La sorella di Eleonora Guidi, uccisa dal compagno: “Lo hanno visto in giro per Rufina, temo per mio nipote”

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Elisabetta ed Eleonora Guidi
Per l’omicidio di Eleonora Guidi avvenuto a Rufina oltre un anno e mezzo fa non è ancora iniziato un processo. La sorella Elisabetta attraverso Fanpage chiede che vengano rivalutate le condizioni dell’ex accusato del delitto e le misure restrittive per la tutela del figlio minore della coppia.

A oltre un anno e mezzo dall'omicidio di Eleonora Guidi, il caso torna al centro dell'attenzione giudiziaria. Gli avvocati Solange Marchignoli ed Esther Lettieri, che assistono i familiari della vittima, hanno depositato al Tribunale di Firenze due istanze, con le quali chiedono di rivalutare le condizioni di Lorenzo Innocenti, l'ex compagno della trentaquattrenne, accusato del delitto e per il quale il procedimento è stato sospeso a causa dell'incapacità di partecipare coscientemente al processo.

"Ci sono dei nuovi elementi, tra cui filmati, annotazioni cliniche e informazioni sul percorso riabilitativo dell'indagato, alla luce dei quali sarebbe necessaria una verifica aggiornata del suo stato di salute. Una condizione, quella attuale, che potrebbe aprire nuovi scenari e renderlo compatibile con lo svolgimento del procedimento penale", spiega Marchignoli.

"Nelle istanze sollecitiamo inoltre il giudice a riesaminare la misura della libertà vigilata per un inasprimento a tutela dei familiari della vittima, specialmente del figlio della coppia. Abbiamo chiesto di verificare alcune segnalazioni relative alla presenza dell'indagato sul territorio di Rufina, che preoccupano la famiglia Guidi per la sicurezza del bambino".

Elisabetta, la sorella di Eleonora Guidi, attraverso Fanpage.it chiede che le istanze vengano accolte e che alla famiglia arrivino risposte concrete. La trentaquattrenne è stata uccisa a Rufina l'8 febbraio 2025. Secondo l'accusa, Innocenti l'avrebbe colpita con ventiquattro coltellate, per poi lanciarsi dal balcone. In casa c'era anche il figlio della coppia.

Innocenti sarebbe stato visto in giro per il paese, vi sono arrivate delle segnalazioni…

"Sì, una persona lo ha scritto su un gruppo WhatsApp del Comitato Giustizia per Eleonora, del quale però io non faccio parte. Contemporaneamente, nell'arco di circa venti minuti, due persone hanno detto di averlo visto. In tutto sono tre persone che hanno riferito della sua presenza in paese. Lui è in libertà vigilata, con il solo obbligo di cura presso una struttura, per il resto del tempo è libero".

Avete chiesto una rivalutazione dell'imputabilità di Innocenti e dei provvedimenti a suo carico

"Sì, anche alla luce del suo diario clinico. Siamo preoccupati per come parla del minore: dice di sognarlo e di esserne ossessionato. Non dormo serenamente, perché penso che non siano state prese tutele sufficienti. Quando mi sono recata alla caserma dei carabinieri in lacrime, perché avevo paura che succedesse qualcosa al bambino, mi è stato detto che non potevano fare niente. La cosa che più dispiace è che nessuno sembra ricordarsi di questo bambino, vivo per miracolo, al di fuori della sua famiglia. Mai una volta si è parlato realmente della sua sicurezza. Noi non conosciamo quali fossero le intenzioni di quest'uomo e proprio per questo il bambino dovrebbe essere tenuto in considerazione".

Oggi che cosa chiedete come familiari, alla luce delle nuove segnalazioni e degli aggiornamenti emersi?

"Che si prosegua nel cercare la verità sull'omicidio di Eleonora e che la situazione venga rivalutata alla luce dei nuovi elementi. Non vogliamo vendetta ma giustizia, perché mia sorella è sottoterra. Continuiamo a vivere in questa situazione di attesa estenuante: se ci fosse un processo con una sentenza, allora forse potremmo iniziare a elaborare il lutto".

Cosa pensa che manchi ancora per capire fino in fondo che cosa è successo a tua sorella?

"Tante cose. Manca il movente. Io avrei tante cose da dire, ma non spetta a me fare le indagini. Sono stata sentita quindici mesi dopo l'omicidio. Ci sono tante persone che, secondo me, avrebbero dovuto essere ascoltate. Io mi sono fatta un'idea di cosa è successo leggendo il telefono di mia sorella, ma resta una mia impressione. Non so cosa sia accaduto il giorno in cui è stata assassinata, mentre preparava il caffè. Mia sorella raccontava che litigavano spesso e si chiedeva come fosse possibile che nessuno sentisse le discussioni. Lei aveva detto a più persone che litigavano frequentemente. Eppure è stato riferito che nessuno li aveva mai sentiti litigare".

Come hai vissuto la sospensione del procedimento dopo la perizia che lo ha ritenuto incapace di affrontare il processo?

"Capisco che in Italia, per sostenere un processo, una persona debba essere in grado di comprenderlo e di difendersi. Però mi chiedo ogni giorno cosa significhi concretamente. Ci sono immagini nelle quali lui utilizza un cellulare, si accorge della presenza di una persona, mette il telefono in tasca e si allontana; durante un'udienza ha risposto alle domande del giudice, ricorda le date di nascita e sviluppa ragionamenti articolati. Nel diario clinico si legge che legge libri, anche in lingua straniera. Gioca a carte, svolge numerose attività e chiede di fare attività fisica. Cosa deve fare una persona per essere ritenuta capace di affrontare un processo?"

Che ricordo hai di tua sorella e che cosa ti manca di più di lei?

"Di Eleonora ho soprattutto ricordi divertenti, ridevamo tantissimo insieme e ci capivamo al volo. Avevamo un bel rapporto, quando è nata avevo dieci anni e mi prendeva come esempio in molte cose. La cosa che mi dispiace di più è il tempo che non abbiamo trascorso insieme perché le nostre vite, a un certo punto, hanno preso strade diverse; quel tempo non vissuto con lei purtroppo non lo recupererò più".

Conclude l'avvocato Marchignoli: "Dentro gli atti di un procedimento ci sono vite spezzate, affetti e un bambino che ha diritto di crescere protetto. La giustizia non può cancellare il dolore, ma può aiutare a dare un senso a questa attesa, restituendo alla famiglia di Eleonora la possibilità di guardare al futuro con qualche certezza in più. È questo che chiediamo, con rispetto e fiducia nelle istituzioni: che non si smetta di cercare la verità e che la tutela di chi è più fragile resti sempre al centro di ogni decisione".

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