Migrante morto sul traghetto Tunisi-Palermo, era nascosto in un’auto: fermata la proprietaria della vettura
Un ragazzo di origini tunisine di 25 anni è stato trovato morto in un'auto che era a bordo del traghetto in viaggio da Tunisi a Palermo. Il giovane, a quanto si apprende, non aveva documenti ed è probabile che sia deceduto nel tentativo di entrare in Italia nascosto nella vettura.
Secondo quanto è stato ricostruito, è stata la proprietaria del mezzo, un'Audi A4, anche lei tunisina, ad accorgersi della morte del giovane dopo essere scesa nel garage del traghetto. La donna ha segnalato il fatto al personale di bordo che ha allertato la Polizia di frontiera.
In porto a Palermo gli agenti, insieme al personale di bordo, hanno raggiunto la macchina, ma per l'uomo, purtroppo, non c'era già più nulla da fare. Sul posto sono arrivati anche il magistrato di turno e il medico legale che ha eseguito una prima ispezione sul corpo.
La Procura ha decido di disporre l‘autopsia che sarà eseguita all'Istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo per fare piena luce sull'accaduto ed accertare le cause del decesso del 25enne.
Intanto, la proprietaria dell'Audi A4 è stata ascoltata dagli investigatori della Squadra mobile ed è stata fermata. Al momento, le accuse provvisorie a carico della donna sono di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ma continuano le indagini della PolMare per accertare le eventuali responsabilità nella morte del migrante.
Le pene per questo tipo di reato variano a seconda delle modalità e della gravità della condotta e sono regolamentate dall'articolo 12 del Testo Unico Immigrazione. È punito con la reclusione da 2 a 6 anni e con una multa di 15.000 euro per ogni persona coinvolta.
Vengono inoltre contemplate delle circostanze aggravanti (art. 12, comma 3 e 3-bis). La pena aumenta sensibilmente (ad esempio, se il fatto riguarda 5 o più persone, se vi è pericolo per la vita o la permanenza dei soggetti, o se si agisce con trattamenti inumani) arrivando a reclusione da 5 a 15 anni in casi specifici.
Inoltre, la pena detentiva è aumentata da un terzo alla metà e si applica una multa di 25.000 euro per ogni persona se il reato è commesso per trarre profitto (anche indiretto) o per finalità di sfruttamento sessuale/lavorativo.