riuscito in questa impresa ha dell'incredibile, ma chi conosce Cuba e i valori della Rivoluzione sa che non c'è niente di strano. Da decenni, infatti, medici e infermieri cubani sono impiegati in tutto il mondo contro epidemie e catastrofi naturali. Da decenni, inoltre, Cuba detiene una fiorente industria biofarmaceutica pubblica che ha sviluppato vaccini e farmaci, molti dei quali sono stati poi somministrati nei paesi più poveri. La lotta al Covid è forse la sfida più grande, insieme a quella – vinta – contro l'Ebola. Ci siamo fatti raccontare dall'ambasciatore Josè Carlos Rodriguez Ruiz i segreti di Cuba.

Cuba sta sviluppando quattro vaccini contro il coronavirus. A che punto sono? Entro quanto tempo confidate di approvarli ufficialmente?
È vero, Cuba sta sviluppando quattro candidati vaccini contro il Covid-19: Soberana 01, Soberana 02, Abdala e Mambisa, nomi che si ispirano alla nostra storia e alla nostra cultura. I primi due significano "sovrano", Abdala è un’importante opera letteraria e Mambisa è il termine che indicava i combattenti cubani durante la guerra d’indipendenza dalla Spagna. Stanno tutti entrando nella fase III di sperimentazione e stanno tutti dando risultati molto incoraggianti, migliori delle aspettative; confidiamo di poter pubblicare, alla fine di marzo, i risultati totali della sperimentazione clinica, come chiede l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Poi la parola passerà all’ente regolatorio cubano, Cetmet.

Chi ha finanziato la ricerca sui vaccini cubani?
Lo stato cubano. Al 100%. Siamo gli unici. Tutti gli altri vaccini sono privati o vedono una partecipazione tra pubblico e privato. In questo momento secondo l'OMS i candidati vaccinali cubani contro il Covid -19 rappresentano l’8% di tutti i candidati vaccinali giunti finora alla sperimentazione clinica a livello mondiale.

Che capacità produttiva hanno i vostri stabilimenti biofarmaceutici? Siete dotati di tutte le tecnologie necessarie per produrre decine di milioni di dosi?
Siamo in grado di produrre 100 milioni di dosi nel 2021, 25 milioni delle quali entro aprile. Le prime 130mila dosi di Soberana 02 sono già pronte e si stanno somministrando alla popolazione de L’Avana, Cienfuegos e Santiago di Cuba nell’ambito della sperimentazione clinica. Il nostro obiettivo è quello di vaccinare entro il 31 dicembre il 100% della popolazione cubana gratuitamente, ma potremmo riuscire a farlo molto prima. Naturalmente siamo attrezzati per proseguire la produzione anche nei prossimi anni e per modificare i vaccini in base alle varianti che, inevitabilmente, si svilupperanno in tutto il mondo.

Cuba: "No ai profitti con il vaccino anti Covid"

I paesi in cui sono intervenute le brigate mediche cubane Henry Reeve
I paesi in cui sono intervenute le brigate mediche cubane Henry Reeve

Cuba ha una lunga tradizione di solidarietà con i paesi più poveri, soprattutto quelli del continente africano. Offrirete loro gratuitamente le cure che state sviluppando?
La missione dell'industria biofarmaceutica e della medicina a Cuba è legata fin dal 1959 ai valori umanistici della Rivoluzione. Il nostro scopo è servire i popoli e in questo modo avanzare nella costruzione di opportunità per tutti. Metteremo in campo forme di cooperazione internazionale per aiutare i paesi più poveri del mondo come abbiamo sempre fatto.

Fare la rivoluzioni con medici e farmaci e non con le armi, quindi?
La filosofia del popolo cubano è ispirata a un semplice concetto espresso dal nostro eroe nazionale, José Marti: patria es humanidad, la nostra patria è l’umanità. Tutte le nostre azioni sono orientate da questo principio ed è vero, abbiamo una lunga storia di solidarietà e cooperazione con molti paesi africani, ma anche con l’America Latina e l’Asia. Io stesso ho combattuto nel 1987 e 1988 per aiutare il popolo dell’Angola a liberarsi dal dominio imposto dal Sudafrica…  I nostri medici si trovano ovunque. A marzo 2020 avevamo 29mila dottori e infermieri in oltre 50 paesi del mondo per fronteggiare la prima fase dell’emergenza sanitaria. Anche oggi, dopo un anno, ci sono oltre 30mila medici e infermieri cubani in 61 nazioni. Detto questo è doveroso essere precisi e rigorosi: noi non abbiamo mai detto che offriremo a tutti, indistintamente, i nostri vaccini gratuitamente. L’ho letto su molti giornali, ma non è vero, come non lo è – al momento – che vaccineremo gratis i turisti. Tutto quello che posso dire, però, è che Cuba non concepirà vaccini e altri medicinali come merci. Nessun profitto è accettabile sulla salute umana.

Questo significa che se i paesi più ricchi vorranno i vostri vaccini dovranno pagarli?
Sì, certo. Cuba offre da decenni milioni di dosi di vaccini ai paesi poveri tramite donazioni dirette o acquisizioni da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma perché dovremmo donare i nostri vaccini ai paesi più sviluppati?

