Da sinistra, l’assessore Angelo Sciapichetti, il governatore Luca Ceriscioli e Guido Bertolaso a Civitanova Marche.
in foto: Da sinistra, l’assessore Angelo Sciapichetti, il governatore Luca Ceriscioli e Guido Bertolaso a Civitanova Marche.

Il covid-19 hospital delle Marche, che il suo mentore Guido Bertolaso ha definito "un'astronave", è pronto ad accogliere i primi pazienti che dovrebbero arrivare domani dalle altre strutture sanitarie regionali: l'opera, esplicitamente ispirata a quella molto controversa milanese, è stata fortemente voluta dal Presidente della Regione Luca Ceriscioli (Partito Democratico) all'inizio dell'emergenza sanitaria, quando il governatore decise di seguire il modello Lombardia coinvolgendo Guido Bertolaso per la realizzazione di un ospedale dedicato esclusivamente alle terapie intensive e sub intensive in un'area fieristica di 5.436 metri quadrati a Civitanova Marche. La struttura è costata circa 12 milioni di euro, 5 dei quali sono stati donati dalla Banca d'Italia, e i fondi sono stati amministrati dall'Ordine di Malta. La scorsa settimana il covid hospital, realizzato a 5 chilometri di distanza dal primo vero ospedale, è stato inaugurato; contiene 84 posti letto – 42 di terapia intensiva e rianimazione e altri 42 posti di sub-intensiva – e nelle intenzioni della Regione dovrà accogliere tutti i pazienti covid ora ricoverati nelle terapie intensive degli altri ospedali marchigiani.

I rianimatori: "Nell'ospedale covid sicurezza dei pazienti non garantita"

La realizzazione dell'"astronave" è stata però accompagnata da forti critiche sia politiche che tecniche. In molti si sono chiesti perché affidare a un ente privato – l'Ordine di Malta – la gestione di milioni di euro di donazioni sia pubbliche che private, ma in molti – soprattutto tra i medici – hanno contestato la necessità di realizzare un centro covid in un'area fieristica distante chilometri dagli altri ospedali. Da "eroi in prima linea" nell'emergenza sanitaria più critica dell'ultimo secolo i medici sono stati ritenuti immeritevoli di ascolto. Il dottor Marco Chiarello, ex primario del reparto di rianimazione di Camerino oggi in pensione e presidente regionale dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani emergenza aerea critica (Aaroiemac), intervistato da Fanpage.it parla di un lavoro figlio dell'approssimazione e della superficialità che non tiene conto dell'importanza dell'intera “filiera” ospedaliera, e non solo dei reparti di terapia intensiva. "Non servono solo rianimatori. Soprattutto oggi, visto che non ci sono molti casi gravi, occorrono anche altre figure come cardiologi, infettivologi, pneumologi. Il trasferimento dei malati dagli ospedali in cui si trovano è possibile solo a condizione che trovino la stessa qualità di assistenza sanitaria. In caso contrario, la sicurezza dei degenti non è garantita". Come se non bastasse nell'"astronave" verrebbero trasferiti solo una manciata di pazienti. I ricoverati in terapia intensiva e sub intensiva in tutte le Marche infattu sono 13: "Si tratta per lo più di malati cronici che in realtà dovrebbero essere trasferiti in reparti di lungo degenza. Oggi non abbiamo pazienti da rianimare. Il loro trasferimento, quindi, sarebbe solo una simulazione in vista di una possibile seconda ondata a novembre".

Medici e infermieri precettati: "Non siamo schiavi"

Ben 232 anestesisti e rianimatori delle Marche (su un totale di circa 300) la scorsa settimana in una lettera hanno espresso fortissime critiche al covid hospital di Civitanova Marche: "Trasferire i pazienti critici Covid da ospedali sicuri, dove hanno ricevuto finora le cure necessarie, ad un ospedale che non sappiamo se possa rispettare i criteri di sicurezza adeguati in un periodo che ormai è palesemente al di fuori dell’emergenza data dal picco della epidemia, è da irresponsabili. Dopo aver fronteggiato la reale ondata covid senza esitazione e senza esserci sottratti alle nostre responsabilità, pur di fronte al rischio dato anche da frequenti pecche organizzative, riteniamo ingiusta nei nostri confronti la possibilità che, in mancanza di personale volontario, alcuni di noi possano essere costretti a lavorare al Covid-Fiera accampando una finta esigenza ‘emergenziale’ che sembra nascondere una reale necessità politica". Già, perché come se non bastasse, non trovando personale sanitario che a titolo volontario voglia prestare servizio nell'"astronave", la direzione sanitaria dell'Asur Marche ha ritenuto di ricorrere ai precetti, cioè obbligare i medici – attraverso ordini di servizio – a lavorare nell'ospedale-fiera di Civitanova Marche. "Ma nessuno ci vuole andare – spiega Chiarello -. I medici non sono convinti del posto, non ne vedono la necessità. Inoltre non ci sono malati da rianimare, in pochissimi sono disposti a fare qualche turno come volontari. E poi scusi, dopo 70 giorni in cui il covid-19 ci ha cambiato la vita facendoci lavorare come marziani, non accettiamo che ci venga imposto di lasciare i nostri ospedali. Siamo forse degli schiavi?". Anche il dottor Andrea Vecchi, presidente dell'ATO (Associazione dei Trapianti d'Organi), attacca la Regione Marche: "Non si vede come si possano trasferire dei pazienti critici Covid (forse uno di intensiva e due o tre di semi-intensiva) da ospedali certificati ad altre strutture che ancora non sappiamo se rispettano i criteri di sicurezza adeguati. Attivare comunque una struttura con qualche paziente che potrebbe tranquillamente terminare il proprio percorso di cure dove già è ricoverato risulta fuori luogo".

Un anestesista rianimatore: "Il covid hospital è un lazzaretto"

Di "lazzaretto" parla un altro anestesista rianimatore marchigiano con una lunga esperienza alle spalle: "Il covid hospital? Uno spreco di denaro. Non mi sembra un'idea illuminata quella di realizzare un lazzaretto moderno; con dodici milioni di euro la Regione Marche avrebbe potuto potenziare le strutture sanitarie già esistenti, metterle in rete tra loro e magari recuperare alcuni degli ospedali chiusi negli ultimi anni. Temo che l'invio di pazienti nella struttura di Civitanova dei prossimi giorni sarà solo un'operazione mediatica. Da medico so per certo che alcuni pazienti non sono stati dimessi solo per essere inviati all'"astronave", magari a favore di telecamere. A ciò va aggiunto che un centro di terapia intensiva richiede la presenza di medici e infermieri altamente specializzati che oggi non sono disponibili. Le autorità sanitarie regionali hanno fatto ricorso alle precettazioni. Il risultato? Che gli ospedali saranno sguarniti di personale per l'attività ordinaria".