Dopo l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da coronavirus, il servizio sanitario nazionale potrebbe trovarsi davanti a una nuova emergenza, quella degli interventi rimandati per tutto questo periodo e che si sono ora accumulati. Secondo una analisi di Nomisma, infatti, dall’inizio dell’emergenza, con la chiusura di reparti e interi ospedali, trasformati in strutture solo covid, si sarebbero accumulati circa 410mila interventi chirurgici di ogni tipo, giudicati non urgenti e ora però da recuperare. A questi vanno sommati gli oltre 11 milioni di controlli e accertamenti clinici saltati per lo stesso motivo. Ci vorranno mesi per smaltire le liste d’attesa e questo potrebbe creare sia una nuova pressione su ospedali e strutture ma anche una vera e propria trasformazione delle abitudini di cura degli italiani con molti che potrebbero ad esempio preferire strutture più vicine ma considerate meno capaci, come spesso accade al sud.

Se ogni anno sono circa 750mila i cittadini che si spostano per avere cure in altre regioni diverse da quella di residenza, quasi sempre in direzione nord, lo studio ha calcolato che durante la pandemia questo flusso ha avuto un blocco pressoché totale. Stiamo parlando di persone che per oltre il 90% si sposta per ricoveri acuti in regime ordinario e che si sobbarca spese anche ingenti. Con la sospensione dei ricoveri differibili, Nomisma ha stimato che siano stati rimandati il 75% dei ricoveri per interventi chirurgici in regime ordinario. Considerando un blocco totale della attività per due mesi, questo significa 410mila ricoveri per interventi chirurgici da riprogrammare. Del resto, come evidenziano i saldi sulla mobilità sanitaria, le regioni di maggiore destinazione per le cure fuori dalla zona di residenza sono Lombardia ed Emilia Romagna, cioè due delle più colpite in assoluto dal nuovo coronavirus in Italia.

Ovviamente le percentuali di interventi rimandati variano e anche di molto in base al tipo di operazione: si va quindi dal 56% dei ricoveri rinviati per interventi legati a malattie e disturbi cardiocircolatori alla quasi totalità di rinvio per i ricoveri dovuti a patologie di otorinolaringoiatria del sistema endocrino, nutrizionale e metabolico, passando per circa il 30 per cento degli interventi in area ortopedica. "Il blocco degli interventi chirurgici non urgenti avrà naturalmente un significativo impatto sulle liste di attesa: per un intervento programmato di bypass coronarico o di angioplastica coronarica, dove l'attesa media nazionale si aggira intorno ai 20-25 giorni, le attese potranno raggiungere i quattro mesi, mentre per un impianto di protesi d'anca i tempi di attesa potranno raddoppiare superando i sei mesi" hanno spiegato Maria Cristina Perrelli Branca e Paola Piccioni, analiste di Nomisma. Questo, insieme alla persistente paura, potrebbe avere una pesante ripercussione sulla mobilità sanitaria così come la conosciamo. Molti rinunceranno a spostarsi preferendo strutture più vicine o rimandando ancora i propri interventi fino a quando la gestione della situazione Covid sarà consolidata.