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Omicidio Bruzzese. Salvini a Pesaro: “Aveva chiesto di uscire dal programma di protezione”

Il ministro dell’Interno in prefettura nel comune marchigiano per presiedere il Comitato per l’ordine e la sicurezza: “Vedremo cosa non ha funzionato nel sistema, ma il lavoro delle forze dell’ordine è eccellente”. Marcello Bruzzese è stato ucciso il giorno di Natale. Era un collaboratore di giustizia.
A cura di Biagio Chiariello
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“Questo signore, al quale va una preghiera, da oltre due anni e mezzo aveva chiesto di uscire dal sistema di protezione". Queste le prime parole del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, nella conferenza stampa sull’omicidio di Marcello Bruzzese, il collaboratore di giustizia ammazzato il pomeriggio di Natale a Pesaro. Il capo del Viminale, arrivato poco fa alla prefettura pesarese per presiedere il Comitato per l'ordine e la sicurezza, ha aggiunto: "Vedremo cosa non ha funzionato nel sistema di protezione, anche se il lavoro delle forze dell'ordine è eccellente. Per fortuna i dati ci dicono che le Marche e i marchigiani sono più forti di qualunque infiltrazione criminale, e i dati lo confermano". "Sono in corso indagini , analisi e rilevamenti per verificare identità e motivazioni del crimine. La persona morta aveva già chiesto da due anni di uscire dal sistema di protezione" ha aggiunto Salvini. Il ministro è stato duramente criticato dalle opposizioni per aver abbassato la guardia sulla lotta alle mafie. “Stiamo sequestrando e confiscando beni ai mafiosi, però sono orgoglioso dei lavoro che le forze dell'ordine stanno facendo in questa splendida regione che non merita di essere accostata a certi fenomeni" ha replicato.

Nel frattempo da ambienti della Dda di Reggio Calabria, diretta da Giovanni Bombardieri, emerge l’ipotesi – “assolutamente fondata" a livello giudiziario ed investigativo – che l'ordine di uccidere Bruzzese, fratello del collaboratore di giustizia Biagio Girolamo, sia partito dalla Calabria. I contatti in corso tra le Procure antimafia di Reggio Calabria e di Ancona hanno l’obiettivo di ricostruire la personalità della vittima e del fratello, oltre che di analizzare le modalità organizzative ed esecutive dell’assassinio del 51enne originario di Rizziconi, che era a tutti gli effetti un collaboratore di giustizia, anche se non coperto da anonimato.

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