Quanto è costato a Cuba sviluppare quattro vaccini? E quanto investe il vostro paese in sanità, istruzione e welfare?
Il costo è stato enorme, soprattutto per un piccolo paese come il nostro sottoposto al blocco da parte degli USA. Nel 2020 il governo cubano ha approvato un bilancio statale di 70miliardi di pesos (circa 2,5 miliardi di euro, ndr), 13 di questi sono stati destinati alla sanità pubblica, cioè il 17,4 per cento. Il 15 per cento è servito per l’istruzione e il 10,3 per cento per il welfare. Per fronteggiare il Covid lo Stato ha stanziato un ulteriore miliardo di pesos, denaro impiegato anche a progettare i vaccini.

Brevetti vaccini: cosa farà Cuba

Quando verranno approvati, sarete disposti a condividere i brevetti dei vostri vaccini con gli altri paesi del mondo?
Quello che è certo, al momento, è che offriamo la possibilità di svolgere le prove cliniche dei nostri vaccini in tutto il mondo. Ce le stanno chiedendo anche diversi paesi europei, ed è il presupposto fondamentale per poi avviare un discorso riguardante anche i brevetti per la produzione. Capirà che prima di produrre il nostro siero in Italia, ad esempio, abbiamo bisogno di studiarne efficacia e sicurezza su un campione di popolazione, ma anche di verificare la conformità con le norme sanitarie del paese.

E chiederete in cambio una contropartita economica?
Chiaro, logicamente sì. Non si può pretendere che Cuba faccia un investimento del genere sui vaccini e che i paesi ricchi e sviluppati ne usufruiscano gratuitamente, mentre sborsano cifre esorbitanti alle case farmaceutiche private. Noi sappiamo distinguere chi ha bisogno del nostro aiuto gratuito da chi non ne ha… Non faremo mai un "mercato" con la salute, ma non possiamo permetterci di donare vaccini a tutti.

Questo discorso quindi vale anche per l’Italia…
Certo. Le faccio un esempio: quando a marzo del 2020 abbiamo inviato le nostre brigate mediche Henry Reeve in Piemonte e Lombardia ci è stato subito chiaro che si trattava di un’emergenza improvvisa, che l’Italia era in quel momento il primo paese dopo la Cina in cui si stava diffondendo l’epidemia, e abbiamo offerto il nostro aiuto gratuitamente. Questo ruolo ci è stato riconosciuto da tutti i medici italiani coi quali abbiamo collaborato, tutti hanno confermato l’umanità e le competenze dei colleghi cubani e ciò ci riempie d’orgoglio. Però oggi, a un anno di distanza, non si può pretendere che trattiamo una potenza economica come tratteremmo, ad esempio, Haiti. Progettare e sviluppare vaccini ha avuto un grande costo per il popolo cubano.

Le conseguenze dell’embargo USA

Entro la fine del 2021 Cuba punta a produrre 100 milioni di dosi di vaccino contro il Covid–19.
Entro la fine del 2021 Cuba punta a produrre 100 milioni di dosi di vaccino contro il Covid–19.

Quanto pesa per Cuba l’embargo degli USA, da 61 anni? Cosa comporta concretamente in campo sanitario?
Il peso è enorme. Dal 1959 siamo sottoposti a blocco commerciale e finanziario da parte degli Stati Uniti, una misura che è stata ulteriormente rafforzata negli anni della presidenza Trump. Considerate che solo tra marzo 2019 e aprile 2020 l’embargo è costato a Cuba 5 miliardi di dollari. Ma vi faccio un esempio concreto: all’inizio della pandemia Alibaba (la multinazionale di e-commerce, ndr) ha donato ventilatori polmonari a tutti i paesi dell’America Latina, Cuba però ne è stata esclusa.

Perché? Alibaba è cinese…
È vero, ma ha un’importante componente statunitense, ed è stata sufficiente per escluderci dalla donazione. Anche per questo siamo costretti a fare tutto da soli, anche i vaccini. Credete che potremmo contare sulle grandi case farmaceutiche? Sulle stesse che tengono sotto scacco anche l'Europa ritardando le consegne delle dosi? Sarebbe un suicidio.

Rischiate di avere problemi nell’approvvigionamento di materiale farmaceutico a causa dell’embargo?
Sì, è un rischio enorme e concreto. La verità è che potrebbe mancare qualsiasi cosa: un componente di un apparecchio sanitario, una tecnologia o un principio attivo che potremmo reperire negli Stati Uniti, ma che non può raggiungere Cuba a causa del blocco. In quel caso saremmo costretti a rivolgerci altrove a costi molto più alti ma con grandi difficoltà. Un esempio: se volessimo acquistare una macchina della multinazionale tedesca Siemens dotata di una porzione di tecnologia statunitense non potremmo farlo…

Chiederete la fine dell’embargo agli USA in cambio del vostro contributo alla sconfitta della pandemia?
Lo chiediamo da decenni, inascoltati. Con Trump il blocco è peggiorato e ora speriamo che l’amministrazione Biden voglia almeno modificarne le condizioni, come promesso in campagna elettorale.

