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Covid 19
13 Maggio 2021
08:54

Palù (Aifa) spiega perché il richiamo del vaccino Pfizer va fatto dopo 42 giorni

Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco e componente del Cts, ha spiegato perché la seconda dose dei vaccini a Rna messaggero – Pfizer-BioNTech e Moderna – andrà distanziata di 42 giorni dalla prima, non più di 21 giorni: “Si è calcolato che così facendo si hanno a disposizione dosi sufficienti per proteggere velocemente circa 3 milioni di over 60, attualmente meno coperti dal vaccino ed esposti a significativo rischio di mortalità da Covid 19”.
A cura di Susanna Picone
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Giorgio Palù, presidente dell'Agenzia italiana del farmaco e componente del Cts, torna sulle indicazioni sui richiami dei vaccini anti-Covid. A suo dire, la seconda dose dei vaccini a Rna messaggero – quindi Pfizer-BioNTech e Moderna che utilizziamo in Italia – andrà distanziata di 42 giorni dalla prima, non più di 21 giorni. L’indicazione del ministero della Salute è stata “confermata” anche dal commissario all’emergenza Coronavirus Figliuolo dopo che la stessa Pfizer ha raccomandato invece di aspettare 21 giorni per la seconda dose. "Non è un suggerimento. È un’indicazione on label, cioè riportata sulla scheda di accompagnamento del farmaco, il cosiddetto bugiardino, che contraddice la raccomandazione inizialmente rilasciata dai valutatori di Amsterdam”, ha detto Palù in un'intervista al Corriere della Sera.

Perché la seconda dose dei vaccini a Rna messaggero va fatta dopo 42 giorni

L’efficacia di un vaccino e la sua immunogenicità non vengono compromesse se il richiamo viene spostato fino a un massimo di 42 giorni. Palù ha spiegato che la decisione di spostare in avanti la seconda dose del vaccino anti-Covid è stata presa per proteggere prima altre categorie di persone: "Si è calcolato che così facendo si hanno a disposizione dosi sufficienti per proteggere velocemente circa 3 milioni di over 60, attualmente meno coperti dal vaccino ed esposti a significativo rischio di mortalità da Covid 19, pari al 3 per cento”. Il presidente dell’Aifa ha risposto anche alla contestazione arrivata dall’azienda farmaceutica, che appunto ha ricordato che il vaccino Pfizer è stato studiato per una seconda somministrazione a 21 giorni: “Un’industria non può dettare scelte che dipendono dagli enti regolatori e che vengono prese anche sulla base dei risultati osservati sul campo, su decine di milioni di persone e quindi non limitati agli studi di validazione su poche decine di migliaia di casi”. Sul campo ci si è accorti che la seconda dose del vaccino può essere spostata fino a 42 giorni senza condizionare né la protezione dalla malattia che resta alta, fino al 70%, né la risposta degli anticorpi. “Ripeto, la posizione di Aifa e ministero della Salute sono un’indicazione vera e propria per affrontare in una fase particolare una relativa carenza di scorte”, ha sottolineato l’esperto.

Vaccino AstraZeneca: "Benefici superano sempre i rischi"

Nell’intervista Palù ha parlato anche del vaccino AstraZeneca per il quale l’Ema non ha posto condizioni di età e sesso: l’Aifa ha previsto un uso preferenziale sopra i 60 anni, ma questo non significa escludere altre scelte. I benefici di AstraZeneca – ha spiegato Palù – superano sempre i rischi, dai 18 anni in su, “ma la somministrazione in età giovanile andrebbe considerata con molta attenzione tenendo conto degli eventi di trombosi venosa profonda con carenza di piastrine riportate soprattutto in persone sotto i 60 anni”. Infine, riguardo i vaccini per bambini: “Pfizer-BioNTech ha già ottenuto l’autorizzazione emergenziale negli Stati Uniti per l’uso sopra i 12 anni. L’Ema adesso deve valutare i dati, si tratta di un processo più complesso perché porta a un’autorizzazione condizionata e a successivi studi sul campo".

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