"Il commissario straordinario per l'emergenza epidemiologica Covid-19, il dottor Domenico Arcuri, mi ha appena informato che le mascherine contenute in involucri che riportavano la dizione maschere Ffp2 equivalenti, inviati dalla Protezione Civile non sono dispositivi autorizzati per l'uso sanitario dalla Protezione Civile": in una lettera ai presidenti degli ordini regionali dei medici chirurghi e degli odontoiatri, il presidente della federazione nazionale, Filippo Anelli, comunica che le mascherine arrivate non sono idonee all'utilizzo in ambito sanitario. "Vi chiedo, quindi, di sospendere immediatamente la distribuzione e l’utilizzo di quanto ricevuto, informando nel contempo eventuali medici o strutture che ne fossero già in possesso", si aggiunge.

Le polemiche sulle mascherine, che continuano ad essere carenti nonostante sia passato più di un mese dall'inizio dell'emergenza sanitaria, non sembrano destinate a finire. Ieri, durante la consueta conferenza stampa della Protezione Civile, Arcuri aveva annunciato di aver consegnato Dispositivi di protezione individuale (Dpi) anche negli ospedali. La carenza di mascherine, infatti, continua a registrarsi anche in ambito sanitario: un fattore particolarmente grave che pesa su medici e infermieri, moltissimi dei quali sono stati contagiati. "Abbiamo consegnato ieri quantità sufficiente di mascherine anche all’Ordine dei medici. Devono essere dotati di un magazzino di scorta in modo da poter aggiungere dotazioni a loro destinate", aveva detto Arcuri. Ma ora sembrerebbe che il materiale consegnato sia inutilizzabile.

Le mascherine inviate possono essere usate dai medici

Ci sono diverse tipologie di mascherine. Le Ffp2 (così come le Ffp3) sono mascherine professionali, che filtrano l'aria e proteggono dal virus. Sono quindi i dispositivi usati in ambito sanitario, che devono indossare medici e infermieri, costantemente a contatto con persone infette da coronavirus, per evitare di essere contagiati. Sono quindi diverse dalle mascherine chirurgiche, quelle monouso, che evitano che la persona positiva al Covid-19 diffonda il virus, ma non impediscono il contagio.

A definire quali mascherine possano essere utilizzate in ambito sanitario sono delle indicazioni del ministero della Salute, che affermano:

I facciali filtranti (mascherine FFP2 e FFP3) sono utilizzati in ambiente ospedaliero e assistenziale per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni (anche da trasmissione di infezioni da goccioline e aerosol), sono certificati ai sensi di quanto previsto dal D.lgs. n. 475/1992 e sulla base di norme tecniche armonizzate. La norma tecnica UNI EN 149:2009 specifica i requisiti minimi per le semimaschere filtranti antipolvere, utilizzate come dispositivi di protezione delle vie respiratorie (denominati FPP2 e FPP3), ai fini di garantirne le caratteristiche di efficienza, traspirabilità, stabilità della struttura attraverso prove e test tecnici.

Le mascherine inviate dalla Protezione Civile all'ordine dei medici non avrebbero quindi la certificazione necessaria per essere utilizzate negli ospedali.

Le polemiche sulle mascherine

Continuano quindi le polemiche sulle mascherine. Il commissario Arcuri ha rivendicato l'aumento nella fornitura di Dpi: "Siamo passati in una settimana da 330.000 a 2,4 milioni di mascherine al giorno. Il periodo più difficile è alle spalle", ha detto sottolineando che dall'inizio dell'emergenza, circa un mese fa, sono state distribuite circa 39,3 milioni di mascherine. Ma il fabbisogno nazionale mensile è di oltre novanta milioni. "Io sono il Commissario italiano all'emergenza, non il nuovo padrone del commercio mondiale. Ho il potere di requisire in Italia e lo sto esercitando pienamente. Non senza polemiche e con tante difficoltà", ha aggiunto.

Ma le Regioni continuano a lamentare un arrivo minimo di mascherine a fronte dei numeri che richiederebbe l'emergenza. E spesso i dati della Protezione Civile non coincidono con quelli registrati nei territori. Una situazione che non facilita il lavoro di ospedali e strutture sanitarie, in prima linea nella lotta al coronavirus. Medici e infermieri si ritrovano a combattere l'epidemia senza il materiale precauzionale per farlo, finendo troppo spesso per infettarsi a loro volta. Sono in molti a puntare il dito contro il governo, accusandolo di essersi mosso troppo tardi. Infatti, il Piano pandemico nazionale approvato dal ministero della Salute prevederebbe che già nella prima fase di un'epidemia di tale portata, ancora quando il rischio per l'uomo è ancora ridotto, si debba procedere a formare "una riserva nazionale di Dpi e altri supporti tecnici per un rapido impiego nella prima fase emergenziale". Ma ciò non è stato fatto: il 31 gennaio il governo ha dichiarato lo stato d'emergenza per i sei mesi seguenti, ma solo il 9 marzo è stata lanciata a gara Consip per ricorrere all'acquisto urgente di Dpi.