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Peter Neumair e Laura Perselli uccisi a Bolzano

Omicidio Bolzano, i periti: “Benno Neumair non è socialmente pericoloso”

Secondo i periti nominati dalla giudice per le indagini preliminari sul caso riguardante la morte di Peter Neumair e Laura Perselli, Benno Neumair non sarebbe socialmente pericoloso. Gli esperti ritengono che il 30enne non fosse nel pieno delle sue facoltà mentali. Contrari i consulenti di parte civile.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Secondo i tre periti nominati dalla giudice per le indagini preliminari sul caso di Benno Neumair, Clara Scheidle, il figlio di Peter e Laura Neumair non sarebbe socialmente pericoloso. Lo psichiatra trentino Edoardo Mancioppi, lo psicologo padovano Marco Samory e la psicologa e criminologa Isabella Merzagora hanno riconosciuto al 30enne una ridotta capacità di intendere e di volere nel caso dell'omicidio di suo padre Peter. Quando ha ucciso sua madre Laura Perselli, sarebbe stato nel pieno delle sue facoltà mentali. Nella giornata di martedì 20 luglio si è svolta in tribunale l'udienza in incidente probatorio. I tre periti hanno illustrato al giudice le conclusioni della perizia psichiatrica effettuata, rispondendo alle domande dei pm e degli avvocati. Secondo gli esperti, la lucidità di Benno sarebbe stata offuscata dal litigio avuto con il padre Peter. Il primo omicidio, quindi, sarebbe stato eseguito sull'onda di una semi infermità mentale.

La discussione con il genitore avrebbe fatto da detonatore rispetto al suo disturbo di personalità di tipo narcisistico e antisociale. Il parametro di pericolosità sociale va stabilito in base a casi di infermità parziale o totale di mente. Nel caso di Benno, quindi, sarebbe relativo soltanto al primo delitto, commesso sull'onda di una parziale incapacità di intendere e di volere. Quando ha strangolato Laura Perselli, invece, Benno Neumair sarebbe stato pienamente cosciente. Il secondo caso quindi andrebbe valutato con parametri differenti.

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I due delitti sono stati considerati come casi separati e diversi dal punto di vista motivazionale. La criminologa Merzagora ha spiegato che secondo gli accertamenti effettuati, il 30enne avrebbe agito contro il padre sull'onda di un raptus scatenato da litigi pregressi. Queste conclusioni non sono condivise dai consulenti di parte civile per i quali Benno sarebbe sempre stato capace di intendere e di volere. Lo sottolinea anche l'avvocato Carlo Bertacchi, legale di Madè, sorella di Benno. "La lite con il padre è solo il frutto di un racconto di Benno che non trova nessun riscontro negli atti di indagine".

I periti del giudice hanno anche escluso che l'utilizzo di sostanze dopanti possa aver inciso in qualche modo sulla salute mentale del 30enne. Dopo l'udienza saranno inviati gli atti al pm per la conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio. Benno non era presente in aula al contrario della sorella Madè. Il 30enne insegnante di matematica è accusato di omicidio volontario aggravato plurimo e occultamento di cadavere. 

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