“Mi spiava anche con le telecamere di servizio”: poliziotta denuncia il marito-collega, il caso viene archiviato
L’avrebbe scaraventata a terra e le avrebbe stretto le mani al collo, “in preda a un momento di gelosia”. L’aggressione si sarebbe verificata in casa, sotto agli occhi spaventati del loro figlio piccolo. E sarebbero state proprio le urla del bimbo a far desistere il padre dalla violenza nei confronti della madre. Anni prima, quando lei era ancora incinta, lui durante una lite avrebbe spaccato e lanciato una sedia della cucina mentre la insultava. Un’altra volta ancora, lui, al culmine di una lite per futili motivi legati alle faccende domestiche, si sarebbe puntato la pistola d’ordinanza, carica, in testa minacciando di farla finita. E poi urla, aggressioni verbali, spintoni, calci, umiliazioni continue. Lei avrebbe subito di tutto, anche un aborto: “Non me la sono sentita di portare avanti una seconda gravidanza in quella situazione".
Lui e lei sono sono due poliziotti, entrambi attualmente attivi in una città del nord Italia e lei, Monica (nome di fantasia per tutelare la privacy), ha deciso di raccontare quanto subito a Fanpage.it soprattutto dopo che la sua denuncia querela, presentata ai carabinieri contro l’ormai ex marito, è stata archiviata. Un anno prima aveva presentato un ammonimento al Questore per violenza domestica. Archiviato anche quello.
“Le notifiche di archiviazione mi hanno lasciato senza parole. Non è stato attivato alcun codice rosso – benché ci fossero gli estremi – né sono riuscita ad arrivare a processo. Vergognoso. Il mio avvocato mi ha proposto di fare ricorso, di combattere, ma mi sento così avvilita e sconfitta che ho deciso di arrendermi. Non ho ricevuto alcuna tutela da parte delle istituzioni né ho avuto giustizia. Nonostante tutto però voglio raccontare la mia storia”, ha detto Monica con la voce rotta dalla commozione.
Stando a quanto emerge dalla denuncia querela presentata dalla donna e dalle carte della Procura – che Fanpage.it ha avuto modo di visionare – i fatti si sarebbero verificati tra il 2020 e il 2025, anno quest'ultimo in cui il Tribunale ha emesso la sentenza di separazione e avviato poi le pratiche del divorzio.
“Dopo la separazione ho cambiato casa, quartiere, abitudini. Ho fatto il possibile per non incrociare né vedere più il mio ex marito. Ci incontravamo solo per questioni strettamente legate a nostro figlio. Nonostante questo, spesse volte mi sono sentita seguita, spiata, pedinata. Ho scoperto anche – da lui stesso – che mi teneva d’occhio tramite le telecamere di videosorveglianza della Sala Operativa”, ha raccontato ancora Monica che nel frattempo ha cercato di rifarsi una vita con un nuovo compagno che la ama e la rispetta.
Come si legge dalle carte, in particolare, l’archiviazione dell’ammonimento al Questore è arrivata per “insufficienza di presupposti a fondamento dell’istanza”. Secondo quanto si apprende, la Procura pur prendendo in considerazione le parole di Monica non avrebbe ritenuto l'atteggiamento dell'ex marito realmente "persecutorio”, ma anzi questo avrebbe “in più di un’occasione evitato contatti diretti” con la donna. Mentre l’archiviazione della denuncia querela, arrivata a giugno scorso, cataloga il caso come “una crisi conflittuale del matrimonio, sfociata poi in separazione”. Secondo la Procura, dalle testimonianze raccolte nel corso delle indagini preliminari, sono emersi per lo più litigi verbali legati a “questioni di gelosia, alla gestione del figlio piccolo e a problemi economici”.
Inoltre, sempre secondo la Procura, gli atti acquisiti avrebbero consentito di “rivelare una serie di elementi che conducono a dubitare della sussistenza dei reati ipotizzati nella denuncia querela”. Questo non perché quanto esposto da Monica non fosse vero e reale ma perché la denuncia querela è stata presentata a distanza di un anno dall’ammonimento, a due dai fatti in questione e proprio nel momento in cui era in corso l’atto di separazione. "L'archiviazione è arrivata per motivi cronologici. Quanto da me esposto è risultato tutto reale. Ci sarebbero stati infatti gli estremi per procedere", ha precisato Monica.
Oggi Monica è assistita da Scarpetta Rossa, associazione di promozione sociale contro la violenza sulle donne, che le offre sostegno per affrontare e uscire da questo caso che le procurato negli anni grandi difficoltà emotive, paure, frustrazioni. "Un caso come questo non doveva essere archiviato, ma portato avanti e valutato da un giudice. Quelli esposti sono fatti gravi da non sottovalutare", ha detto a Fanpage.it Gualtiero Nicolini, responsabile di Scarpetta Rossa.
“Come donna ma soprattutto come poliziotta mi sento sconfitta. Adesso alle donne che vengono da me in ufficio a denunciare violenze o aggressioni, non so cosa dire”, ha concluso Monica con tono di rassegnazione. “Quell’uomo doveva arrivare quasi ad ammazzarmi per far sì che ottenessi Codice Rosso e provvedimenti seri?”.