Madre e figlia morte a Campobasso: 19 alimenti sequestrati, focus su funghi e polenta

Diciannove alimenti finiti sotto sequestro, tra cui polenta con funghi e diverse preparazioni a base di funghi, sono ora al centro dell’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute a poche ore di distanza all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo una sospetta intossicazione alimentare.
I cibi, prelevati tra l’abitazione della famiglia a Pietracatella e quella della madre di Gianni Di Vita, nello stesso stabile, rappresentano uno dei punti chiave dell’indagine coordinata dalla Procura di Campobasso. L’elenco comprende piatti cucinati e prodotti conservati: un preparato con funghi e peperoni, funghi alla contadina, funghi presumibilmente del tipo pleurotus ostreatus, polenta condita con funghi champignon, giardiniera autoprodotta, oltre a vongole cotte con guscio, baccalà gratinato, polpette, mozzarella, formaggi di vario tipo, pesto, marmellate e una torta con pandispagna e crema al pistacchio. Tutto il materiale è stato affidato all’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise, incaricato delle analisi chimiche e tossicologiche.
Parallelamente, si sono concluse dopo circa sette ore le autopsie sui corpi delle due donne. Gli esami non hanno fornito elementi immediati sulla causa della morte. "Al momento si può parlare solo in termini generici di una tossinfezione di natura alimentare", hanno spiegato gli esperti, sottolineando che nessuna ipotesi può essere esclusa. Anche l’eventualità di un avvelenamento ad opera di terzi resta, seppur remota, formalmente aperta in attesa dei riscontri scientifici.
Le indagini stanno ricostruendo con precisione i pasti consumati nei giorni precedenti, con particolare attenzione alla giornata del 23 dicembre, ritenuta al momento centrale nel quadro investigativo. Cinque medici risultano iscritti nel registro degli indagati come atto dovuto, nell’ambito degli accertamenti sul percorso sanitario seguito dalle vittime.
Intanto, Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne, unico sopravvissuto della famiglia colpita dalla stessa sintomatologia, è stato trasferito dalla Rianimazione a un reparto ordinario dell’Istituto Spallanzani di Roma. Il miglioramento delle sue condizioni cliniche ha consentito il cambio di reparto, pur restando sotto stretto monitoraggio medico e supporto psicologico.