Mentre il mondo intero è impegnato a combattere la pandemia di coronavirus il responsabile per la Biodiversità delle Nazioni Unite, Elizabeth Maruma Mrema, ha chiesto di mettere al bando ovunque i cosiddetti "mercati umidi" in cui animali selvatici vivi e morti sono tenuti in gabbia e vengono venduti per il consumo umano. A riportare la notizia è il sito "The Hill". Mrema, segretaria esecutiva ad interim della Convenzione sulla diversità biologica dell'Onu, ha detto che "se non ci prendiamo cura della natura, sarà la natura a prendersi cura di noi”. Tra le teorie accreditate sull'origine del nuovo coronavirus comparso per la prima volta in Cina lo scorso dicembre c'è quella che individua le specie responsabili nel pipistrello e nel pangolino, un piccolo mammifero simile a un formichiere. Il coronavirus si sarebbe trasmesso dal primo al secondo, e poi sarebbe arrivato all'uomo. Sembra piuttosto sicuro che il salto di specie, solitamente raro per via dall'assenza di occasioni di interazione sufficientemente promiscue, sia avvenuto nel mercato di Wuhan, uno dei tanti luoghi della Cina in cui vengono venduti animali selvatici vivi.

La malattia causata dal virus da allora si è diffusa in tutto il mondo infettando oltre 1,2 milioni di persone, tra cui oltre 350.000 persone negli Stati Uniti. Il senatore Usa Lindsey Graham, del Partito Repubblicano, nei giorni scorsi aveva chiesto alla Cina di chiudere i "mercati umidi", invitando i legislatori del Senato a firmare una lettera indirizzata all'ambasciatore cinese negli Stati Uniti, in cui si chiedeva "l'immediata chiusura di questi mercati umidi per la sicurezza del mondo". Il responsabile per la Biodiversità delle Nazioni Unite ha avvertito che il semplice divieto dei mercati umidi non risolverebbe del tutto il problema, rilevando che molte comunità in tutto il mondo dipendono dagli animali selvatici per la loro sussistenza. Nelle scorse settimane la Cina ha emanato un divieto temporaneo ai mercati di fauna selvatica ma per ora non ha reso permanente il bando.