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Omicidio a scuola a La Spezia, i compagni di Atif: “Una volta disse voglio provare cosa si prova a uccidere”

Alcuni giovani rivelano fatti inquietanti sul conto del 18enne che ha ucciso in classe un compagno di scuola a La Spezia ma alcuni insegnanti raccontano: “Amava lo studio e sapeva essere generoso ma aveva l’abisso dentro”.
A cura di Antonio Palma
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Zouhair Atif
Zouhair Atif

Uno ragazzo bravo nello studio ma sicuramente difficile diviso tra prove di generosità e atti violenti che via via però si sarebbero fatti sempre più pericolosi fino a culminare nell’omicidio del compagno di scuola 18enne a la Spezia. È il quadro della personalità di Zouhair Atif, il diciottenne ora in carcere dopo la tragedia che si è consumata venerdì mattina dell’istituto professionale “Einaudi–Chiodo”, che emerge dal racconto dei compagni di scuola e dei docenti.

Secondo molti coetanei che frequentano l’istituto spezzino, Atif aveva già minaccio in precedenza la vittima Abanoub, pare per contrasti relativi a una ragazza, e soprattutto sembra che avesse già portato altre volte un coltello a scuola. Secondo alcuni racconti al Corriere della Sera, il giovane qualche tempo fa aveva minacciato con una lama anche un altro ragazzo dell’istituto e anche lo zio della vittima accusa: “Non era la prima volta che portava il coltello. Dovevano fermarlo prima”.

Alcuni giovani rivelano però altri fatti inquietanti sul conto del 18enne che ovviamente andranno verificati. “Per un periodo Atif andava in giro chiedendo cosa succede in Italia ad uno che ammazza una persona” ha raccontato un compagno di scuola. “Durante un incontro con un’insegnante, ognuno doveva esprimere un sogno. Quando fu il turno di Atif, lui se ne uscì dicendo ‘mi piacerebbe vedere che emozione si prova a uccidere una persona’ ma lei non fece nulla” ha rivelato un altro.

Affermazioni gravi che gli inquirenti stanno cercano di appurare e che però contrasta con quanto riferito da alcuni docenti secondo i quali il ragazzo era particolare ma con “rendimento scolastico superiore alla media e senza nemmeno una nota di demerito”. “Aveva delle posizioni estremiste, ma sapeva anche essere generoso difendendo chi era più debole. Amava la poesia e lo studio, ma aveva l’abisso dentro” ha racconto a Repubblica una sua ex insegnante.

Anche il padre del giovane, chiedendo scusa ai familiari della vittima, dice di non saper dare una spiegazione di quanto accaduto. “Io sono un padre e penso a quell'altro padre. Un padre come me. Chiedo scusa per tutto, chiedo scusa ai genitori, alle sorelle, ai parenti di quel ragazzo" ha dichiarato al Corriere, aggiungendo: "Mio figlio è un bravo ragazzo e un gran lavoratore. Questa non mi pare essere una cosa che può fare uno con il suo carattere. In casa non ci sono coltelli in giro. Se lui lo ha portato a scuola sicuramente non lo ha preso qui in casa. Forse l’ha comprato da qualche altra parte".

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