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Delitto di Avetrana: l'omicidio di Sarah Scazzi

Michele Misseri dopo l’uscita dal carcere: “Sarah Scazzi l’ho cresciuta e uccisa, ma nessuno mi crede”

Michele Misseri ha rilasciato una prima intervista dopo la scarcerazione alla trasmissione Quarto Grado in onda su Rete 4. Nella lunga intervista, ha raccontato la sua versione dei fatti sull’omicidio della nipote Sarah Scazzi, morta nell’agosto del 2010. “L’ho cresciuta e poi l’ho uccisa. Nessuno mi crede, penso che la farò finita”.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Nel corso della puntata di Quarto Grado in onda su Rete 4 questa sera, venerdì 16 febbraio, ha parlato per la prima volta alle telecamere Michele Misseri, zio di Sarah Scazzi, la 15enne uccisa il 26 agosto 2010 ad Avetrana, nella villetta degli zii e delle cugine. Per la sua morte sono state condannate all'ergastolo Cosima Serrano e Sabrina Misseri, la zia e la cugina dell'adolescente. Secondo l'accusa, il movente sarebbe da ricercare nella gelosia di Sabrina nei confronti di Sarah. La 26enne avrebbe quindi ucciso la cuginetta per poi lasciare che il padre occultasse il cadavere. Michele Misseri è stato infatti condannato a 8 anni di carcere per aver nascosto il corpo della 15enne e aver inquinato le prove per depistare le indagini a favore della figlia e della moglie. Con 696 giorni di anticipo, Misseri è uscito dal carcere ed è tornato dopo alcuni giorni nella villetta di via Deledda, ad Avetrana.

A Fanpage.it l'avvocato Luca La Tanza aveva raccontato dei timori di Michele Misseri relativi a una possibile aggressione nei pressi di casa sua. Per questo motivo, dopo l'uscita dal carcere, aveva scelto di trascorrere alcuni giorni lontano dalla propria abitazione familiare. Lo zio dell'adolescente di Avetrana ha rilasciato la sua prima intervista appena uscito di prigione, dichiarandosi ancora una volta unico colpevole del delitto.

Le dichiarazioni di colpevolezza di Michele Misseri

"Sono un po' stressato per tutta questa pressione mediatica – ha affermato al microfono del giornalista Gianmarco Menga -. È una cosa che non dimentico mai. I primi minuti da uomo libero? Non mi fanno nessun effetto. Uscire dopo 7  anni per me non è facile, soprattutto perché ci sono due innocenti in carcere.Io da colpevole sono fuori".

Misseri ha poi continuato l'intervista ribadendo di essere l'unico colpevole del delitto di Avetrana e che la moglie e la figlia non abbiano avuto alcun ruolo nell'omicidio di Sarah. "Se fossi stato davvero innocente, Sarah sarebbe ancora tra noi a sorridere. In questi anni ho pregato per lei e per Sabrina, ma soprattutto per mia nipote. Sono stato io ad ucciderla, nessuno mi ha mai creduto".

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La vita in carcere dopo la condanna a 8 anni di reclusione

In carcere, Misseri ha frequentato la scuola e preso il diploma di terza media. "Per anni ho fatto volontariato alla Caritas, molte persone le ho aiutate di tasca mia – ha continuato -. Ho fatto il corso di falegnameria con ottimi voti. Ho imparato un po' l'italiano, perché prima parlavo solo dialetto. Ora mi accusano perché parlo correttamente".

Durante gli otto anni di detenzione, lo zio della 15enne ha quindi concluso gli studi e fatto perfino amicizia con i compagni di cella. Ogni giorno ha scritto alla figlia e alla moglie che però non hanno mai risposto alle sue lettere. "Mi è dispiaciuto non aver salutato i miei compagni di cella stamattina. Non pensavo sarei uscito così presto. La persona con cui avevo legato di più era un mio compaesano, ora si trova in un carcere in Sicilia".

"Io non mi sento libero – ha continuato -. Come mia figlia e mia moglie, sono ancora in galera. Resto in galera perché mi mancano molto, mi manca tutto". Poi rivela di essere stato ricoverato in ospedale nel 2017 "per il senso di colpa". "Temevano che fosse un infarto – ha spiegato ancora al giornalista – ma in realtà mi sentivo solo colpevole. Mia moglie e mia figlia pensano di essere in carcere per colpa mia. Poi ci sono tutti questi falsi testimoni…quel pomeriggio però non c'era nessuno. Sono usciti dopo, come formiche".

