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Luca Spada e le morti sospette in ambulanza: chi sono gli “angeli della morte”, l’analisi criminologica

Laddove le ipotesi investigative dovessero essere confermate il caso di Luca Spada catalizzerebbe l’attenzione su una delle categorie più inquietanti tra gli assassini seriali, quella che si cela dietro l’insospettabile professionalità di persone alle quali siamo costretti ad affidarci o ad affidare la vita dei nostri cari.
A cura di Margherita Carlini
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Luca Spada, 27 anni, indagato per le morti sospette in ambulanza
Luca Spada, 27 anni, indagato per le morti sospette in ambulanza

Luca Spada, 27 anni, operatore della Croce Rossa e autista dei mezzi di soccorso, è stato arrestato. Era indagato per otto morti sospette di anziani che erano stati trasportati in ambulanza quando Spada era di turno e deceduti poco dopo. Otto decessi, avvenuti nell’arco di pochi mesi nel 2025, che avevano destato sospetti sull’operato di Spada, tra gli stessi colleghi dell’uomo, facendo partire una serie di segnalazioni.

La procura di Forlì aveva quindi avviato un’indagine e attenzionato l’uomo, arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione di una 85enne. Un decesso, quello della donna, avvenuto poco dopo la partenza dell’ambulanza che Spada guidava, per un trasporto ordinario necessario a far transitare la vittima da una struttura ad un’altra per effettuare degli esami. Alla base dell’ordinanza di custodia cautelare ci sarebbero degli audio registrati mentre Spada era sotto indagine, dal contenuto esplicito.

In un’intercettazione l’uomo direbbe: “Questi poveri vecchietti soffrono troppo … non è giusto … devono andare dal buon Dio”. E in un’altra: “Mi è piaciuto tanto quello che ho fatto … lo voglio rifare”. Se le ipotesi investigative dovessero essere accertate e gli omicidi estesi al numero di morti sospette potremmo trovarci di fronte a un nuovo caso di “angelo della morte”. Così vengono infatti definiti in criminologia quegli assassini seriali che operano in contesti ben specifici: quelli sanitari o parasanitari.

Gli angeli della morte possono essere definiti dei serial killer atipici, proprio perché operano in contesti ben specifici come ospedali, case di cura o di riposo e uccidono soggetti che sono affidati alle loro cure. Il loro approccio è passivo, perché a differenza degli altri serial killer, non si attivano per andare alla ricerca delle proprie vittime, in quanto queste vengono affidate loro per il ruolo professionale che ricoprono. Questo e il modus operandi che prediligono, ossia la somministrazione di farmaci o l’utilizzo di procedure che rientrano in una ordinaria prassi sanitaria, garantiscono loro una sorta di invisibilità. Il contesto lavorativo assume pertanto un’importanza centrale nella loro attività criminale.

La motivazione che li porta a compiere gli omicidi, quella che viene riferita quando vengono scoperti, è di tipo compassionevole, “missionaria” (mercy killing), legata cioè all’impossibilità di tollerare la sofferenza delle persone affidate alle loro cure. L’omicidio assume così il valore di un gesto di pietà volto ad alleviare le sofferenze dei pazienti. Spesso però, a essere uccisi sono soggetti anziani, vulnerabili ma non in condizioni di estrema sofferenza o in pericolo di vita.

Evidenze queste che portano necessariamente a ricercare altrove le cause di tali azioni, piuttosto nelle caratteristiche personologiche di questi soggetti, nel loro funzionamento. Si ha a che fare infatti, molto spesso, con individui che provano piacere nell’avere il controllo (edonisti) della vita e della morte degli altri, pervasi da un delirio di onnipotenza che accresce morte dopo morte. Può succedere che il primo omicidio non sia premeditato, ma che comunque il soggetto ne derivi un senso di piacere, di potere o di gratificazione che lo porta, di seguito a ripetere l’azione omicidiaria per il soddisfacimento del proprio piacere. Non di rado, in questi casi, il movente è anche economico, legato a guadagni extra o alla sottrazione di beni ai pazienti deceduti.

Sotto questo aspetto gli angeli della morte funzionano come gli altri serial killer, dopo un omicidio segue pertanto il cosiddetto periodo di raffreddamento emotivo (cooling off period) sino alla ricomparsa di un nuovo stimolo omicidiario. Una spirale questa i cui intervalli temporali tendono a ridursi significativamente nel tempo, una morte dopo l’altra. Man mano che il senso di onnipotenze viene accresciuto da una percepita impunità.

Nel nostro Paese sono numerosi i casi di angeli della morte, come quello di Alfonso De Martino, conosciuto come “l’infermiere di Satana” per aver ucciso tre pazienti tra il 1990 ed il 1993 o Antonio Busnelli, accusato per aver ucciso alcuni pazienti al Fatebenefratelli di Milano, o Angelo Stazzi, conosciuto appunto come l’”Angelo della morte” per aver ucciso nel 2009 almeno cinque pazienti di una causa di cura.

Un’indagine, quella a carico di Stazzi, maturata all’interno di un’altra attività investigativa, quella che lo vedeva coinvolto nell’omicidio di Maria Teresa Dell’Unto, che lo Stazzi aveva ucciso nel 2001 occultandone il corpo nel suo giardino. Più eccezionale è stato il caso di Leonardo Cazzaniga primario e dell’infermiera Laura Taroni, colleghi e amanti, che vennero condannati rispettivamente per nove omicidi avvenuti nell’ospedale di Saronno, somministrando loro un mix di farmaci, denominato dallo stesso “protocollo Cazzaniga” e della morte del marito e della madre della Taroni, deceduti dopo essere stati presso l’ospedale saronnese.

Laddove le ipotesi investigative dovessero essere confermate il caso di Luca Spada catalizzerebbe nuovamente l’attenzione su una delle categorie più inquietanti tra gli assassini seriali, quella che si cela dietro l’insospettabile professionalità di persone alle quali siamo costretti ad affidarci o ad affidare la vita dei nostri cari.

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Sono Psicologa Clinica, Psicoterapeuta e Criminologa Forense. Esperta di Psicologia Giuridica, Investigativa e Criminale. Esperta in violenza di genere, valutazione del rischio di recidiva e di escalation dei comportamenti maltrattanti e persecutori e di strutturazione di piani di protezione. Formatrice a livello nazionale.
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