Muore dopo intervento al cuore, la famiglia risarcita con 460mila euro: “Ha contratto un batterio in ospedale”

I parenti di un uomo di 81 anni, morto nel 2019 dopo essere stato operato al cuore, dovranno essere risarciti con oltre 460mila euro dall'azienda ospedaliera dove è stato eseguito l'intervento. Lo ha deciso la giudice del Tribunale civile di Padova Nicoletta Lolli.
Dopo il decesso dell'anziano i familiari si sono affidati all’avvocato Francesco Carrara e hanno intentato una causa che si è conclusa in questi giorni, come si legge su Il Gazzettino che ha riportato la notizia.
La vicenda è iniziata il 23 luglio 2019, quanto l'81enne era stato ricoverato in Cardiologia all'ospedale per una stenosi valvolare mitralica, una condizione patologica in cui la valvola mitrale, che permette il passaggio di sangue dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro, non funziona correttamente a causa di un restringimento.
Il pensionato, affetto anche da altre patologie, il 21 agosto era stato trasferito nel reparto di Cardiochirurgia e il 26 era stato sottoposto a un intervento di rivascolarizzazione miocardica con bypass e di sostituzione della valvola mitralica con una bioprotesi.
Durante il decorso ospedaliero però i medici erano stati costretti, a causa di una ischemia, a sottoporlo a un ulteriore operazione di ricanalizzazione dell’arteria.
Nei giorni successivi sembrava che tutto stesse andando per il meglio, fino a quando, il 5 settembre, l'81enne aveva contratto un'infezione del sangue. I medici avevano quindi deciso di isolare il paziente e di iniziare gli antibiotici.
Dopo un ulteriore miglioramento, era stato deciso il ricovero nel reparto di Riabilitazione cardiologica intensiva del Policlinico di Abano. Ed è qui che il pensionato aveva manifestato una insufficienza respiratoria acuta e il 16 settembre è morto.
Il 18 novembre 2019 gli accertamenti eseguiti post-mortem avevano confermato uno choc settico provocato dal batterio Klebsiella, che può essere contratto in ambienti ospedalieri o sanitari, specialmente da pazienti con sistemi immunitari indeboliti, mediante contatto diretto con superfici, strumenti o anche da mani contaminate.
Per questo la moglie, i due figli e due nipoti hanno deciso di intentare la causa civile. I medici legali Luca Pieraccini e Marco Bordei, nominati dalla giudice per chiarire la causa dell’ infezione, hanno ricostruito come l’anziano ha contratto il batterio durante il ricovero all’ospedale di Abano, dove era deceduto.