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4 Febbraio 2013
12:45

Laureati, più della metà si è trasferito per trovare lavoro

Sono i risultati venuti fuori da un’indagine svolta su circa 6mila giovani laureati dal dipartimento di sociologia dell’università Cattolica e dal Consorzio Alma Laurea per la Fondazione Sussidiarietà.
A cura di Antonio Palma
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Il 53% dei giovani laureati in Italia ha accettato di trasferirsi per trovare lavoro. E’ quanto emerge dal rapporto “Sussidiarietà e neolaureati e lavoro” condotto dal dipartimento di sociologia dell'Università Cattolica e dal Consorzio AlmaLaurea per la Fondazione Sussidiarietà. L’indagine campionaria è stata svolta su 5730 giovani laureati da quattro anni in tutte le facoltà e oggi occupati in diverse attività lavorative. I risultati smentiscono categoricamente  la fama di bamboccioni dei giovani italiani visto che più della metà degli intervistati ha trasferito la propria residenza in un'altra città o accettato lunghi trasferimenti casa-lavoro con l’obiettivo di trovare un’occupazione. Gli uomini sono quelli che hanno accettato di più la mobilità, mentre tra i vari laureati sono gli ingegneri quelli che più spesso si trasferiscono per lavoro. Tra i giovani laureati quelli che si spostano di più sono  i residenti al centro sud, circa il 60% contro il  50% di quelli residenti al nord.

Spostarsi però sembra conveniente economicamente, almeno sul salario. Secondo la ricerca infatti i giovani laureati che si sono adattati maggiormente, oggi  guadagnano in media 100 euro in più al mese e coloro che già nel periodo universitario o subito dopo hanno svolto master o stage hanno un guadagno superiore a chi è stato immobile. L’indagine identifica vari tipi post-universitari, tra i quali emergono i “precari in cerca di gloria”, che sono il 39,6%, e gli “adattivi ma deboli”, che rappresentano il 34,8%. I primi in pratica hanno contratti a tempo determinato, ma mostrano grande disponibilità ad adattarsi ai tempi e ai luoghi di lavoro, infatti hanno già cambiato tre lavori. Di solito provengono da famiglie di ceto medio-basso e oggi guadagnano 1.265 euro al mese. Gli “adattivi ma deboli” sono invece quelli che oggi sono flessibili, ma che durante il periodo della laurea sono stati poco attivi . Sono soprattutto donne che vivono e lavorano al Nord e non hanno fatto stage né esperienze all'estero. Anche loro provengono da famiglie di ceto medio-basso e sono occupati a tempo determinato e guadagnano 1212 euro al mese.

I più pagati le “élites intraprendenti” – Tra gli altri tipi ci sono anche le “élites intraprendenti”, sono il 14,5%, sono figli del ceto dirigente del Nord. Questi  sono laureati in materie politico-sociali, economico-statistiche o ingegneria, hanno master o dottorati di ricerca e hanno conseguito la laurea in tempi brevi con voti superiori alla media e guadagnano più degli altri, 1352 euro al mese. Infine ci sono i “rassegnati” che sono l'11,1%, in maggioranza donne del nord Italia. Sono quelli che guadagnano di meno , 1164 euro al mese, e si sono laureati tardi. Provengono da famiglie di ceto medio e trovano la laurea poco efficace rispetto al lavoro trovato .

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