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28 Febbraio 2011
13:36

La morte di Yara scatena Facebook: gruppi chiusi dopo le segnalazioni

Nasce un gruppo su Facebook dopo il ritrovamento di Yara Gambirasio e la polemica si infiamma: tra perbenisti e giustizieri, il popolo della rete si confronta con toni accesi sul caso.
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In seguito al ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio, scomparsa la sera del 26 novembre da Brembate di Sopra (BG), il numero di post, link e condivisioni su Facebook, il social network più frequentato del momento, è stato esorbitante. Il popolo della rete ha salutato la giovane atleta bergamasca, il cui corpo è stato ritrovato in un campo a Chignolo, condividendo pensieri, aforismi, foto e confrontandosi sui diversi gruppi dedicati a lei e, attivi fin dalla sua scomparsa.

Come spesso accade in queste circostanze, non sempre tutti gli utenti sono guidati dal buonsenso e la voglia di fare notizia e clamore è più forte del rispetto che si dovrebbe avere nei confronti di una comunità e dei due genitori Fulvio e Maura Gambirasio, trafitti dal dolore. A tal proposito, nelle ore successive al ritrovamento, è stato fondato un gruppo su Facebook: “Yara Zombie – Anche i morti ballano”, nella descrizione del gruppo si legge:

Prossimamente nelle migliori sale cinematografiche la triste vicenda di Yara, la campionessa IndeFESSA. La sua promettente carriera non ha fine, nonostante abbia accettato le famose caramelle da uno sconosciuto. Preparatevi ad un suo imminente ritorno, nella rivisitazione del famoso pezzo di un altro morto eccellente. Vedremo Yara interpretare la parte che fu di MJ nel video che lo rese celebre: Thriller. Con la partecipazione straordinaria di Barbara D’Urso.

In effetti, è proprio l’utente “Barbara D’Urso”, un evidente fake della conduttrice televisiva, uno tra i più attivi iscritti al gruppo, che dopo diverse segnalazioni ha deciso di cambiare il nome del gruppo Facebook in “Caso Yara: Tra falso buonismo e moralismo bigotto”, per poi essere chiuso definitivamente stamattina. L’utente “Barbara d’Urso” ad un messaggio risponde così: “Quelle persone vogliono bene a Yara e voi cosa fate in internet? perdete solo tempo invece che andare a vedere il suo cadavere”. Sono chiari i riferimenti al via vai di gente che, per curiosità o per manifestare la propria vicinanza, da ieri si recano sul luogo dove è stato rinvenuto il cadavere. Una circostanza non troppo lontana da quanto successe per il caso Scazzi, quando la cittadina di Avetrana diventò una meta gettonatissima del turismo dell’orrore.

Nella descrizione del gruppo, ormai chiuso, si leggeva:

Bene, se siamo giunti fino a questo punto è perché l'obiettivo degli amministratori del gruppo stato raggiunto. E cioè dimostrare la totale ipocrisia degli iscritti allo stesso, che riescono a piangere solo su direttiva di mamma televisione. E solo per i casi più eclatanti, vedi Taricone, Scazzi, etc.. Ma per i migliaia di morti in Libia, per i bambini che ogni giorno muoiono di fame o vengono maltrattati, gli operai che muoiono quotidianamente sul lavoro per portare a casa la pagnotta, nessun pensiero. Come se scrivere un pensiero o condividere un link buonista possa bastare a farvi guadagnare un posto in paradiso. Come al solito, ora ci sono molte persone indignate per sto gruppo, ma non indignate per la speculazione mediatica che ne fanno Barbara D'Urso e company. Ma, come accaduto per Sarah Scazzi, tra una settimana avrete già dimenticato tutto. E farete così morire Yara una seconda volta. I miei complimenti, il "bene" trionfa sempre.

Un gruppo, questo secondo, che ha fatto discutere, non tanto nelle intenzioni quanto nei modi: l’obiettivo era smascherare quanti si celino dietro la tipica ipocrisia e il perbenismo italiano che, viziato anche dalla tv sempre più a caccia di spettacolo piuttosto che di fatti, piange le vittime celebri dimenticandosi di quanti invece soffrono e muoiono nell’indifferenza generale. Per farlo, però, non sono state lesinate battute di cattivo gusto e sfottò vari. Ancora non si comprende, inoltre, se la mission alla base del nuovo gruppo sia stato un escamotage per far sì che gli amministratori potessero avere delle attenuanti per la loro presunta malafede oppure se si sia trattato di un vero e proprio fraintendimento e Shirubia Khmaey Krahom, MonsieurChaplin Verdoux, Mya HallucinogenMorphine, Kostante Acida e Stephanie Steph Ferri, i profili dietro ai quali si celavano le identità degli amministratori del gruppo, siano degli opinabili giustizieri in buona fede.

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