Omicidio Trandafir, perché Montefusco è stato condannato all’ergastolo: “Nessun motivo umanamente comprensibile”

Non esiste alcuna "comprensibilità umana" nel duplice femminicidio compiuto da Salvatore Montefusco ai danni della moglie Gabriela Trandafir e della figlia della donna, Renata. Le due furono uccise a colpi di arma da fuoco a Cavazzona di Castelfranco Emilia (Modena) nel giugno del 2022 e il 73enne era stato condannato in primo grado dalla Corte di assise di Modena a 30 anni di carcere, motivando la decisione con una presunta "comprensibilità" dei motivi che avevano spinto al delitto.
La Corte di Assise di Appello di Bologna ha invece accolto l'appello della Procura di Modena, condannando lo scorso 15 settembre Montefusco all'ergastolo con un anno di isolamento. Ora sono state rese pubbliche le motivazioni della seconda sentenza. "Nessun motivo umanamente comprensibile per il duplice femminicidio – fa sapere la Corte di Assise di Appello bolognese – ma alla base del delitto ci furono finalità prevalentemente ritorsive e di riaffermazione del proprio ruolo.

Importante, come sottolinea la legale Barbara Iannuccelli, che assiste la sorella di Gabriela Trandafir, il passaggio sul tradimento da parte delle autorità della ratio dell'istituto delle attenuanti generiche. "Queste ultime infatti non svolgono nel sistema una funzione genericamente indulgenziale. Andando a monte del conflitto familiare, la Corte non ravvisa alcuna ragione meritevole: la guerriglia domestica aveva il solo scopo di mantenere il possesso dell'immobile e la stessa seguì una serie di soprusi e maltrattamenti da parte di Montefusco".
"Questa sentenza ha ripristinato in qualche modo l'equilibrio insito nella parola giustizia – ha spiegato Iannuccelli a Fanpage.it -. È stata riconosciuta la valenza maltrattante della condotta di Montefusco e anche il fatto che non esistono motivi umanamente comprensibili per un femminicidio".

"I familiari di Gabriela e Renata non potranno mai più riaverle – continua – però il riconoscimento da parte dello Stato del fatto che non vi sono motivi umanamente comprensibili per un delitto del genere e che mai potranno esserci quando si tratta della vita di due donne, risana delle ferite".
Secondo la legale, le motivazioni della sentenza arrivano a sostegno anche del nuovo processo costola sul duplice femminicidio: la Procura si è mossa in modo autonomo nei confronti dell'ex luogotenente dei carabinieri di Castelfranco Emilia che non raccolse la denuncia presentata da Gabriela Trandafir.
La sorella della 47enne dovrà fornire la sua testimonianza nell'ambito del processo a un sistema che non raccolse le richieste di aiuto di mamma e figlia, che temevano per la loro incolumità. "I familiari non sono ammessi come parte civile, ma la testimonianza di Elena assume un ruolo fondamentale anche in questo procedimento penale, oltre a quello per femminicidio. Se lo Stato fosse intervenuto prima, probabilmente queste due donne non sarebbero morte" ha ribadito Iannuccelli.
La prossima udienza per questo procedimento è fissata per il 15 dicembre. "Con i familiari saremo presenti – continua la legale -. In aula in qualche modo si sta riaffermando la sensibilità verso la cultura del salvataggio delle donne che fanno suonare dei campanelli d'allarme. Questa sentenza, facendo un salto logico, con l'esclusione della legittimità dei motivi umanamente comprensibili ci fa capire che lo Stato vuole recuperare tutto quello che è venuto prima del femminicidio, perché purtroppo per Gabriela e Renata si è trattato di una lenta discesa verso la morte durata almeno un anno".