Mose, il sindaco Orsoni: “Io usato dal Pd, ero la Madonna pellegrina”

"Mi venivano a dire: guarda che c’è il tuo concorrente che è in vantaggio. Si dice che ha un milione di euro, quindi tu fai la figura del pezzente. Mi dicevano: datti da fare per far arrivare risorse adeguate perché sennò rischiamo di andar male. Io mi sono adattato, questo non lo nego. E ho insistito con Mazzacurati". È quanto ha rivelato il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni ai giudici che indagano sullo scandalo Mose, durante gli interrogatori dopo l'arresto. Il primo cittadino del capoluogo veneto, che ieri è stato scarcerato dal gip in attesa di una proposta di patteggiamento a 4 mesi di reclusione, ha attaccato la dirigenza locale del suo partito, il Pd, spiegando che erano loro a insistere sui finanziamenti da parte del consorzio del Mose. "Io chiedevo a Mazzacurati i fondi su richiesta del partito ma non mi sono mai occupato di organizzare né finanziare alcuna iniziativa elettorale così come non potevo di certo sapere se quei soldi provenissero da fondi neri" ha spiegato il sindaco di Venezia ormai ai ferri corti con il Pd, che dopo l'arresto aveva preso le distanze da lui.
Le richieste al consorzio Mose dai vertici locali del Pd
"Mazzacurati è venuto diverse volte a casa mia, ogni tanto mi lasciava dei carteggi e delle buste, non sempre ho aperto per vedere cosa c’era dentro, può anche essere che mi abbia lasciato dei plichi da qualche parte e che io li abbia mollati lì" si è difeso Orsoni davanti ai pm, aggiungendo: "Mi dissero che era sempre avvenuto così a Venezia, che si andava a chiedere il contributo a Mazzacurati. Che era una cosa avvenuta in passato con i precedenti sindaci". Negli interrogatori Orsoni infatti fa riferimento anche alle rivelazioni che gli avrebbe fatto Mazzacurati sui soldi agli altri politici locali. Si fa il nome degli ex sindaci come Cacciari, che però nega con fermezza , ma anche del suo rivale in quelle elezioni del 2007, Renato Brunetta, che rigetta ogni addebito. Orsoni però fa soprattutto i nomi dei vertici del Pd locale che secondo lui gestivano la trama dei finanziamenti illeciti. "Le pressioni per avere soldi si sono fatte sempre più forti, quasi esclusivamente da parte di esponenti del Pd, il segretario provinciale Mognato, e poi attorno c’erano un po’ tutti, in particolare Zoggia e tanti altri minori della segreteria" ha spiegato Orsoni, aggiungendo: "Avevo pochi soldi per la campagna elettorale e il Pd nazionale mi disse che me ne servivano altri 400mila. Zoggia e Mognato mi dissero di andare direttamente da Mazzacurati, perché lo conoscevo meglio di loro".
Orsoni non ha rifiutato i soldi del consorzio Mose
Come scrivono i giudici, "nella sostanza Orsoni riconduce la sua candidatura a un’iniziativa del Partito Democratico, alla ricerca di una personalità credibile e idonea ad aggregare un vasto consenso politico", mentre sui finanziamenti ricevuti da Mazzacurati, Orsoni li “attribuisce a insistenze reiterate e pressanti del Partito Democratico, avanzate dai suoi responsabili politici e contabili, Zoggia, Marchese e Mognato". Orsoni nel suo interrogatorio, infatti, nega fermamente di aver ricevuto contante direttamente nelle sue mani, ma ammette di aver insistito con Mazzacurati per ottenere fondi per la campagna elettorale. Per i pm però Orsoni "si è prestato, non opponendosi, a una strategia di finanziamento occulto elaborata dai vertici del partito". "È vero, questa è stata una mia debolezza, non mi sono opposto. In tutto questo io sono stato usato, mi pareva di essere la Madonna pellegrina" ha confessato il sindaco ai pm.