Perché Cuba è una "superpotenza medica"

Secondo la Banca Mondiale Cuba è la nazione con il più alto numero di medici ogni mille abitanti, il doppio dell’Italia e il triplo degli Stati Uniti. Eppure si tratta di un paese povero. Come è possibile?
A Cuba ci sono circa nove medici ogni mille abitanti (in Italia circa 4, negli USA meno di 3, ndr). Ci riusciamo offrendo una formazione medica universitaria gratuita non solo ai cubani ma anche a migliaia di studenti provenienti da paesi in via di sviluppo. Ci siamo dotati di diversi programmi di prevenzione efficaci e abbiamo fatto grandi progressi nell'area terapeutica. Per quanto riguarda le malattie infettive, otteniamo risultati importanti grazie a ripetute campagne di vaccinazione e abbiamo piani nazionali per garantire risposte rapide a disastri e pandemie.

Dall’inizio della pandemia Cuba ha avuto poco più di 51mila casi e 328 morti. Il tasso di letalità del Covid è dello 0,6%, cinque volte più basso rispetto all’Italia (3,4%). Come avete fatto?
Sono molti i fattori da tenere in considerazione. Cuba ha un sistema di Protezione Civile molto avanzato e pronto per rispondere tempestivamente a emergenze di varia natura come quelle legate a epidemie e disastri naturali. Questa del coronavirus è stata la vostra prima epidemia dopo la Spagnola del 1918, ma noi ne abbiamo vissute altre come l’Influenza Suina e una delle varianti del Dengue emorragico. Per questo abbiamo sviluppato un’enorme esperienza e il nostro Istituto Pedro Kourí – considerato tra i più autorevoli al mondo nel campo delle malattie tropicali – raccoglie e sistematizza costantemente materiale scientifico per lo studio delle malattie infettive. Sappiamo sempre cosa fare di fronte a delle pandemie.

Eravate preparati all’epidemia dopo i primi casi in Cina?
Sapevamo cosa fare, avevamo sistematizzato tutte le informazioni e non va dimenticato che migliaia di nostri medici fanno esperienze all’estero, in paesi del terzo mondo spesso alle prese con epidemie. Ricordate l’ebola del 2014? Rispondendo all’appello dell’ONU Cuba inviò il contingente più massiccio di medici, infermieri e specialisti nell'Africa occidentale: oltre 450 in totale, di cui 165 in Sierra Leone e altri 296 in Liberia e Guinea. Senza i medici cubani quell’epidemia non sarebbe stata sconfitta e si sarebbe diffusa, ma quelle conoscenze sono servite anche contro il Covid.

Protezione Civile, competenze mediche…
E farmaci, soprattutto quelli del gruppo Bio Cuba Pharma. Uno su tutti, Jusvizna, un immunoregolatore impiegato nell'artrite reumatoide che si è dimostrato efficace e sicuro in pazienti con COVID-19 con tempeste di citochine. La somministrazione precoce di Jusvizna ha migliorato le condizioni dei pazienti gravemente malati ed evitato la progressione a una malattia critica, contribuendo a ridurre il numero dei morti.

Anche voi avete fatto ricorso al lockdown?
Sì, siamo stati costretti anche noi a farlo anche se non abbiamo mai dovuto chiudere tutto il paese, ma solo delle aree circoscritte a volte grandi come quartieri. La priorità è stata isolare i positivi ed evitare la sua trasmissione incontrollata, anche chiudendo le frontiere. Economicamente è stato un colpo durissimo per una nazione fortemente dipendente dal turismo, ma non potevamo fare diversamente. L’alternativa sarebbe stata perdere migliaia di vite. Inaccettabile.

Cuba ha 4 vaccini in dirittura d’arrivo e migliaia di medici in tutto il mondo. È questo il vostro contributo per sconfiggere la pandemia?
Il senso del nostro sforzo è racchiuso nel concetto che ho citato prima: “Padria ed humanidad”. Crediamo nel valore della cooperazione e nella solidarietà e siamo disposti a mettere in campo tutte le nostre risorse per uscire dalla pandemia, in questo caso medici e ricerca scientifica di primo livello. Crediamo che tutti debbano fare la loro parte senza egoismi, con la massima responsabilità, mettendo la salute e non il profitto al centro di tutto e avendo cura anche di quella dei paesi in via di sviluppo. Abbiamo dimostrato di essere in grado di offrire il nostro aiuto concreto in tutto il mondo, e su questo non devono esserci dubbi. D’altro canto chi, oggi, in Europa si occupa di paesi come Mali, Guinea, Niger, Angola? Chi lo fa, se non Cuba? Noi abbiamo da sempre un grande rapporto con i popoli africani, ma non abbiamo mai preteso di sfruttare le loro miniere, non abbiamo sottratto le loro risorse naturali. Non abbiamo chiesto niente in cambio, e non faremo operazioni di mercato neanche con i vaccini.

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