Mostro di Modena, la famiglia di una 20enne uccisa nel 1994 chiede nuove indagini: “Serve esaminare i reperti”

Otto donne furono uccise a Modena fra il 1985 e il 1995, omicidi che restano ancora senza un colpevole. Si torna oggi a parlare dei delitti, attribuiti a un unico assassino, il ‘mostro di Modena‘, perché l'avvocata Barbara Iannuccelli, che rappresenta il fratello della 20enne Anna Maria Palermo, uccisa nel 1994, ha depositato un'istanza per chiedere la riapertura delle indagini sull'omicidio della ragazza.
Palermo e le altre vittime, Giovanna Marchetti, Monica Abate, Anna Abbruzzese, Fabiana Zuccarini, Claudia Santachiara, Marina Balboni, Marina Balboni, erano prostitute o tossicodipendenti, donne che vivevano ai margini o stavano vivendo momenti di estrema fragilità. Fanpage.it ha contattato Iannuccelli per parlare delle recenti novità.

Avvocata, da dove siete partiti per presentare l'istanza?
Il dottor Armando Palmegiani e la dottoressa Valentina Marsella sono stati contattati dai familiari di Anna Maria Palermo che hanno avanzato la richiesta di cercare di fare luce sul delitto. Io ho ricevuto mandato dalla famiglia e sull'onda di questo, visto che l'avvocato può accedere al fascicolo solo su espresso mandato, abbiamo fatto ricerca e messo insieme tutto, abbiamo ricostruito tutta l'attività d'indagine.
Non è stato semplice perché abbiamo avuto accesso a un fascicolo di 32 anni fa, può immaginare le difficoltà di comprensione, molte cose non si leggevano. Abbiamo fatto anche un lavoro di recupero. Superate queste difficoltà, abbiamo ricostruito il mondo che c'era intorno ad Anna Maria in quegli anni.
Relativamente alla suggestione giornalistica del ‘mostro di Modena', mi sento di dire che prima di individuare un'unica mano in tutti gli omicidi, bisogna andare fino in fondo a uno, individuare il responsabile e poi capire se questo possa aver avuto qualche relazione con le altre donne.
Il mio metodo non è partito dall'esistenza di un ‘mostro', ma dall'analisi dei documenti che riguardano l'omicidio di Anna Maria. In effetti, intorno a lei ruotavano tante persone, in quel momento stava vivendo un momento particolare della sua vita privata, stava lasciando una persona per andare a convivere con un'altra.
Che cosa è emerso dalla vostra analisi?
Tra queste persone c'è un soggetto, indicato dalla sorella di Anna Maria, che prima nega ogni tipo di conoscenza con lei, poi fanno una perquisizione a casa e trovano una foto della ragazza. Sono stati attenzionati anche diversi altri soggetti: uno che aveva in tasca una bustina di plastica con una ciocca di capelli; un altro aveva in auto foto di donne.
Abbiamo letto la relazione del professor Francesco De Fazio. Era stato chiamato ad analizzare tutti gli elementi oggettivi che fino a quel momento avevano restituito i vari omicidi e conclude dicendo: ‘Non posso escludere né confermare la presenza di una sola mano'.
Le ragazze erano tutte prostitute o ragazze dedite all'uso di sostanze stupefacenti. Se da un lato questo le rendeva le "vittime ideali", perché sempre in contatto con persone estranee, dall'altro non si può dire che ci sia stato un ‘purgatore delle prostitute'.
Secondo me, questa suggestione giornalistica ha creato un po' di confusione e ha impedito di andare fino in fondo a ogni singola vicenda. Noi, ovviamente, arriviamo dopo 30 anni, con tutti i limiti che può determinare un'indagine dopo tutto questo tempo. Ma abbiamo sottoposto tutto alla Procura e speriamo che venga riesaminato almeno il caso di Anna Maria.
Tra i soggetti attenzionati c'è anche un uomo con disturbi mentali, oggi 68enne, che fu indagato per un altro degli omicidi del ‘mostro', quello della 23enne Claudia Santachiara, uccisa a Panzano di Campogalliano nel 1989. Forniva droga alle ragazze, lei cosa può dirci?
Quest'uomo ha detto di conoscere tutte queste ragazze, che ogni volta che leggeva degli omicidi gli si creava un ‘lampo' nella testa. È una persona con problemi psichiatrici che entra ed esce da qualunque indagine, lo ritroviamo anche come informatore. Insomma, è un personaggio che non si può non attenzionare. E non lo è stato fino in fondo.
Che cosa sperate di ottenere dalle presentazione di questa istanza?
La speranza che abbiamo è di arrivare all'analisi dei reperti, che possono restituire impronte digitali, Dna. La dinamica suggerisce anche la presenza di più di una persona, visto che sul corpo di Anna Maria sono stati trovati lividi da afferramento sulle sue braccia. Suggeriscono che Anna potrebbe essere stat immobilizzata mentre veniva colpita con un coltello.
Noi vogliamo arrivare ad analizzare i reperti conservati, che dovrebbero esserci ancora, e fare tutte le analisi scientifiche del caso. Come già detto, Anna Maria viveva un momento molto particolare della sua vita e ci sono soggetti che hanno mentito. Uno di loro avrebbe detto a un altro: "Preferirei vederla morta, piuttosto che vederla con te".
È necessario andare in fondo a un omicidio per poi comprendere se la persona verso la quale possono concentrarsi i sospetti e le attività d'indagine possa poi essere collocata sulle scende degli altri omicidi. È l'unico metodo d'indagine valido, piuttosto che fare il contrario: dire che c'è un ‘mostro', cercare similitudini e alla fine non arrivare a nulla.