Resta libera per ora l'orsa JJ4, l’animale al centro di una disputa tra provincia autonoma di Trento e animalisti dopo una ordinanza di cattura emessa dalle autorità locali a seguito di un attacco dell’animale ai danni di due escursionisti, padre e figlio, avvenuto in estate in un bosco sul Monte Peller e durante il quale i due uomini sono rimasti feriti. Il Consiglio di Stato oggi ha sospeso di nuovo l'esecutività dell'ordinanza della Provincia di Trento che dispone la cattura dell'orsa e la reclusione dell'animale. Il massimo organo della giustizia amministrativa è stato chiamato in causa dalle associazioni animaliste Enpa e Oipa che già avevano fatto ricorso al Tar che però aveva respinto il ricorso dopo una prima sospensiva cautelare.

Anche in questo caso però la sospensione dell’ordinanza di cattura dell’orsa, emessa con un decreto del presidente della Terza Sezione del Consiglio di Stato, è solo temporanea e sarà valida soltanto fino alla discussione collegiale cautelare, fissata per il 19 novembre prossimo. La battaglia delle associazioni animaliste per salvare la liberta dell’orsa trentina dunque prosegue. Del resto le stesse Enpa e Oipa avevano promesso battaglia l’8ototbre corso dopo il rigetto della loro istanza da parte del Tribunale amministravo regionale

“Auspichiamo che, dato che siamo alla vigilia della stagione del letargo e che JJ4 è una mamma di tre cuccioli ancora dipendenti, considerando, inoltre, come da report dei Carabinieri Forestali e Ispra inviati dal Ministero dell’Ambiente, l’inidoneità del Casteller a ospitare i plantigradi, il presidente Fugatti voglia comunque manifestare clemenza nei confronti dell’orsa e dei piccoli” avevano commentato nei giorni scorsi le due associazioni, aggiungendo: “In ogni caso proseguiremo nelle nostre azioni a tutela dei plantigradi oggetto di ordinanze e di catture già eseguite. Il nostro intento è, però, anche propositivo. La soluzione incruenta per “alleggerire” Trento e il Trentino dalla popolazione dei grandi carnivori c’è ed è la creazione di corridoi faunistici che consentano agli animali di spostarsi e colonizzare altri territori. Siamo convinti, inoltre, che sin da ora la convivenza tra orsi e la popolazione residente è possibile: occorrerebbero adeguate e continue campagne d’istruzione e comunicazione, l’installazione massiva di bidoni anti-orso e la messa in campo d’interventi a protezione delle greggi e degli animali delle fattorie tramite dissuasori, reti, recinti. Questi ultimi, tra l’altro, costano meno dei risarcimenti chiesti dagli allevatori”.