Sabrina Misseri e Cosima Serrano
Sabrina Misseri e Cosima Serrano

La versione del delitto fornita dallo zio di Sarah Scazzi

Subito dopo, Misseri ha quindi deciso di ricostruire la sua versione dell'omicidio raccontandone la dinamica. "Ricordo che mia moglie aveva messo il citofono in camera e io le dissi di toglierlo per riposare. Quel giorno ero in garage e dovevo andare a lavorare, mia moglie e mia figlia invece erano a letto. Il trattore era parcheggiato sulla rampa e non partiva ed io ero arrabbiato per questo. A quel punto è arrivata mia nipote. Forse cercava sua zia, io le ho detto di andarsene. L’ho sollevata, perché pesava pochissimo, e lei a quel punto mi ha dato un calcio nelle parti intime, forse perché le avevo stretto il seno mentre la alzavo da terra. Per il dolore non ho più visto nulla. Ho preso una corda, che era sul trattore, ma non ricordo come l’abbia stretta (al collo di Sarah, ndr)". Gli inquirenti, però, non avevo concordato con questa versione. "Questo dettaglio ha portato chi indagava a dire che non l'avevo uccisa io, ma ho detto tante cose che neanche ricordo. Ero del tutto imbambolato".

"Mi rendo conto di essere un assassino, ma mai avrei potuto immaginare che una cosa del genere accadesse a me. Ammetto di aver provato il desiderio di avvelenarmi, ma poi non l'ho fatto. Se mi fossi ucciso, non avrebbero più ritrovato Sarah. L'ho sognata molte volte, forse voleva dirmi che mi aveva perdonato. Sono le altre a non averlo fatto. Abbiamo fatto tanti sacrifici e permesso ai nostri figli di studiare e io in pochi minuti ho rovinato tutto. Sapevo che sarei finito in carcere ma non avevo il coraggio di costituirmi perché ad Avetrana mi conoscono tutti, avevo tanti amici. Non so quanti me ne siano rimasti".

La 15enne Sarah Scazzi
La 15enne Sarah Scazzi

Valentina Misseri, la figlia maggiore che non ha mai abbandonato il padre

Michele Misseri ha poi ripercorso il rapporto tra Sabrina, Ivano e la cugina Sarah. La gelosia di Sabrina sarebbe infatti stata provocata proprio dalle attenzioni che il giovane sembrava dedicare alla 15enne. "Ho chiesto più di qualche volta a Sabrina se lei e Ivano fossero fidazati – ha continuato Misseri – ma lei diceva sempre che erano solo amici. Poi se si siano o meno visti da soli qualche volta, non lo so. Per Sabrina, Sarah era come una sorella. Era sempre qui perché avevano un rapporto molto stretto. Perché Sabrina avrebbe dovuto ucciderla?".

Durante l'intervista, Misseri ha rivolto un pensiero anche alla figlia maggiore che il giorno dell'omicidio si trovava a Roma per motivi di lavoro. Valentina è l'unica figlia che ha continuato a scrivere al 69enne durante tutti gli anni di detenzione. "Lei ha sofferto più di me – ha spiegato lo zio della 15enne uccisa – perché aveva un padre in carcere. Non sapevo se ce l'avrei fatta una volta uscito dal carcere e forse la farò finita".

"Sarah voleva essere adottata dalla nostra famiglia. Fin da piccola passava la maggior parte del suo tempo a casa nostra. Mi fa ancora più male perché l'ho cresciuta e l'ho uccisa, però non sono mai stato un pedofilo come è stato detto e questo Valentina lo ha capito".

caso scazzi

L'appello di Michele Misseri alla moglie Cosima e alla figlia Sabrina

Sabrina Misseri, oggi in carcere con una condanna all'ergastolo per l'omicidio della cugina, ha da poco compiuto 36 anni. Nell'agosto del 2010, quando Sarah Scazzi è morta, ne aveva 26. "Non le ho neppure fatto gli auguri – ha ricordato il padre . Nemmeno a Valentina, perché ero troppo frastornato, non riuscivo a pensare a cosa sarebbe successo una volta fuori. La mia carcerazione inizia adesso pensando alla mia famiglia in carcere. Per l’ultima volta chiedo a mia moglie e mia figlia di perdonarmi. Ho distrutto il mio mondo e ho detto tante bugie e in carcere stavo molto meglio di adesso. Mi vergogno di andare ovunque, ho fatto la spesa dalla cella per portatemela a casa. Non ho nemmeno il coraggio di andare a trovare Sabrina e Cosima. Vorrei vederle, ma non so se mi accetteranno. Se lo faranno, vorrei chiedere loro perdono una volta e per sempre".

"A Cosima vorrei dire che non sono mai stato io a dire il suo nome davanti agli inquirenti. Gli altri lo hanno fatto. Io non ti ho mai nominata perché non c'entravi nulla, così come Sabrina. So che ce l'hai con me, in quel periodo non stavamo tanto bene: io russavo, tu non riuscivi a dormire e poi dovevi svegliarti presto per andare a lavorare nei campi. Sono state dette un sacco di menzogne, altro che le mie! Menzogne su menzogne".

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