Mentre ancora si lavora per capire con precisione le cause dell’epidemia da coronavirus che ha colpito il nostro Paese, ricostruendo la catena del contagio e chiarendo i misteri intorno al cosiddetto paziente zero (o ai pazienti zero), è aperto anche un altro fronte di riflessione e di analisi per capire cosa non abbia funzionato nella catena di trasmissione delle informazioni fra ministero e strutture sanitarie di ogni livello. Le priorità assolute restano il contenimento del contagio e il rafforzamento dei presidi ospedalieri, ma al ministero sono sempre più consapevoli della centralità che assume una corretta informazione non solo fra istituzioni e cittadini, ma anche tra tutti i livelli dell’infrastruttura sanitaria, con particolare riguardo ai presidi medici territoriali, medicina di base inclusa. È su questo piano che si gioca una partita decisiva. Ed è qui che qualcosa è andato storto.

Per ovviare alle difficoltà, la Direzione generale della prevenzione sanitaria ha emanato una nuova circolare, che specifica nel dettaglio le procedure da utilizzare ai vari livelli, dai medici di base al personale di pronto soccorso e degli ospedali. Si tratta di pratiche fondamentali per impedire l'ulteriore diffusione del contagio e il cui rispetto avrebbe potuto evitare il caos di questi giorni.

Prima di tutto, nel caso in cui un medico di medicina generale venga a conoscenza di un caso sospetto deve raccogliere le informazioni anagrafiche e prevedere la visita “in ambiente dedicato presso lo studio o visita domiciliare”, evitando che il paziente resti nelle sale di attesa dell’ambulatorio. Il medico deve dotarsi di DPI (ovvero il kit mascherina, guanti, occhialini, camice monouso), “disinfettare le superfici dell’ambulatorio con ipoclorito di sodio 0,1%, dopo pulizia con un detergente neutro, smaltire i rifiuti come materiale infetto categoria B (UN3291); adottare sistematicamente e rigorosamente le precauzioni standard (droplets ecc)”.

Come vanno trattati i sospetti contagi da coronavirus dai medici di base

Il medico deve essere in grado di distinguere in base ai sintomi e adottare rigidamente le linee guida disposte dalla nuova circolare. Nel caso in cui un paziente abbia temperatura corporea superiore a 37,5, presenti mal di gola, rinorrea, difficoltà respiratoria e sintomatologia simil-influenzale/simil COVID-19/polmonite, il medico è chiamato a:

  • effettuare una valutazione epidemiologica circa le affezioni alle vie respiratorie, dunque ricostruendo un eventuale collegamento con un paese a rischio (data di partenza dalla zona a rischio, esposizione a casi accertati o sospetti, contatti con persone rientrate dal paese a rischio, con familiari di casi sospetti), inserendo nella valutazione anche il quadro delle patologie preesistenti e dello stato vaccinale;
  • segnalare il paziente al 112/118 e all’UO di Malattie infettive;
  • disporre intanto l’isolamento e la riduzione dei contatti, oltre che l’uso di mascherina, guanti e protezione dei conviventi, il lavaggio frequente delle mani, l’areazione frequente degli ambienti.

È molto importante che il medico disincentivi “iniziative di ricorso autonomo ai Servizi sanitari”: in altre parole, senza il via libera dagli addetti al numero verde e in assenza di una rivalutazione (anche telefonica) da parte dello stesso medico curante, il paziente non deve recarsi al pronto soccorso.

Nel caso di pazienti che presentino pochi sintomi o che siano risultati negativi al test, pur essendo stati a contatto con persone “a rischio”, il medico deve segnalare il caso alla ASL, predisponendo assistenza domiciliare ed effettuando costante valutazione clinica.

Se un soggetto è invece positivo al tampone ma è asintomatico, si applica semplicemente la quarantena con sorveglianza attiva per 14 giorni.

Cosa accade se si va in ospedale

È fondamentale il lavoro degli operatori del 112 e del numero verde attivato allo scopo, che devono fare una prima procedura di triage telefonico, valutando se esistano le condizioni per la definizione di un caso sospetto (come detto prima “temperatura corporea superiore a 37,5, presenti mal di gola, rinorrea, difficoltà respiratoria e sintomatologia simil-influenzale/simil COVID-19/polmonite”). Nel caso si renda necessario il ricovero, si adopererà un’ambulanza che sarà immediatamente decontaminata dopo il trasferimento e che abbia una divisione tra vano autista e paziente. Il personale sanitario deve indossare adeguati DPI, mentre i casi sospetti devono indossare una mascherina.

I casi confermati di coronavirus vanno ospedalizzati, se possibile in stanze di isolamento. La tabella spiega quale sarà il livello di utilizzo dei DPI, in base alle necessità:

Un peso centrale deve avere la pulizia degli ambienti sanitari, visto che i “Coronavirus, inclusi i virus responsabili della SARS e della MERS, possono persistere sulle superfici inanimate in condizioni ottimali di umidità e temperature fino a 9 giorni”. Dunque, servirà una “pulizia accurata delle superfici ambientali con acqua e detergente seguita dall’applicazione di disinfettanti comunemente usati a livello ospedaliero (come l'ipoclorito di sodio)”, anche più di una volta per le camere di isolamento. Stesso discorso per la decontaminazione ambientale, che deve essere fatta usando attrezzature dedicate e monouso.

Cosa fare per gli ambienti contaminati da Coronavirus

La circolare affronta nel dettaglio la sanitizzazione dei luoghi non sanitari in cui abbiano soggiornato casi confermati di Coronavirus COVID-19. Il problema è sempre relativo alla sopravvivenza del virus nell’ambiente per un lasso ampio di tempo, il che rende necessario una decontaminazione profonda. La raccomandazione è quella di una completa pulizia con acqua e detergenti comuni, seguita da utilizzo di ipoclorito di sodio 0,1% oppure di etanolo al 70%. Durante le operazioni di pulizia bisogna aerare gli ambienti e utilizzare DPI con “filtrante respiratorio FFP2 o FFP3, protezione facciale, guanti monouso, camice monouso impermeabile a maniche lunghe”.

Inoltre, si legge: “La biancheria da letto, le tende e altri materiali di tessuto devono essere sottoposti a un ciclo di lavaggio con acqua calda a 90°C e detergente”.