La storia della donna bloccata da 3 anni su una minuscola isola delle Cook per un problema burocratico

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Ingannata da un falso consulente, non può più lasciare le Isole Cook perché Nuova Zelanda e Australia le negano il visto di scalo. Da tre anni Ruchira è prigioniera in paradiso, impossibilitata a volare a casa anche solo per transitare in aeroporto.

Ruchira Ranasingha, cittadina cingalese di cinquant'anni, è bloccata da tre anni nelle Isole Cook perché Nuova Zelanda e Australia le negano il visto di transito per volare a casa. Un errore burocratico su consiglio di una finta agenzia l'ha privata di qualsiasi via di fuga aerea dall'atollo.

La vicenda di Ranasingha, ha inizio nel 2018, quando la chiusura della sua attività tessile e la perdita del marito la spingono a emigrare prima a Hong Kong e poi, a fine 2022, in Nuova Zelanda. Entrata nel Paese con un visto turistico, avvia una richiesta di asilo per sottrarsi alle minacce dei creditori in patria,ottenendo un permesso temporaneo di lavoro.

Quando un ristorante le offre un contratto a lungo termine con sponsorizzazione, la normativa si frappone: chi ha una domanda di protezione aperta non può convertire il titolo di soggiorno rimanendo sul territorio. Su suggerimento di un'agenzia privata di consulenza migratoria, la donna accetta di uscire temporaneamente dalla Nuova Zelanda per inoltrare la richiesta dall'estero, atterrando nelle Isole Cook. È l'inizio dell'incubo: la nuova domanda di visto viene respinta e l'uscita dai confini fa decadere automaticamente la sua tutela d'asilo.

Il labirinto dei visti di transito tra Nuova Zelanda e Australia

Consigliata dalla stessa intermediaria di rinunciare e rientrare definitivamente in Sri Lanka, Ranasingha acquista un biglietto aereo, ma al gate le viene impedito l'imbarco: per salire su quel volo serve un visto di transito neozelandese. Sia la Nuova Zelanda sia l'Australia respingono ripetutamente le sue richieste di scalo, ritenendo non credibile l'intenzione di un semplice transito dopo il pregresso tentativo di asilo. A nulla servono i suoi appelli disperati, inclusa la disponibilità a farsi scortare a bordo pur di riabbracciare l'anziana madre malata e il figlio prossimo alle nozze. Le uniche rotte alternative dall'arcipelago, via Hawaii o Tahiti, richiedono la rilevazione preventiva dei dati biometrici: un passaggio che la donna potrebbe completare esclusivamente presentandosi di persona negli uffici consolari situati proprio in Nuova Zelanda.

La vita sospesa nel Pacifico e l'intervento della diplomazia

Da tre anni la donna vive come ospite forzata nelle Isole Cook. A garantirle la sopravvivenza quotidiana sono la solidarietà della popolazione locale e la direzione di un albergo, che le ha concesso una stanza e una macchina da cucire con cui svolgere piccoli lavori di sartoria. Nonostante l'aiuto della comunità, la reclusione geografica a tempo indeterminato e il prosciugamento dei risparmi hanno logorato la sua salute fisica e mentale. Mentre c'è chi denuncia i pericoli posti da consulenti migratori improvvisati e privi di scrupoli, il ministero degli Esteri dello Sri Lanka ha avviato un dialogo formale con le autorità di Wellington per istituire un corridoio umanitario e consentirle finalmente il rientro a casa.

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