Neonata gravemente disabile dopo errori medici: risarcimento di 2,5 milioni confermato in appello a Pisa

Un parto atteso come un momento di felicità si è trasformato in una vicenda giudiziaria lunga anni, segnata da un esito clinico devastante. Una neonata, oggi affetta da gravissimi danni cerebrali, ha ottenuto una risposta definitiva dalla giustizia civile: la Corte d’Appello di Firenze ha confermato il risarcimento milionario stabilito in primo grado dal tribunale di Pisa. Oltre 2,5 milioni di euro, convertiti in rendita vitalizia, per una storia che affonda le radici nell’estate del 2015. La notizia è riportata da Il Tirreno.
Secondo i giudici, le condizioni irreversibili della bambina sono riconducibili a una sequenza di errori sanitari avvenuti subito dopo la nascita. Il parto cesareo prematuro era programmato nel reparto di Ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Pisa. Dopo il trasferimento in Terapia intensiva neonatale, la neonata sarebbe stata vittima di una gestione clinica inadeguata, culminata in un danno neurologico permanente.
I consulenti tecnici hanno individuato il punto di partenza nella non corretta introduzione di un catetere ombelicale. Un’anomalia che, nonostante un controllo radiografico, non sarebbe stata corretta tempestivamente. Da lì, la comparsa di una trombosi dell’asse portale estesa al dotto venoso e la formazione di un ematoma lobulare di circa tre centimetri nel lobo epatico destro. Le complicanze epatiche hanno fatto aumentare in modo significativo i valori della bilirubina: la fototerapia, avviata correttamente, è stata però interrotta in maniera discontinua.
La conseguenza è stata lo sviluppo di un kernicterus, con un danno cerebrale gravissimo e definitivo. Un esito che ha condannato la bambina a un’invalidità totale e ha segnato in modo irreparabile la vita della sua famiglia.
I genitori, insieme ai nonni, avevano avviato un’azione legale contro l’azienda ospedaliero-universitaria pisana. Il tribunale di Pisa, in primo grado, aveva già riconosciuto la responsabilità della struttura sanitaria, quantificando il risarcimento in diverse voci: 1,493 milioni di euro per il danno non patrimoniale, 358mila euro per il lucro cessante, 71mila euro per le spese mediche e assistenziali già sostenute, e 684mila euro destinati alle cure future, per un totale superiore ai 2,5 milioni di euro. L’intera somma era stata trasformata in rendita vitalizia.
La Corte d’Appello di Firenze ha ora confermato integralmente quella decisione, intervenendo solo su un aspetto tecnico: l’azienda sanitaria non sarà più tenuta a stipulare una polizza fideiussoria a garanzia delle rate della rendita. Il pagamento, infatti, sarà effettuato direttamente dalla Regione, con copertura assicurata dal bilancio pubblico.