Il boss mafioso superlatitante Matteo Messina Denaro è stato condannato all’ergastolo per le stragi di Capaci e Via D'Amelio costate la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e agli agenti delle loro scorte. La sentenza, emessa nelle scorse ore dalla Corte d'Assise di Caltanissetta dopo oltre 14 ore di camere di consiglio, riconosce per la prima volta il ruolo cenrale nella strategia stragista di Cosa nostra del latitante originario di Castelvetrano e considerato erede diretto dei Corleonesi Totò Riina e Bernardo Provenzano. Messina Denaro infatti finora era stato condannato in contumacia per le Stragi del 1993 a Firenze, Roma e Milano in cui morirono dieci persone ma mai per gli attentati a Falcone e Borsellino.

Matteo Messina Denaro al centro della strategia stragista mafiosa

Per i giudici siciliani è accertato dunque il suo coinvolgimento fin dall’ideazione della cosiddetta strategia stragista avviata con l’attacco ai giudici e proseguita poi con gli attentati nel nord Italia che poi hanno dato inizio alla sua lunghissima latitanza che prosegue ormai da 27 anni. "La decisione di uccidere i due giudici non fu un fatto isolato, ma ben piazzato al centro di una strategia stragista a cui Matteo Messina Denaro ha partecipato con consapevolezza dando un consenso, una disponibilità totale della propria persona, dei propri uomini, del proprio territorio, delle famiglie trapanesi al piano di Riina che ne fu così rafforzato e che consentì alla follia criminale del capo di Cosa Nostra di continuare nel proprio intento: anzi, più che di consenso parlerei di totale dedizione alla causa corleonese" aveva spiegato durante la requisitoria il pm Gabriele Paci che rappresentava l’accusa nel processo iniziato nel 2017.

Le riunioni dei superboss a Castelvetrano

Un procedimento giudiziario che ha ricostruito il ruolo di Matteo Messina Denaro analizzando i mesi precedenti ai due attentati attraverso le testimonianze di decine di testimoni e collaboratori di giustizia ma anche alla luce delle prove emersi in questi ani in altri processi mafiosi. In particolare si è discusso di due riunioni svolte alla fine del 1991, una delle quali proprio a Castelvetrano, nel corso delle quali sarebbe stata decisa la ‘strategia stragista' da adottare.

"Le intercettazioni di Totò  Riina in carcere chiariscono chi era Matteo Messina Denaro"

“Messina Denaro è stato un mafioso che ha rinunciato a qualsiasi spazio vitale di autonomia sapendo che era l'inevitabile dazio da pagare per la sua ascesa dentro Cosa nostra, carriera che Riina favorì, nominandolo reggente della provincia di Trapani" ha sottolineato il pm Paci, ricordando che a chiarire il suo ruolo ci sono anche "le intercettazioni di Totò Riina in carcere, chiarissime nell'indicare chi era Matteo Messina Denaro, anche nel riferimento per l'omicidio di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone".