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Omicidio Nada Cella, prosciolta Annalucia Cecere: l’ex insegnante non andrà a processo

Annalucia Cecere non andrà a processo. L’ex insegnante accusata di avere ucciso il 6 maggio 1996 la segretaria Nada Cella nello studio del commercialista Marco Soracco, a Chiavari, è stata prosciolta. Niente rinvio a giudizio anche per quest’ ultimo e per sua madre Marisa Bacchioni che avrebbero dovuto rispondere di false dichiarazioni al pm e favoreggiamento. La Procura potrebbe decidere di fare ricorso.
A cura di Eleonora Panseri
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È stata prosciolta Annalucia Cecere, l'ex insegnante accusata di avere ucciso il 6 maggio 1996 la segretaria Nada Cella nello studio del commercialista Marco Soracco, a Chiavari. Prosciolti anche quest' ultimo e l'anziana madre Marisa Bacchioni. Lo ha deciso la giudice del tribunale di Genova Angela Maria Nutini, dopo essersi ritirata in camera di consiglio per circa un'ora per decidere sul rinvio a giudizio dei tre, a quasi 28 anni di distanza dal delitto e a due settimane dall’udienza preliminare.

Annalucia Cecere
Annalucia Cecere

Cecere era accusata di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. Soracco e la madre Marisa Bacchioni dovevano rispondere di false dichiarazioni al pubblico ministero e favoreggiamento: per l'accusa avrebbero mentito nel corso degli interrogatori fatti fino a un mese fa. La sentenza di non luogo a procedere emessa stamani è legata alla legge Cartabia e motivata dal fatto che gli elementi raccolti dall’accusa sono stati considerati insufficienti ad arrivare a una "ragionevole previsione di condanna". Cecere, Soracco e la madre non erano presenti in aula.

Marco Soracco (Foto Facebook)
Marco Soracco (Foto Facebook)

L'ex insegnante di 58 anni, secondo quanto si leggeva nella richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla pm Gabriella Dotto, avrebbe ucciso Nada "per motivi di rancore e gelosia verso la vittima, per via della posizione da lei occupata all'interno dello studio di Soracco e la sua vicinanza a costui". L'uomo e la madre, sostenevano invece gli investigatori della squadra mobile, avrebbero invece mentito più volte durante i numerosi interrogatori con gli inquirenti. Ora la Procura potrebbe decidere di fare ricorso, davanti alla Corte d’appello e, infine, se lo riterrà anche in Cassazione.

La famiglia di Nada Cella: "Attoniti e dispiaciuti"

Nada Cella e sua mamma Silvana
Nada Cella e sua mamma Silvana

"Siamo attoniti e dispiaciuti. E la famiglia stupita. La magistratura non finisce mai di stupirmi. Speravo e confidavo che si potesse approfondire. Sarebbe stato giusto celebrare questo processo", ha detto l'avvocata Sabrina Franzone, la legale della mamma di Nada, Silvana Smaniotto, che ha pianto in aula dopo la lettura del dispositivo che ha prosciolto Cecere e si è allontanata dal tribunale sorretta dalle nipoti. "La famiglia comunque sa. Sa che le cose sono andate come la polizia e la Procura hanno ricostruito. Questa indagine è stata condotta in modo corretto da parte di tutti", conclude Franzone.

Sulla morte di Nada Cella la Procura aveva ripreso ad indagare nel 2021 grazie al contributo della criminologa Antonella Delfino Pesce che, con una tesi di laurea, aveva fatto emergere alcuni elementi e testimonianze mai presi in considerazione prima dagli inquirenti che avevano fatto riaprire il caso. "Le sentenze si rispettano. Aspetterò 30 giorni per leggere le motivazioni che sicuramente saranno fondate e forse anche inappellabili. Il post canonico e perbenista finisce qui. Adesso ne inizia un altro, certamente non in linea con l’orientamento giuridico della recente Cartabia", scrive in un post pubblicato su Facebook la criminologa.

