"Fratello mio è passato troppo tempo, io ho perso una persona speciale ma eri, rimani e rimarrai per sempre nel mio cuore: io non dimentico mai né te, né il tuo splendido sorriso", con questo post, pubblicato su Facebook, Stefano Paolucci  ha voluto ricordare il fratello Lorenzo, il bambino di 13 anni che proprio il 7 agosto del 1993 venne ucciso da Luigi Chiatti, il mostro di Foligno,  in un torbido delitto che scosse profondamente l’opinione pubblica negli anni Novanta. Lorenzo fu la seconda vittima di Chiatti, che il 6 ottobre del 1992 uccise un altro bimbo della cittadina in provincia di Perugia: Simone Allegretti, di soli 4 anni.

Con un pretesto, Luigi aveva attirato in casa sua il 13enne e qui, dieci mesi dopo il primo e all'epoca irrisolto delitto, fece emergerne di nuovo quel suo lato malvagio e crudele aggredendo alle spalle il ragazzino. "Perché mi vuoi uccidere?" avrebbe esclamato il piccolo che, secondo lo stesso racconto di Chiatti, aveva avuto il tempo di comprendere esattamente cosa gli stava accadendo. Un ultimo disperato appello alla coscienza di quel mostro di Foligno che però ancora oggi non si è pentito per quanto fatto. L'allora 23enne non ebbe pietà colpendolo con sei fendenti al collo prima di gettare il corpicino dalla finestra

Chiatti, condannato a 30 anni di reclusione dopo il riconoscimento della seminfermità mentale, nel settembre del 2015 ha lasciato il carcere ed è stato trasferito in una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza nella quale deve rimanere almeno tre anni, come stabilito dai giudici, e dunque presto potrebbe uscire. Per questo Giovanni Picuti, avvocato delle famiglie dei due bambini uccisi, chiede che "permanga la massima attenzione e vigilanza mostrate fino ad oggi dalle istituzioni" sul caso. "Il mio pensiero – ha aggiunto – va prima alle giovani e indimenticate vittime, poi ai loro genitori, che ancora vivono nell’angoscia". "Fino ad allora crimini del genere, capaci di incidere sul sentimento e sulle paure della gente, erano ignoti alle cronache giudiziarie. Da allora – ha concluso l’avvocato Picuti – anche il modo di comunicare gli eventi criminali non sarà più lo stesso"