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Morte di Riccardo Magherini, Corte europea per i diritti umani condanna l’Italia: “Immobilizzazione non necessaria”

Secondo i giudici della Corte europea dei diritti umani, l’Italia è responsabile di due violazioni e quindi ha imposto al nostro Paese di pagare ai familiari di Riccardo Magherini, 140mila euro per danni morali.
A cura di Antonio Palma
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Riccardo Magherini
Riccardo Magherini

L’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani per la morte di Riccardo Magherini, l'ex calciatore 40enne deceduto nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014 a Firenze, durante un fermo dei carabinieri mentre era in stato di agitazione a Borgo San Frediano. Secondo i giudici della Cedu, lo Stato italiano è responsabile del decesso dell’uomo perché non c'era "l'assoluta necessità" di immobilizzato a terra Riccardo Magherini come avvenne la notte del suo decesso. La corte di Strasburgo ha quindi imposto al nostro Paese di pagare ai familiari 140mila euro per danni morali.

Secondo i giudici l'Italia è responsabile di due violazioni del diritto alla vita. La Corte ha ritenuto che non fosse  assolutamente necessario tenere a terra la vittima anche dopo che aveva apparentemente perso conoscenza. Ha inoltre riscontrato carenze nell'indagine successiva e nella formazione degli agenti delle forze dell'ordine sulle tecniche di immobilizzazione e nelle linee guida in vigore in Italia all'epoca. La Corte, tuttavia, non si è pronunciata in merito alla responsabilità penale dei carabinieri, assolti dalla giustizia italiana.

Per la morte di Magherini in Italia la Cassazione ha assolto in via definitiva i tre carabinieri intervenuti quella notte e accusati di omicidio colposo. Secondo quanto accertato dalle perizie, l'uomo sarebbe morto in seguito allo stress respiratorio dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti e alla posizione prona in cui era stato tenuto per circa 20 minuti. Per questo nei primi gradi di giudizio i due militari erano stati condannati per non averlo girato quando aveva smesso di agitarsi. In Cassazione però venne stabilito che i carabinieri non potevano prevedere e conoscere le conseguenze di quella pratica sull’uomo perché “non avevano le competenze specifiche”.

Considerazione ribadite ora dalla Corte europea dei diritti umani che per lo stesso motivo ha condannato l’Italia. Nella sentenza infatti i giudici hanno sottolineato che le "linee guida in vigore all'epoca non contenevano istruzioni chiare e adeguate sul posizionamento delle persone in posizione prona al fine di ridurre al minimo i rischi per la salute e la vita", e "mancava la formazione degli agenti delle forze dell'ordine per garantire che possedessero il livello di competenza necessario nell'impiego di tecniche di immobilizzazione, come la posizione prona, che potrebbero mettere a rischio la vita".

La Corte ha inoltre ritenuto che vi è stata un'ulteriore violazione dell'articolo 2 per quanto riguardava l'indagine, a causa di dubbi sulla sua indipendenza. In particolare perché i due carabinieri direttamente coinvolti nell'incidente si erano recati quasi immediatamente al pronto soccorso dove Magherini era stato portato e avevano interrogato un testimone oculare, un volontario della Croce Rossa che era stato uno dei primi soccorritori.

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