Oltre 20 boss condannati in via definitiva avrebbero intascato il reddito di cittadinanza in maniera illegittima. Lo hanno scoperto i militari delle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico di Messina che hanno denunciato circa 25 persone e sequestrato 330mila euro riscossi dagli indagati indebitamente. Il decreto di sequestro è stato emesso dal gip di Messina che ha a sua volta accolto la richiesta della Procura guidata dal procuratore Maurizio de Lucia.

Gli indagati fanno parte dei clan di maggiore peso nella città dello Stretto e in provincia come Santapaola-Romeo, Sparacio, Spartà, Galli, Batanesi-Bontempo, Scavo, De Luca, Mangialupi, Camaro Tortoriciani, Ventura, Ferrante e Cintorino. Il reddito di cittadinanza è riconosciuto ai nuclei familiari che, al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del sussidio, posseggono i requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno, reddituali e patrimoniali previsti dalle misure di legge. In particolare, è destinato a persone che non siano state condannate nell'ultimo decennio con sentenza passata in giudicato per reati di mafia. I boss finiti nel mirino, invece, hanno già riportato in passato condanne per estorsione, usura, traffico di sostanze stupefacenti, voto di scambio, maltrattamento e organizzazione di competizioni clandestine di animali.

Il reddito di cittadinanza usato per illeciti

La Guardia di Finanza di Bologna ha recentemente fermato e denunciato due cittadini tunisini residenti in Emilia Romagna che avrebbero usato i soldi del reddito di cittadinanza per finanziare un foreign fighter in Tunisia. Dopo una serie di segnalazione per operazioni bancarie sospette, si è scoperto che i due avevano ricevuto circa 12mila euro fino al mese di aprile grazie a false dichiarazioni dei redditi e lavorative. L'illecito finanziamento è stato accertato tramite l'analisi dei flussi di conti correnti bancari e il ricorso agli strumenti di cooperazione internazionale messi a disposizione da Europol.