Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una nostra lettrice:

"Mi chiamo Chiara, vivo a Montesilvano, in provincia di Pescara, e ho 27 anni. Sono felicemente la compagna di Matteo, 29 anni, da 3 anni. Da un anno e mezzo circa siamo genitori di Alessandro, un bambino stupendo. La nostra é una storia particolare, di due linee parallele che ad un certo punto, a discapito di ogni regola matematica, si incontrano.

Io ho perso mio fratello Giuseppe nel 2006. Aveva 21 anni ed è morto per overdose. Giuseppe si drogava da 5 anni. Avevo 14 anni, l'ho trovato esanime insieme a mia madre una domenica mattina di dicembre. Quel giorno ha cambiato per sempre la mia vita. E proprio quel dolore mi ha dato la forza per realizzare grandi cose. Giuseppe era di 8 anni più grande di me e da quando i miei si sono separati, io ero piccolissima, avevo 6 anni, lui si è preso cura delle sue donne: di mia madre, di mia sorella e di me, che ero la più piccola. Anche quando la droga annebbiava la sua vista, lui a suo modo c'era. Dal giorno del suo decesso mi sono data da fare. Ho scritto un libro per ricordarlo, che ha venduto 600 copie, e con il ricavato ho fatto una missione in Africa, precisamente in Camerun, dove ho contribuito a realizzare la costruzione di alcune scuole e aiutato un dispensario che distribuisce medicinali per mamme e bambini.

Mi sono sempre battuta contro le droghe. In tantissime scuole, in tv, nel carcere minorile di Nisida per raccontare che la vita va vissuta senza finzione. Poi un giorno su Facebook, per caso, ho conosciuto Matteo. Avevo letto un articolo pubblicato dalla comunità di San Patrignano che raccontava la sua storia, del suo percorso e della sua carriera, perché era diventato odontotecnico. L'ho contattato e dopo pochi giorni ci siamo visti e innamorati semplicemente presentandoci con una stretta di mano.

Matteo è un ex cocainomane che ha pagato. Che si è riscattato e che ha capito il vero senso della vita, che ha capito che sbagliare è umano, ma rimediare ti fa uomo. Ha fatto un percorso bellissimo di 5 anni, restando anche a disposizione della comunità. Siamo rimasti in rapporto con loro e spesso li raggiungiamo. Abbiamo anche passato un Natale lì, per me il primo ed è stata una delle giornate più emozionanti della mia vita. È stata dura, ma siamo qui. E ci saremo sempre. Per nostro figlio, per altri figli che verranno. Per gli altri. Per raccontarci. Per emozionare. E per lanciare un messaggio di speranza. Non ci eravamo mai visti prima, eppure avevamo un passato simile. Nel 2006 mio fratello moriva e a Foggia Matteo, ignaro del nostro destino e del suo, iniziava a drogarsi. Due storie parallele che ci hanno fatto innamorare. Siamo sicuri di poter raccontare ai nostri figli favole bellissime, fatte di speranza, senza il vissero felici e contenti per sempre, perché a noi piace vivere adesso, ora".

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