Gli islamici diano un segnale, dicevano e continuano a dire quelli che poi si offendono se vengono bollati come "italiani" durante il ferragosto a Formentera. Gli islamici dicano qualcosa, dicevano, dimenticando che alla strage di ‘ndrnagheta a Duisburg, ad esempio, non mi pare di ricordare nessun italianissimo gesto collettivo di scuse per queste mafie che inquinano il resto del mondo. E così oggi in tutta Europa succede che i musulmani partecipino alle messe, presenziando nelle chiese cattoliche, come segnale di pace e convergenza nei valori della non violenza e della fratellanza. Succede dappertutto, succede a Rouen dove non si è ancora asciugato il sangue del parroco sgozzato e succede anche in Italia dove sul sangue patetici Le Pen in salsa padana cercano di costruire un partito.

L'abbraccio nelle chiese, sia chiaro, è potente: un segnale fisico, non diversamente interpretabile e netto per tutti coloro che credono davvero che la pace sia il comune denominatore. E bene ha fatto la comunità islamica a chiedere a gran voce una presa di posizione che non lasciasse scampo ai detrattori, rappresentata dallo spostamento dell'Islam verso la Chiesa lasciando perdere l'eventuale equilibrio fintamente cortese delle celebrazioni cucite con diplomazia. Per un Imam entrare in una Chiesa è un gesto di richiesta d'abbraccio, un chiedere permesso e un porgersi al dialogo. Ogni altra interpretazione su ciò che accade oggi è benaltrismo di chi non ha più argomenti o peggio complottismo di bassa Lega. Con la L volutamente maiuscola.

Però l'abbraccio tra due comunità religiose così sotto pressione (cattolici e islamici) è la risposta ad una domanda sbagliata e questo dobbiamo bene tenercelo a mente. Al di là della propaganda che attecchisce tra l'ignoranza e la paura è chiaro che il terrorismo che viviamo in Europa non abbia niente a che vedere né con i parroci, né con Allah e nemmeno con Dio e se qualcuno non si è ancora disincagliato da quest'orrido pregiudizio (dopo che lo stesso Papa Francesco l'ha negato a gran voce) significa che esiste una riserva di irriducibili imbecilli. E gli imbecilli quando fanno squadra hanno la becera capacità di diventare insensibili ai segnali del mondo: credono che la Shoah sia un'invenzione, che Dio suggerisca le leggi parlamentari, che esistano diritti sbagliati e razze (o tenie o comunità religiose) prioritarie. Figuratevi se gli imbecilli si accorgeranno oggi di ciò che succede; rimarranno biliosi e spaventosi ad aspettare il prossimo appiglio.

Rispondere ad una domanda sbagliata significa legittimare l'idiota che l'ha posta: ben vengano i segnali di comunione tra religioni ma gli avvoltoi sono gli stessi che non sono umanamente (e intellettualmente) capaci di riconoscere il valore di una comunità. Sono quelli che si vantano di proteggere prima i propro figli, poi i figli dei propri figli, poi i figli dei propri amici, poi i figli dello stesso colore della propria pelle, poi i figli della propria nazione, poi i figli della propria etnia e solo dopo, solo dopo, se "ci si riesce" (dicono così) sono disposti a preoccuparsi dei figli degli altri. Questi non impareranno finché non gli capiterà di essere "altri" una volta nella vita. Questi non lo sanno nemmeno quali sono le parole che stanno nel vocabolario di un abbraccio.