Yara Gambirario e Massimo Bossetti
in foto: Yara Gambirario e Massimo Bossetti

I giudici della Corte Suprema di Cassazione hanno confermato la condanna all'ergastolo per Massimo Bossetti: è lui l'assassino di Yara Gambirasio e si tratta della sentenza definitiva, dopo quelle di primo e secondo grado, entrambe di colpevolezza. Il pronunciamento della suprema corte mette la parola fine su uno dei casi di cronaca più gravi degli ultimi anni. Il corpo di Yara Gambirasio, giovane ginnasta di 13 anni, venne trovato il 26 febbraio 2011 in un campo a Chignolo d'Isola, nel Bergamasco, a pochi chilometri da Brembate di Sopra, dove la ragazza viveva e da dove era scomparsa tre mesi prima. I genitori di Yara Gambirasio non erano presenti in aula.

L'omicidio Yara Gambirasio

I fatti risalgono al 26 novembre 2010, quando la 13enne è scomparsa da Brembate di Sopra (Bergamo). La ragazzina ha lasciato il centro sportivo dove si allenava in ginnastica ritmica per dirigersi a casa, distante poco meno di 700 metri, ma non vi è mai arrivata. Il suo corpo è stato ritrovato tre mesi dopo il 26 febbraio 2011, da un aeromodellista in un campo aperto a Chignolo d'Isola, distante 10 chilometri circa da Brembate di Sopra. Tre anni dopo, Massimo Giuseppe Bossetti, muratore incensurato di 44 anni è stato arrestato con l'accusa di aver rapito e seviziato la piccola Yara, cagionandone la morte. All'identificazione di Bossetti la procura è giunta attraverso il test del DNA somministrato a tutta la popolazione locale. Attraverso l'esame del residuo biologico appartenente a un individuo classificato come Ignoto 1, ritenuto quello dell'aggressore, rintracciato sui leggins di Yara, i genetisti sono giunti prima al padre del Bossetti, Giuseppe Guerinoni, autista di Gorno deceduto nel 1999 e poi al muratore di Mapello, figlio illegittimo di Guerinoni.