"Ho conosciuto il peggio della legge attraverso fascicoli vecchi di 25 anni. E ho sempre pensato e sperato che alla verità si potesse ancora arrivare a piccoli, faticosissimi passi. E un processo sarebbe stato l’ennesima opportunitá per giungerci. Il mondo viene costruito ogni giorno attraverso cosa decidiamo di essere o non essere, cosa scegliamo di fare lo non fare. Da domani perciò sapremo tutti cosa ci dovremo aspettare se avremo voglia di rincorrere la giustizia e confidare in essa. Il nulla", conclude.

Annalucia Cecere: "Sollevata ma amareggiata, voglio solo tornare nell'anonimato"

"Sono sollevata ma al tempo stesso amareggiata perché nessuno mi restituirà gli anni di sofferenza che ho dovuto subire", dice Annalucia Cecere commenta, tramite i suoi avvocati Giovanni Roffo e Gabriella Martini, la sentenza di proscioglimento dall'accusa di essere l'assassina di Nada Cella. "Ringrazio i miei difensori – ha continuato – e spero che l'incubo sia finito. Adesso voglio solo tornare nell'anonimato".

"Siamo ovviamente molto soddisfatti del proscioglimento. Ce lo aspettavamo perché gli indizi erano molto labili. Aspettiamo le motivazioni e la decisione del pm", hanno detto invece gli avvocati Giovanni Roffo e Susanna Martini che assistono Annalucia Cecere dopo la sentenza di proscioglimento.

"Per noi i punti deboli dell'indagine erano chiari: gli indizi non erano gravi, precisi e concordanti. Con le carte alla mano abbiamo cercato di fare capire la logicità della linea difensiva mentre la linea dell'accusa aveva incongruenze profonde", hanno continuato. "Il bottone era simile ma non uguale e francamente non vedo quali novità potessero emergente a seguito di consulenze. Lei ha sempre sostenuto la sua totale estraneità. Non è stata per tutti questi anni una situazione piacevole", aggiungono.

L'avvocato di Soracco e Bacchioni: "L'impressione e che si fosse andato dietro a chiacchiere di paese"

"Ce lo auspicavamo che andasse così. Dopo la riforma Cartabia il giudice per l'udienza preliminare deve rinviare a giudizio se ci sono prove oltre ogni ragionevole dubbio", ha commentato invece l'avvocato Andrea Vernazza, che assiste il commercialista Marco Soracco e la madre, dopo la sentenza di proscioglimento. "Mi sembra che ci sia stata una formula piena – ha continuato – ma poi lo vedremo con le motivazioni. Siamo contenti per Soracco e la sua anziana mamma. È una bella soddisfazione. L'impressione è che si fosse andato dietro a chiacchiere di paese".

Le tesi dell'accusa

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Secondo la Procura, invece, il commercialista avrebbe detto che quella mattina era sceso in studio solo qualche minuto dopo le 9.10 ma risulta "invece provato il suo accesso in studio prima delle 9 e la conoscenza della identità dell'autrice della aggressione". Inoltre avrebbe mentito sulla sua conoscenza con la Cecere dichiarando "di non aver avuto alcuna relazione, ma solo una occasionale frequentazione, e che la donna non era mai andata in studio, eccetto che in una sola occasione – qualche giorno prima dell'omicidio – in cui l'aveva ricevuta la segretaria Nada Cella".

Il castello di bugie, secondo gli inquirenti, riguarderebbe anche la telefonata di una amica "ricevuta lo stesso giorno dell'omicidio (con la richiesta di intercedere per il posto di lavoro di Nada) e in merito alla telefonata ricevuta personalmente il giorno in cui la stessa Cecere subì una perquisizione ("non sono mai stata innamorata, anzi mi fai schifo"), ometteva di fornire informazioni utili (asserendo solo di aver considerato la persona della Cecere "figura non importante"). E poi dichiarava "di non essersi accorto di quanto accaduto alla segretaria e di aver inizialmente pensato ad un malore o a un urto accidentale su qualche spigolo (pur avendo in realtà ritenuto che fosse necessario astenersi dal toccare la vittima o altri oggetti nella stanza)".

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