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L’avvocato Nikolaus Chizzali abbandonato dai familiari in un maso, in 8 a processo: si indaga su un’altra morte

L’8 maggio si terrà l’udienza preliminare per il caso Nikolaus Chizzali, l’avvocato deceduto nel 2022 dopo essere stato abbandonato dai familiari in un maso. In 8 sono indagati per la morte del legale.
A cura di Gabriella Mazzeo
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È in programma l'8 maggio l'udienza preliminare per il caso di Nikolaus Chizzali, l'avvocato deceduto il 27 ottobre 2022 dopo essere stato isolato dalla moglie e dagli amici, incentivandolo ad abbandonare le cure tradizionali che stava seguendo in favore dell'omeopatia. La Procura ha anche riaperto l'indagine sul decesso del familiare di una delle 8 persone indagate per la morte di Chizzali, sospettando che i fatti si siano verificati in circostanze simili.

L'uomo, che lavorava come conducente di un autobus, avrebbe lasciato in eredità ai familiari proprio il maso di Castelrotto nel quale, 4 anni dopo, Chizzali è stato rinchiuso per gli ultimi mesi della sua vita. Per la Procura, i familiari indagati avrebbero messo in atto pressioni e violenze psicologiche portando l'avvocato a uno stato di vessazione e subordinazione tale da costringerlo a vivere secondo le loro regole, impedendogli di avere contatti con amici e perfino con la moglie, alla quale avevano fatto credere che l'avvocato avesse deciso di troncare la loro relazione.

Tre anni prima del decesso, Chizzali era stato ricoverato per una sospetta trombosi a una gamba. Per la Procura, sarebbe stato raggiunto in ospedale dai familiari che gli avrebbero fornito false informazioni sul suo stato di salute, convincendolo a non assumere i medicinali che gli erano stati prescritti. Due di loro l'avrebbero convinto a intraprendere un percorso di cura alternativo alla medicina tradizionale.

L'avvocato si sarebbe poi "ritirato" nel maso di Castelrotto, dove è stato lentamente isolato dalla sua rete di contatti, privandolo del cellulare e sostituendosi a lui nella gestione degli affari e delle scelte di fine vita. I parenti indagati sarebbero arrivati al punto di contraffare un documento con il quale Chizzali avrebbe scelto di rinunciare al ricovero in ospedale per avvalersi della terapia omeopatica.

La moglie e un amico avrebbero cercato per tutto il tempo di incontrare l'avvocato per farlo ragionare. Per tre mesi gli otto indagati avrebbero evitato di raccontare ai due le reali condizioni di Chizzali, che nel mentre non veniva assistito nell'alimentazione, nell'idratazione e nell'igiene personale.

Le forze dell'ordine sono riuscite a interrompere la segregazione del legale con un blitz del 22 ottobre. Le autorità, insieme ai sanitari, sono entrate in casa per un accertamento sanitario obbligatorio nonostante i tentativi degli indagati di ostacolare l'operazione. Chizzali è morto dopo una settimana in ospedale per uno shock settico con insufficienza multi-organo.

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