"Il coprifuoco è un disincentivo a muoversi la sera, non dovrebbe essere difficile da capire. Se poi se ne vuole fare una polemica di tipo politico, è un altro discorso". A parlare è Massimo Galli, infettivologo e primario dell'ospedale Sacco di Milano, che questa mattina è intervenuto alla trasmissione Agorà su Rai3 per ribadire l'importanza del coprifuoco per mantenere bassa la curva dei contagi Covid mentre infiamma a livello istituzionale la discussione su una sua possibile eliminazione o prolungamento rispetto all'orario attuale, cioè alle 22. Secondo l'esperto, "sono quattro le condizioni che determinano contatti tra la popolazione, in cui ci si ‘mischia' con gli altri con o senza precauzioni, o con livelli diversi di precauzioni".

Secondo Galli tra queste condizioni ci sono nell'arco della giornata "andare al lavoro e a scuola, stare al lavoro o a scuola, tornare a casa, uscire la sera e avere relazioni di vario genere. È evidente che se si deve mantenere per forza il lavoro e la scuola, che tengono in piedi il paese, l'unica che può essere sacrificata, anche perché mescola persone diverse, è l'ultima. Le limitazioni serali servono a questo. Se non si capisce questo rischiamo di parlarne all'infinito. Mi rendo anche conto che ci sono le esigenze di coloro che nel periodo serale hanno la loro attività economica principale e dopo le chiusure hanno difficoltà a sopravvivere, ma questa è un'altra questione. In chiave strettamente epidemiologica c'è necessità di capire dove è possibile limitare i contatti tra persone e di conseguenza la diffusione del virus".

L'unico modo per tornare alla quasi normalità è continuare a ritmo sostenuto con la campagna di vaccinazione. A tal proposito, Galli ha sottolineato che "dai risultati di uno studio condotto in Qatar, emerge che il vaccino Pfizer è efficace al 97,4% contro i casi gravi di Covid, contro il rischio cioè di finire in terapia intensiva o al cimitero. Inoltre si evince che 14 giorni dopo il richiamo il vaccino Pfizer è efficace all'89,5% contro la variante inglese e al 75% contro la variante sudafricana". Per questo si deve accelerare: "Le somministrazioni – ha concluso – sono un po' al di sotto del previsto:  dobbiamo colmare un disavanzo rispetto alla situazione britannica di oltre 30 milioni di dosi somministrate e l'aritmetica non è una opinione: anche a mezzo milione di somministrazioni al giorno, ci vogliono 60 giorni".