Padre abusava del figlio di 8 anni, filmava le violenze e diffondeva i video in chat: 14 anni di carcere

Un uomo di 42 anni è stato condannato a 14 anni e otto mesi di reclusione dal Tribunale di Cagliari per i reati di violenza sessuale su minore e produzione e divulgazione di materiale pedopornografico commessi nei confronti del figlio di appena 8 anni. La terribile storia di abusi in un paese dell’Alta Gallura dove il piccolo sarebbe stato costretto a sottostare alle violenze del padre per lungo tempo e fino alla primavera del 2024 quando il minore ha trovato la forza di raccontare tutto alla madre che infine ha denunciato l’ex compagno.
Secondo l’accusa, l’uomo abusava sessualmente del figlio e lo filmava condividendo poi i filmati con altri uomini sulle chat o in videochiamate. Per gli inquirenti, l’uomo realizzava veri e propri “spettacoli pedopornografici” col coinvolgimento del figlio minore, costretto a fare e subire atti sessuali.
Per questo nello stesso procedimento condannato a 8 anni di carcere anche un altro uomo di 31 anni che, secondo le accuse della Dda di Cagliari, aveva ricevuto foto e filmati dall’imputato principale in cui questo compiva atti sessuali sul bambino. Condannata infine a un anno per corruzione di minorenne, ma con pena sospesa, anche una terza imputata, una donna che avrebbe avuto un rapporto sessuale col 42enne in presenza della figlia molto piccola di tre anni e mezzo.
Gli imputati hanno potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena grazie al rito abbreviato. A conferma della gravità assoluta dei fatti contestati, però, sono le pene inflitte dal Giudice per le udienze preliminari ai due uomini che sono state superiori a quelle richieste dall’accusa. Il giudice ha inoltre disposto una provvisionale di 20mila euro per ciascuno dei condannati in favore della famiglia del bambino vittima di violenze.
Seconda l’accusa, però, vi erano anche altre persone con cui l’uomo, in carcere da un anno e mezzo, scambiava i filmati. L'indagine, partita dopo la denuncia della madre del piccolo e coordinata dal pubblico ministero Gilberto Ganassi, ha portato infatti alla scoperta di un giro più ampio di pedopornografica online. In tutto sarebbero cinque i minori vittime degli abusi.