Licenziata per non aver battuto 2 prodotti, la cassiera del supermercato: “Le clienti cambiarono codici a barre”

Il Tribunale del lavoro di Modena ha confermato il licenziamento della dipendente della Coop di Modena per non aver battuto il codice a barre di due prodotti, uno scolapasta e una pentola wok di un valore complessivo di circa 30 euro. Per il giudice, alla base del licenziamento ci sarebbe "il comportamento della dipendente" e non il valore dei prodotti.
La dipendente ha raccontato ai media una realtà "molto più complessa" di quella emersa dal fermo immagine delle telecamere del supermercato nel modenese. I fatti risalgono al 2024, ma la donna aveva impugnato il licenziamento davanti ai giudici del lavoro che nei giorni scorsi hanno rigettato il ricorso, condannandola al pagamento di 1500 euro di spese legali.
Secondo quanto racconta la donna, il gesto sarebbe stato compiuto con buone intenzioni. "Le clienti presenti al momento dei fatti – ha sottolineato – erano note per diversi tentativi di raggiro e avevano manomesso i codici a barre dei due prodotti". "Le ricostruzioni dipingono una realtà parziale, quasi come se fossi complice. Nessuno ha evidenziato che le due clienti erano note per cose del genere e noi cassiere siamo state spesso costrette a sventare i loro tentativi di furto. In cassa c'era la consueta e forte agitazioni che queste situazioni comportano quotidianamente per un dipendente".
La lavoratrice, che ha voluto intervenire in anonimato, ha sottolineato che ai due oggetti in questione era stato apposto un codice a barre di altri prodotti con un valore irrisorio. Gli unici due, secondo quanto emerso dagli accertamenti del supermercato. La manomissione, secondo la cassiera, sarebbe stata tale da non emergere neppure durante le verifiche successive, quando si è provato a ripassare gli articoli.
"Che senso avrebbe avuto per me decidere di non passare solo quei due articoli, truffaldinamente alterati dalle clienti? Se fossi stata d'accordo con loro, avrei scansionato i codici falsi, facendo pagare loro pochi centesimi. Non passarli mi avrebbe solo esposto al controllo del vigilante".
L'ex dipendente si è detta dispiaciuta dall'accaduto e dalla reazione dell'azienda. "La società ha scelto di colpire me, che avevo 20 anni di servizio, basandosi su una presunta volontà dolosa in un momento di estrema confusione. Con questo comportamento, il supermercato ha finito per tutelare le due presunte truffatrici". L'avvocata che segue la lavoratrice, Gabreilla Cassibba, ha fatto sapere di non voler far cadere la vicenda.